Miti Spirituali e Mito Personale
Una delle cose con cui i Viaggiatori di LilaVAR e tutti coloro che attraversano le Terre Selvagge della Coscienza di Sé si confrontano spesso sono i cosidetti “Miti Spirituali”, ovvero miti come quello dell’Amore Incondizionato, dell’Illuminazione, della Mente Silenziosa della Dissoluzione delle Ego e cose così.
Ce ne sono davvero tantissimi, e di alcuni ne ho parlato nel mio Libro Viaggio a LilaVAR; nel Secondo Volume affronteremo ancora di più questo argomento, perché andremo in profondità su un tema importante della Realizzazione del Sé: quello di trovare e vivere il proprio Mito personale – ovvero, in estrema sintesi, l’unico modo attraverso cui la vita, anche la più comune, si trasforma in una vita ricca e densa di significato, una vita di senso.
Ma è un argomento articolato, che richiede uno spazio diverso da questa breve Lettera. Intanto, però, posso dirti che del “mito personale” e dell’importanza di trovarlo e seguirlo ne ha parlato Jung (per esempio nella sua Autobiografia) poi ripreso da Campbell (esempio in Percorsi di Felicità).
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“Quando l’Epica avrà la meglio sulla Pratica, il Mito avrà la meglio sulla Storia, i Simboli avranno la meglio sugli Oggetti la tua vita diventerà una Vita ricca e densa di significato”
“Viaggio a LilaVAR”: Scopri il tuo mito, vivi il tuo mito
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Ma i “miti spirituali” di cui stiamo parlando qui, non hanno niente a che fare con l’invito a scoprire, esplorare, incarnare e vivere il mito personale.
I “miti spirituali” a cui stiamo facendo riferimento non sono “modelli di senso”, vie tracciate, ispirative, per affrontare i momenti di crisi, bensì, per lo più, coperture di illusioni, favole che ci raccontiamo per non confrontarci con la realtà delle cose, o che ripetiamo a pappagallo perché altri (guru e maestri compresi) ne hanno parlato, di solito inquadrandoli come raggiungimenti, risultati, obiettivi, ideali, a cui dovremmo corrispondere o che dovremmo realizzare in quanto “esseri umani evoluti”.
Di cosa penso su questo tipo di visioni della ricerca interiore ne ho parlato spesso in altri articoli, che ti invito a leggere; qui, invece, vorrei proprio soffermarmi su uno di questi “miti spirituali” di cui si sente tanto parlare, soprattutto in ambito sciamanico, o nelle tradizioni legate all’uso delle piante maestre, ma anche in tutti gli approcci che pongono un forte accento su tecniche o metodi da seguire, magari attraverso una ferrea disciplina, al fine di poter ottenere questo o quel risultato, questo o quel livello “evoluto” di te.
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Tra i più ricorrenti e insidiosi – perché fanno leva su credenze vecchie come il mondo, molto radicate nell’interpretazione che diamo della realtà e di noi stessi, da tempo immemore, sostenute dalle più solide e (considerate) autorevoli tradizioni (spirituali, psicologiche, religiose, filosofiche), ci sono:
- il mito spirituale del cristallo puro che emerge dalla grezza pietra, da forgiare o, ancor più, da estrarre a suon di scalpello e martello, togliendo il superfluo, tagliando via ciò che è disfunzionale, egoico, alla ricerca di un nucleo splendente e intoccato, che parteciperebbe del divino, mentre tutto il resto non sarebbe che polvere, grezza pietra che appesantisce, un “di più” inutile, perdibile, che inquina, che maschera, che nasconde il vero…
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- il mito religioso del meritarsi il Paradiso, mondando questo e correggendo quello, espiando peccati e colpe, trasformando difetti in virtù, lasciando andare tendenze involutive, grossolane, ombrose, demoniache, istintuali e “basse”, inferiori, materiali, per accedere a un Eden “santificato”, purificato, dal quale sei stato cacciato per qualche imperdonabile ragione o scelta che ti porti dietro come una stigmate ontologica, e da cui verrai salvato solo se…
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- il mito motivazionale del riscatto dai bassifondi, perché dal fango nascono i fiori, al cui centro di tutto c’è lo sforzo volitivo, intenzionale, perseverante, che spinge e spinge e spinge, sui limiti, oltre i limiti, le condizioni, gli “svantaggi” di cui saresti carico al posto delle doti super-eroiche di altri “eletti” o più dotati, che devi emulare, per non essere da meno, dimostrando il tuo valore in funzione di questa “risalita” verso condizioni più edificanti, senza mai mollare, attraverso il “duro lavoro”, la disciplina, lo sforzo, la lotta, per arrivare alla fine ad ottenere il tanto desiderato premio o ricompensa (allora, sì, sarai felice e realizzato!).
