Viviamo in un mondo dove riceviamo inviti
- per andare a bere un caffè,
- o a fare shopping,
- o al cinema,
- all’evento XY,
- o magari a fare una passeggiata,
- perfino una qualche “gita fuori porta”,
ma come sarebbe se qualcuno ci chiedesse:
“Vuoi venire nel Bosco con me?”
Tu, chi porteresti nel Bosco con te?
Comincia a pensarci su, la prossima volta te lo chiederò di nuovo e ti dirò perché è una domanda importante e molto più profonda di quanto non sembri.
Oggi però, è finalmente arrivato il momento di entrare nel Bosco
- dopo esserci arrivati – un passo dopo l’altro, attraversando decine di Territori diversi – Conche, Pianure, Montagne, Colline… – ciascuno con i suoi “compiti” e le sue esperienze specifiche, che ci hanno permesso di elaborare risorse, disotterrare Tesori e lasciare andare carichi o equipaggiamenti che avevano fatto il loro tempo…
- dopo aver capito cosa sono le Soglie – e esserci domandati se era davvero arrivato il momento di andare al di là e cosa quell’attraversamento ci stava invitando a fare: appenderci alle corde penzolanti del ponte tibetano distrutto, saltare sulle pietre affioranti del torrente fino all’altra riva, trasformare le pinne in zampe, dare da mangiare ai coccodrilli perché se ne stessero buoni intanto che attraversavamo il ponte sopra il fossato…
E finalmente eccoci lì, davanti a questo fitto insieme di alberi…
Anzi, dimmi subito , è fitto?
Come lo vedi tu?
Com’è questo Bosco per te?
Folto, denso, pieno o rado, arioso, aperto?
Con pini, abeti e larici, o con gli intensi colori del foliage,
o magari bianco di neve?
Perché, come immaginerai bene, i Boschi non sono tutti uguali, non solo perché ciascuno ha il proprio, unico e irripetibile, ma anche perché nel tempo, molto probabilmente, cambierà di aspetto;
certamente lo farà via via che lo conosceremo meglio e ci permetteremo di esplorarlo, di andarci spesso, scoprendo anfratti che all’inizio non vedevamo affatto… e si popolerà.
Sì, perché il Bosco è certamente un luogo intimo, il più intimo di noi, anche se per vederlo in questo modo ci vorrà un bel po’ di coraggio e un mucchio di saggezza, che ci guadagneremo tornandoci più volte, restandovi a lungo, girovagando e interrogando chi o cosa vi troveremo – invitante o no che sembri.
Certamente, più facile sarebbe basarsi su ciò che dicono tutti, pensando che sia l’unica verità possibile (evviva l’omogenizzazione), ma noi di LilaVAR siamo qui perché, al contrario, crediamo che valga la pena esplorare direttamente i nostri territori interni e il Bosco è certamente uno dei più profondi e segreti.
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Le interpretazioni più diffuse (per lo più psicologiche e molto poco archetipiche) definiscono il Bosco come:
- un luogo oscuro, ombroso, intricato, perfino freddo
- un luogo di solitudine e isolamento
- un luogo dove prevarrà la paura di perderti – perdita dell’orientamento, perdita del sentiero, girovagare in tondo all’infinito, non sapere come uscirne…
- un luogo dove prevarrà la sensazione di minaccia – degli animali selvatici, per esempio, per lo più predatori come i lupi, gli orsi, ma anche i serpenti, certi rapaci o degli insetti giganti…
- un luogo dove si aggirano briganti e fuorilegge, per non parlare di spiriti, demoni, gnomi dispettosi e cose così…
Ma… davvero?
È davvero questo che pensi (e senti) quando pensi a un Bosco?
Io no, in nessunissima maniera.
Ma al di là di quello che penso io, ecco un bell’esempio di cosa significa basarsi sugli stereotipi invece che sugli archetipi, consultare il Manuale dei Simboli e dei Significati della Psicologia Pop o porsi invece nell’ottica di una Sapienza Esistenziale e, ovviamente, di un’Esperienza diretta e profonda.
♣ L’invito all”Esperienza diretta”, sempre e comunque, è uno dei 14 Principi Fondamentali di LilaVAR♣
Il perché di queste letture tanto terrificanti (e scoraggianti) ha probabilmente a che fare con l’idea di Bosco come “selva oscura”, eletto a luogo principe dell’Ignoto e dell’Ombra; dopodiché associare l’Ignoto e l’Ombra, al malvagio, pericoloso, spaventoso e terribile è un attimo, dico bene?
Ma… davvero? (di nuovo)
È davvero questo che vivi davanti alla parola “ignoto”?
Per non parlare dell’Ombra, un archetipo su cui ritorneremo perché è anche lui diventato più uno stereotipo e anche abbondantemente travisato.
Ti invito a rifletterci perché questo ti rivelerà qualcosa di fondamentale riguardo a te stesso, a come ti relazioni alla vita e al tuo mondo interno e dunque, giocoforza, alla tua Vera Natura.
Personalmente, il Bosco è innanzitutto un luogo selvaggio. Anche altri luoghi naturali lo sono, ma non tutti, perché – ricordi? – non tutti gli ambienti sono uguali. Certamente non definirei mai “selvaggia” una Conca desertica nel bel mezzo di una pianura arida… eppure, di vita naturale ce n’è tanta anche lì, di un’altra qualità, però (ci torneremo).
