Perché una mappa?
5 motivi a sostegno di un approccio innovativo alla Realizzazione del Sé
Quando partiamo per un viaggio di esplorazione, a volte, una mappa è tutto ciò che abbiamo, ed è un aiuto prezioso che può fare la differenza tra riuscire a portare a termine il viaggio o perderci in qualche vicolo cieco.
Come dico sempre, è tutto semplice, molto semplice, tuttavia, lungo i territori della Coscienza di Sé la maggior parte delle volte “la via più breve non è la più diritta” e quando ci addentriamo in un territorio tanto complesso, mutevole e cangiante, come quello della Coscienza di Sé, abbiamo decisamente bisogno di alcuni punti di riferimento condivisi.
Per questo ho creato LilaVAR: una visione, un mondo e una mappa che ti accompagna lungo il Viaggio verso la Realizzazione del Sé, un Viaggio che se vuoi puoi fare con me, dal vivo, o cominciare in autonomia, leggendo il Libro Viaggio a LilaVAR.

Intanto, vediamo quali sono i 6 vantaggi principali di possedere una Mappa delle Terre della Coscienza di Sé:
1. L’importanza di avere un linguaggio comune
una mappa permette un linguaggio comune, proprio perché individua luoghi, situazioni, aree specifiche, direzioni di movimento ed esperienze raffigurandole e collocandole precisamente all’interno di una “visione d’insieme” attraverso un linguaggio metaforico e narrativo che lascia ampio spazio all’interpretazione e alla sensibilità di ciascuno, senza però perdere in chiarezza e senza scadere in definizioni rigide.
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2. La comprensione archetipica
una mappa – e intendo proprio una mappa, una cartina geografica, non uno schema concettuale – ci permette di utilizzare un linguaggio narrativo di grande potenza, che bypassa il pensiero logico e nutre il pensiero creativo, intuitivo e archetipico, fondamentale quando ci immergiamo nei Territori della Ricerca di Sé.
L’archetipo del Viaggio è un archetipo forte e molto profondamente iscritto nella nostra esperienza di Umani; esso è naturalmente ricco e strettamente intrecciato a vissuti di opportunità, sfide, ostacoli da superare, strade da percorrere, ponti o porte da oltrepassare e personaggi da incontrare: tutte esperienze altamente evocative e ricche di senso, ben al di là della comprensione razionale, qualunque sia la “dimensione” di noi in cui vengono attraversate.
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3. Una Visione globale e una Direzione
una mappa ha il grande pregio di mostraci una visione globale del territorio in cui stiamo per immergerci; scopriremo i dettagli e la reale conformazione di quei luoghi solo compiendo davvero il Viaggio, ciascuno il proprio, in prima persona – del resto proprio questo è il bello dell’avventura, o non sarebbe che un banale giro turistico all-inclusive tutto prenotato – tuttavia è importante avere un quadro generale delle Terre che vogliamo esplorare o il rischio è quello di perdersi, girare a vuoto e “andare a casaccio”, non avendo la minima di idea di dove dirigerci e perché.
Insomma, una mappa ci aiuta a orientarci, a sapere dove ci troviamo e in quale direzione ci stiamo muovendo.
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4. Una Guida e niente Trappole
una mappa ci offre indizi per comprendere ciò che stiamo per affrontare ed è fondamentale per evitare di impantanarci in paludi insidiose, perderci in aridi deserti, finire in fondo a una buca cavernosa, o precipitare da un dirupo inaspettato. Inoltra riporta pietre miliari e tracce lasciate da altri, affinché, anche nei momenti più bui e nei passaggi più insidiosi, ci sia sempre un appiglio, una corda, un segnale, una luce per poter proseguire, senza con questo limitare l’originalità e la creatività del nostro unico e speciale cammino.
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5. Niente ricette pronte
una mappa non offre soluzioni, né garanzie di successo, non perché non sia valida, ma perché né le soluzioni, né le garanzie, figuriamoci il successo, sono parole che hanno senso in queste Terre della Coscienza di Sé.
Ciò di cui stiamo parlando sei tu, la tua essenza più profonda, il tuo essere più autentico, e “tu” non sei un problema per cui serva una soluzione, né un programma meccanico che, testato milioni di volte allo stesso modo, garantisca sempre il medesimo risultato, partendo dalle medesime premesse e passando per i soliti ripetitivi passaggi. E, no, non devi avere successo. Il successo è un concetto sovrastimato nella nostra epoca e scarsamente compreso nel suo significato più profondo.