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Di come questi “miti” siano espressione di un’idea di te come di un’“errore”, o di un “minus” ontologico (comunque sia, così come sei non va bene) ne ho già parlato a iosa (per esempio qui), e certamente, ancora altri se ne potrebbero citare, come già accennavamo all’inizio – il mito dell’Amore Incondizionato, quello della Dissoluzione dell’Io, della Morte dell’Ego, del Silenzio Mentale, dell’Illuminazione come perenne stato beatifico… – ma, insomma, ci siamo capiti.
Torniamo allora a quello che avevo scelto per oggi: il mito dell’”Espansione della Coscienza”.
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L’Espansione della Coscienza è un mito?

Per facilitarci le cose, usiamo l’immagine che vedi qui sopra, decisamente approssimativa e migliorabile, ma che aiuta a chiarire un po’ le cose.
Se ipotizziamo che tutto quello che vedi indicato lì (a titolo di esempio) è Coscienza – di vario tipo, a vari gradi – che si manifesta in diverse forme (che spesso chiamiamo “mente”, anche perché ne facciamo esperienza come di fenomeni non corporei, che traduciamo poi in linguaggio (verbale, ma non per forza) – comprenderai subito come la questione non sia tanto che la Coscienza si espande, bensì che sei tu ad accedere a diversi tipi di manifestazione della realtà, che sono già lì, tutti disponibili dentro di te o “attraverso” di te, sebbene, può darsi, non li riconosci, non ne sei consapevole, gli attribuisci altri nomi, ragioni o cause, e certamente ancora non hai compreso di cosa si tratta.
Ma poi, quel giorno in cui li vedi per quello che sono, arriva. Et voilà, la tua visione si amplia, come se avessi un nuovo cannocchiale, come se avessi aperto la finestra, come se avessi raggiunto la cima di una montagna, da cui osservi una terra estesa che si perde a vista d’occhio…
Ecco.
In tal senso, allora, potremmo dire, a uso puramente descrittivo, che, sì,
• c’è la Coscienza dell’Io (l’identità, ritenere di essere un qualcuno, il me),
• c’è la Coscienza della sfera psicologica (copioni, schemi, personaggi, comportamenti),
• c’è la Coscienza della Psiche profonda e della Matrix (archetipi, potenziale, campo informazionale e realtà emergente),
• c’è la Coscienza del piano assoluto (intelligenza pura),
• c’è la Coscienza della Coscienza (l’inesprimibile, il Mistero, dove la mente non arriva…)
tuttavia, in questo modo, non stiamo descrivendo livelli, bensì solo “forme”, tipologie attraverso cui quell’Unica Coscienza che siamo e che sta al fondo di tutto si esprime
• tutto sullo stesso piano (non ce n’è una più alta, o più evoluta, o più vera, o migliore delle altre)
• e tutto contemporaneamente (non una prima e una dopo, o solo se avrai compiuto questo o quello, per accedere a quel “livello” e a quella opportunità di manifestazione).
Comprendi?
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Da un lato, ogni “Coscienza”, ognuno di questi “ambiti”, ognuno di queste tipologie o forme, che per praticità qui abbiamo chiamato “Terre”, è completa in sé, è un universo di cose, un mondo, un territorio dove avvengono certe cose e non altre; ognuno ha le sue leggi, i suoi meccanismi di funzionamento, le sue modalità, il suo “linguaggio”, ecc.