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Sai, non è un caso che “selvaggio” e “selvatico” condividano la loro etimologia con “selva”. Se cerchi sul Vocabolario, selvatico – da selva,appunto – significa “ciò che nasce e cresce spontaneamente, anche senza bisogno di cure (domesticamento)” o “che vive in libertà”.
Non male, non credi?
A un primo sguardo non mi sembra vi sia nulla di spaventoso, minaccioso, oscuro e pericoloso a prescindere – sei d’accordo?
Questo non significa che i luoghi selvaggi siano da prendere alla leggera, e non vi siano pericoli e possibili “brutte sorprese” (come nel più urbano degli ambienti, del resto), ma ciò che conta è che vi è davvero tanta vita, tanta rigogliosa, brulicante, florida vita, che cresce spontaneamente e vive in libertà.
Ecco. Allora,
- se il tuo Bosco è un luogo spaventoso e basta, forse vale la pena farsi una domanda
- se dai Boschi, ti tieni lontano, perché sono ombrosi e minacciosi, forse vale la pena farsi una domanda
- se nel Bosco non ci vuoi entrare perché prevale la paura di perderti o di essere attaccato da aggressivi predatori e oscuri figuri, forse vale la pena farsi una domanda
e, in tal caso, capisco perché tu sia restio ad andare in profondità dentro di te, nel Mistero che sei e a andare nel bosco…
Perché…
3. Andare nel Bosco è…
Andare nel Bosco è scegliere di superare la Soglia per entrare in un mondo non ordinato, ma questo non significa caotico e disorganizzato, significa forse imprevedibile, dunque sorprendente, dunque, perché no, stupefacente.
Andare nel Bosco significa lasciare andare la lingua della logica e della razionalità, per recuperare la lingua delle cose naturali e la loro saggezza.Sì, perché, tanto per dire, gli animali, per esempio:
- sanno perfettamente cosa significa mettere dei confini e segnare il territorio
- sanno perfettamente come fare per trovare la cena o un rifugio sicuro
- sanno perfettamente cosa significa isolarsi quando serve e unirsi al branco o cercare il compagno al momento giusto, a chi dire di sì e a chi dire di no
- sanno se è il momento di nascondersi, di scappare o di restare difendendosi fino allo stremo, costi quel che costi
- sanno come seguire le tracce per trovare ciò di cui hanno bisogno…
Insomma, hai capito.
Andare nel Bosco è riconnetterci con la nostra Saggezza Naturale – con i suoi ritmi e le sue ciclicità, con l’istinto delle cose sane, il fiuto del pericolo e l’intuito per ciò che è giusto per noi, per fidarci o proteggerci, per sapere dove andare e quando…
Andare nel Bosco è riscoprire la nostra Natura Selvaggia, ovvero non addomesticata, che non ha paura di non sapere come fare per sopravvivere… (mai la paura della sopravvivenza ha fatto tante vittime come nella nostra epoca, in ambienti urbani, meccanizzati e apparentemente “sicuri”)…
Andare nel Bosco è entrare in un Territorio Sconosciuto che è tale solo perché non ci sei mai andato, e ti può fare paura, sì, ma solo perché non lo conosci, non perché sia un territorio che non ti appartiene o a cui tu non appartieni…
♣ Ecco una “Lettera Aperta ai Viaggiatori di LilaV AR” per prendere confidenza con la Saggezza Naturale e i Poteri Esistenziali ♣
Andare nel Bosco significa accettare l’invito a vivere una vita piena, autentica e unica
- dove l’incertezza è di casa, ma l’istinto ha una voce potente
- dove le cose possono avere confini indistinti, ma gli occhi sanno leggere le sfumature
- dove non esiste il bianco e il nero, ma ciò che è ombroso a volte si illumina e ciò che è luminoso si adombra…
- dove possiamo trovarci a dover rispondere a sfide che non immaginavamo nemmeno lontanamente ma dove sei perfettamente – naturalmente – organizzato per farvi fronte e possiedi tutto quello che ti serve per farlo…
Andare nel Bosco è addentrarsi nella parte più profonda di noi, una delle più profonde, ed è un passaggio necessario se vogliamo percorrere davvero il Cammino verso la Realizzazione del Sé.
Ed ecco perché nel Bosco non ci vai per una scampagnata all’aria aperta
– tanto per distrarti un po’
– tanto per vedere che c’è
– perché sei solo un po’ annoiato della vita di tutti giorni
– perché sembra una cosa figa
– perché ne parlano tanto su quel canale o quel gruppo
– perché si dice prometta una vita felice e risolta…
Tutte attitudini che, più che nel Bosco, ti porterebbero dritti dritti in quello che noi di LilaVAR chiamiamo il Paese dei Balocchi, proprio lì al centro della Penisola delle Grandi Illusioni
ma di questo ne parliamo la prossima volta 😉
♣ Ecco la 2° “Lettera Aperta ai Viaggiatori di LilaV AR” per prendere confidenza con Il Potere del Ritmo e della Ciclicità ♣