Ad ogni modo, questi sono tutti dettagli che vedremo strada facendo, molti dei quali si manifestano in ragione del caso specifico di ciascuno di noi, o non staremmo parlando di Terre Selvagge bensì di città, quartieri, strade battute e casine tutte uguali per cui non hai bisogno di alcuna “coscienza di te” – rendo l’idea?
In ogni caso, ciò che ti posso certamente garantire alla luce della mia esperienza diretta è che poche esplorazioni hanno tanto senso come quella delle Terre della Coscienza di Sé, e poche ripagano ogni passo con tesori tanto preziosi di cui a volte non immaginavamo nemmeno l’esistenza e che, di solito, una volta trovati, non perdiamo più.
Certo, lungo la nostra avventura perdiamo anche molto. Queste sono Terre che spesso “chiedono pegno”, e non per qualche edificante idea di sacrificio, ma solo perché una trasformazione reale non può che passare attraverso una spoliazione di ciò che non è più necessario mantenere: ogni albero perde le foglie, ogni serpente lascia cadere la propria pelle, ogni farfalla abbandona il bozzolo; è un fatto naturale, ma chissà perché sono proprio gli Umani i più restii a rispondere a queste leggi di natura, per quanto invece invochino tanto il Cambiamento.
Come vedremo, la riscoperta, il riconoscimento del nostro Stato Naturale è proprio uno dei più tesori più grandi, se non forse addirittura il tesoro, di questo Viaggio.

Perché LilaVAR è un percorso originale?
5 aspetti di cui nessuno parla, che cambiano radicalmente il cammino verso la Realizzazione del Sé
1. Dopo un ANDATA c’è un RITORNO
Quando pensiamo a un comune viaggio, la maggior parte delle volte diamo per scontato che a un’Andata segua un Ritorno: a volte, questo ritorno avviene molto in là nel tempo, a volte esplicitiamo fin da subito che non pensiamo di tornare, a volte non sappiamo se sapremo farlo o potremo farlo, ma raramente questi due termini non si trovano presenti insieme nella nostra mente, come due parti complementari di un unico movimento.
Ecco.
Eppure, nell’ambito della Realizzazione del Sé sembra che le cose non stiano affatto così: quasi nessun maestro, o figura autorevole (non importa di quale tradizione e di quale epoca) parla di “Ritorno”;
forse, a volersi proprio mettere a caccia di tracce, qualcuno lascia trapelare qualcosa tra le righe della propria testimonianza, peraltro difficili da cogliere se non sai cosa stai cercando. In quanto a definire in modo chiaro di cosa si tratti, come si configura, in cosa il Ritorno sarebbe diverso dall’Andata e perché si tratterebbe di un Ritorno – ritorno a cosa, ritorno dove, quando si comincerebbe a tornare, quali aspetti specifici sarebbero in gioco… ecco, tutto questo normalmente manca. LilaVAR colma questo vuoto e ciò che ti racconto non è una teoria, ma frutto della mia esperienza diretta.
Se sei già da un po’ in cammino alla Ricerca del Sé, sai bene che di testimonianze, descrizioni, ispirazioni sull’Andata ce ne sono un’infinità ormai, eppure, come ti racconto qui, dove spiego più approfonditamente a cosa mi riferisco con Andata e Ritorno, lungo il mio cammino, a un certo punto, mi è mancato qualcosa.
Lì ero sola, lì ero in una terra sconosciuta, lì non avevo nemmeno una mappa, né racconti di altri su cui appoggiarmi. Non bastò certo a fermarmi o a scoraggiarmi, tuttavia venire fuori dal quel ginepraio è stato un vero miracolo:
comprendere cosa mi stava succedendo, far fronte ai maremoti energetici, la maggior parte vissuti fisicamente, nel corpo, passare attraverso le tempeste della psiche collettiva inconscia comprendendo come affrontarle, discernere tra la follia più pura, e il “mai visto” più autentico, non capitombolare su e giù per gli ottovolanti emotivi in confronto ai quali uno tsunami è una passeggiata…
Rendo l’idea?
Ecco, quello che ho scoperto in quel frangente, durato oltre 10 anni, cambia completamente le carte in tavola, di tutto: della ricerca stessa, del tesoro trovato, dei tanti tesori intermedi raccolti, degli apici e dei climax, delle comprensioni e di come cambia la vita via via che ci addentriamo in questa dimensione di noi stessi più vasta che, per convenzione, chiamiamo Vero Sé.
Compiendo questo Ritorno mi sono resa conto con grande chiarezza, che se lo avessi saputo al momento della partenza, se avessi avuto almeno uno straccio di mappa, molte cose sarebbero state diverse.