Dall’altro lato, ognuna di queste “forme” di Coscienza non è un territorio impermeabile alle altre; tutte si compenetrano e si influenzano a vicenda, vi è uno scambio, un flusso continuo dall’una all’altra forma…
banalizzando all’estremo: potresti avere coscienza di qualcosa che si manifesta a livello della Matrice (Matrix), come di una comprensione, magari, intanto fai un disegno e lo esprimi “artisticamente”, oppure sentirai l’impulso ad agire, o vivrai un’estasi mistica, o un’emozione ti attraverserà, o la assocerai a una consapevolezza di comportamento, una nuova attitudine…
Comprendi?
L’esempio è decisamente grezzo, ma chissà basta a farti cogliere nella tua esperienza diretta, che questo o quell’evento – interno, “spirituale”, archetipico, mentale o di qualunque altra natura – non sta accadendo perché la “Coscienza si è espansa“, bensì, semmai perché tu ti sei aperto a riconoscere la varietà, la complessità, la multifaccialità della Realtà e del modo in cui la esperisci.
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Quindi, scusa se lo ripeto ancora una volta, ma no, l’Espansione della Coscienza non esiste, la Coscienza è, è lì ed è sempre stata lì nella sua totalità; come Umano, a seconda di quanto hai esplorato la tua Vera Natura, puoi renderti conto di diversi aspetti di essa;
“aprendo gli occhi” integri sempre di più, nell’idea che hai di ciò che sei, fattori, fenomeni, esperienze, comprensioni, realtà che pensavi stessero “fuori di te” o appartenessero a qualcos’altro (divino, anima, sé superiore, altre dimensioni, altre entità…).
Ma, giusto per non cadere in banali equivoci, su questo, lasciami specificare che non è l’Io identitario che comprende questo, ma sei “tu” come Coscienza, quella Coscienza pura che pensi di dover raggiungere e non essere, quella Coscienza che attraverso il Gioco della Vita, del Viaggio Interiore, diventa cosciente di essere Coscienza cosciente.
Comprendi?
Ecco, se la tua risposta è sì – almeno in via ipotetica, se non direttamente realizzata – e sei pronto a aprirti alla possibilità di osservare, sperimentare, indagare e vivere dalla tua esperienza diretta tutto questo, allora Coraggioso (e Onesto) Viaggiatore, puoi per favore smetterla di parlare di Espansione della Coscienza?
Perché così facendo, ancora una volta, ti metti al centro, ancora una volta hai uno sguardo “ego-centrico”, che misura tutto dal suo piccolo buco della serratura da cui pretende di comprendere il mondo – il piccolo e il grande, il qui e l’infinito, ciò che sei e ciò che non sei…
così facendo, ancora una volta, ti poni nella prospettiva di uno sviluppo verso uno stato “più” qualcosa che altrimenti non possiedi e che devi conquistare, raggiungere o meritare…
Invece,
puoi semplicemente aprire gli occhi e vedere,
puoi semplicemente provare a riconoscere ciò che sei?
puoi semplicemente aprire la porta e compiere un passo oltre il piccolo mondo identitario che credevi fosse l’unica realtà di te?
Io ti aspetto lì.
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Se vuoi che ti accompagni in questo processo di riscoperta del tuo Mito Personale, ti aspetto a LilaVAR… 💚
Partire per LilaVAR e compiere il Viaggio dall’Io al Sé significa addentrarsi nelle Terre Selvagge della Coscienza di Sé, acquisendo Poteri, dissotterrando Tesori, affrontando sfide, ostacoli, prove e insidie, e Trappole arricchendo così la comprensione di noi stessi e del Viaggio che stiamo facendo, verso quella Dimensione dell’Essere che andiamo riscoprendo quale casa e luogo del Vero Sé e della nostra natura più autentica;
un Viaggio che potremo compiere come una Grande Avventura e non come un destino avverso, un cataclisma, o un Compito Insormontabile, ma nemmeno confondendolo come una mera gita di svago o una superficiale fuga detox, intanto che la vita quotidiana ci annoia, ci spegne, il disagio aumenta, e si fa sempre più stretta e vuota di senso.
Per saperne di più, puoi:
- cominciare leggendo il Libro “Viaggio a LilaVAR”,
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