Ovviamente, ora, non importa tanto come sono andate le cose, e se sono andate così, è perfetto, questo era il mio viaggio, ma potendo scegliere, sarebbe stato di grande appoggio. Ecco perché voglio condividere con te anche questa fondamentale parte della storia, spesso omessa.

2. Un’esplorazione è… un’esplorazione
Ovvio, dirai.
Sì, ovvio, in sé, ma non così tanto nel mondo della Realizzazione del Sé e della ricerca di ciò che siamo veramente, dove il 99% degli approcci, metodi, percorsi, cammini si esprime in termini di scale – scale evolutive, passi successivi, tappe progressive…
invece, un’esplorazione è un’esplorazione: non ci sono regole, non ci sono passaggi obbligati o sfide predefinite, ti muovi random, nella direzione che vuoi, come vuoi, quando vuoi…
puoi fare un passo di pochi centimetri o un salto di 250 mila metri, e uno non è meglio dell’altro; puoi ricominciare da nord, quando ancora non avevi finito di conoscere il sud, ti tuffi a capofitto nel lago più profondo, o passi mesi girovagando per un esteso altipiano tutto orizzontale e senza asperità di sorta…
insomma, qualunque traiettoria, in qualunque punto, con qualunque caratteristica è una Via, e nessuno può dirti o sapere meglio di te (anche quando non lo sai affatto) quale sia la migliore o la più utile per te in quel momento.
Che sollievo! non è vero?
Questa libertà esplorativa è uno dei principi fondativi di LilaVAR, ed è l’unico atteggiamento che permette davvero di salvaguardare qualcosa di profondamente prezioso per me, e non solo a parole: l’unicità, irripetibilità e singolarità di ciascuno di noi.
Lungo la mia ricerca, tanti anni fa, ogni volta che, per capire dove mi trovassi e quale si supponeva fosse l’esperienza centrale di quel momento, provavo a basarmi su una qualche “scala” indicata da una tradizione spirituale o mistica, immancabilmente entravo ancor più nel caos, nella pressione, nelle domande senza fine, nella pesantezza emotiva e mi sentivo sempre più in gabbia…
Poi ho capito.
L’ho capito perché l’ho visto, chiaro, semplice e diretto, come accade con ogni profonda realizzazione riguardo a noi stessi: ho capito che non c’era alcuna progressione, né successione, o percorso lineare, step by step, ma un bel territorio esteso all’infinito, in cui tutte le direzioni e le potenziali scoperte e gli eventuali tesori erano assolutamente sullo stesso piano.
Certo, poteva essere dispersivo, caotico, e, come dicevamo all’inizio, il rischio di perdersi non era poi così remoto. Ma è proprio per questo che, qui a LilaVAR, entreremo nel dettaglio dei vari aspetti, e per questo abbiamo una mappa; certamente, ora sai perché insisto nel dire che non ci sono tracce da seguire e che questo Viaggio è una Grande Avventura, letteralmente.

3. “Attraversare la Grande Acqua”
L’Attraversamento della Grande Acqua o Notte Oscura dell’Anima è un altro aspetto che non è facile trovare ben testimoniato nei cammini di Coscienza di sé.
A volte viene nominato, a volte no, in ogni caso, per lo più, c’è molta confusione riguardo a ciò di cui si sta parlando, spesso confondendolo con questioni psicologiche che hanno a che fare con tutt’altro tipo di esperienze; e troppi sono coloro che lo citano a sproposito ogni volta che si tratta di raccontare di una qualche crisi.
Di passaggi delicati, di strettoie difficili, di momenti bui ce ne sono a bizzeffe lungo il Viaggio per il riconoscimento di ciò che siamo veramente, ma se dovessimo scomodare questo archetipo della “Notte Oscura” per ognuno di essi, non avremmo mai visto il Sole nemmeno un giorno!
In un altro articolo, approfondisco alcune caratteristiche di questo difficile momento del Cammino e di ciò che lo differenzia da altre fasi critiche; ciò che posso anticiparti è che si tratta di qualcosa di molto specifico ed è un punto di non ritorno, una fase radicale della comprensione di ciò che siamo veramente, dove niente sopravvive.
Scoprire questo mi è costato eoni di domande senza risposta, interrogativi sospesi sul silenzio immoto, false piste, risposte fasulle e tentativi di adattamento che facevano acqua da tutte le parti. Ecco un’altra cosa che, potendo scegliere, avrei preferito sapere, ed ecco perché, in LilaVAR, la troverai. Sulla mappa di LilaVAR chiamiamo questo passaggio: l’Attraversamento della Grande Acqua

4. L’unica “Ferita” è quella della Separazione
La maggior parte dei cammini di ricerca alla scoperta di ciò che siamo veramente parte da ciò che viene chiamato “trauma” o “ferita”, sia essa più psicologica o dell’anima (come molti la definiscono). Essa viene posta come una conditio sine qua non della partenza per il Viaggio verso una vita cosciente, una cifra obbligatoria senza la quale nemmeno esisterebbe un senso a una “chiamata esistenziale” o spirituale che sia. Ma è davvero così?
Anche in questo caso, esistono archetipi oltremodo radicati nella psiche profonda, fortemente connessi con il cosidetto “guaritore ferito”, il cui cammino sarebbe quello di sanare se stesso e per poi mettere al servizio della sanazione degli altri quanto appreso o l'”unguento magico” trovato.
Una narrazione decisamente bella e molto poetica, ma ha un qualche reale fondamento dal punto di vista della Coscienza di Sé? La mia risposta è “no”. So che è un’affermazione forte, che va contro tantissime scuole di pensiero, spirituali e di crescita personale e che necessita un approfondimento (ci torneremo).
Per ora, posso dirti che la visione innovativa che LilaVAR esprime sorge proprio dalla comprensione diretta per cui non vi è alcuna sanazione o guarigione da operare in noi.
La portata di questa comprensione è sbalorditiva, e LilaVAR ti accompagna a vedere se può essere anche tua e quale straordinario impatto può avere sulla tua vita.
Ovviamente, se senti di doverti occupare dei traumi che ritieni di aver vissuto, fai benissimo a farlo. Se hai bisogno di estendere questa sensazione a un piano più ampio, spiegando ciò che ti accade ora con una qualche ferita vissuta e sperimentata in qualche altra vita, epoca, o realtà spazio-temporale, fai benissimo a farlo. Come dico sempre, ogni ricerca è lecita e ciascuno è totalmente libero di scegliere la propria verità e la propria ottica.
Personalmente, muoversi in quel tipo di ambiti, non ha niente, ma proprio niente a che fare con la realizzazione di ciò che siamo veramente. Dire questo non significa negare che esistano esperienze traumatiche o scioccanti, né si nega, banalizza o sminuisce la sofferenza ad esse collegata, e non si tratta nemmeno di cadere nella futile illusione per cui i Territori della Coscienza di Sé siano immuni dai contenuti emotivi.
Al contrario. Tuttavia, questa affermazione rivela un modo per comprenderli, affrontarli, integrarli di natura completamente diversa, così come diverso è il suo impatto sulla nostra vita quotidiana, e straordinario il cambiamento che ne deriva.
Per approfondire meglio il tema delle “ferite psicologiche” (parte fondante dei vecchi paradigmi spirituali), e della “ferita da separazione” (nuovo paradigma spirituale) puoi leggere qui.

5. Non c’è niente da fare, nulla è nelle tue mani
Per quanto, per praticità di linguaggio, continueremo a esprimerci usando termini come fare, volere, scegliere, decidere, uno dei pilastri su cui si poggia LilaVAR sostiene che “non c’è niente da fare e la scelta è un falso problema“.
Anche questo è un punto delicato da capire, poiché da un lato è fortemente legato all’idea di essere degli “io”, dei soggetti “agenti” e, dall’altro, è esposto al rischio di fraintedimento che ha portato molti a impantanarsi nelle paludi della mancanza di senso e della rinuncia a qualunque ricerca o perfino azione, anche quotidiana.
Come vedremo attraversando LilaVAR, la mente cognitiva fatica a comprendere questo punto, che invece ha molto a che fare con quella “vita paradossale” a cui ogni Sognatore Cosciente è avezzo.
Il punto fondamentale da comprendere è che se ciò che viene visto e riconosciuto a livello dell’Essere viene assunto dal punto di vista del’Io-soggetto-agente, i malintesi sono all’ordine del giorno.
Il tema del “fare/non-fare” è particolarmente insidioso, poiché ad esso si legano credenze e concetti relativi al libero arbitrio, al destino, al controllo sulla propria vita, al potere, alla trasformazione di noi stessi come frutto della volontà, della disciplina, dell’applicazione di tecniche o pratiche, o della resa come rassegnazione.
Cambiare prospettiva su questo tema è un vero salto quantico! E siamo qui per farlo insieme.
Per ora, ti abbraccio dall’Unico Cuore 💚
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