Dove porta la Ricerca di Sé?
Le pratiche spirituali, le tecniche meditative o di qualunque altro genere sono davvero ciò che ti porterà alla scoperta del tuo Vero Sé, come un sé ideale che a un certo punto raggiungerai?
C’è davvero qualcosa “in fondo al tunnel”? C’è davvero qualcosa che ci aspetta e che, magari, ci ripaghi di tutto il “duro lavoro su di sé” fatto e di tutto quanto attraversato durante il cammino di ricerca di sé, interiore o spirituale che sia?
Scopriamolo insieme, in questo articolo, in cui ti offro una visione differente riguardo a quella scoperta di sé, a cui una metà del mondo crede di aspirare e l’altra metà interpreta come un traguardo da raggiunge: tu a quale ti senti di appartenere?
Ebbene, se sei come me, la risposta è: né all’uno, né all’altro. Entrambi spendono l’intera vita cercando di arrivare a uno stato di sé ideale – migliore, più risolto, più evoluto, più pieno, più vero, più qualcosa – e anche tu, magari, ci hai provato, tuttavia hai cominciato ad accorgerti che, forse, in questa “promessa” c’è qualcosa che non torna.
♣ “Quello che cerchi non esiste. Ti piacerebbe calpestare un suolo incantato con visioni beatifiche di una trasformazione di un ego inesistente, verso uno stato evocato da frasi che ti affascinano. Questo invece ti porta lontano dal tuo stato naturale – è un movimento che ti allontana da te stesso. Essere se stesso richiede grande intelligenza. Tu sei “benedetto” da questa intelligenza: nessuno può dartela e nessuno te la può togliere. Colui che le permette di esprimersi è un uomo naturale”.
∴ U.G. Krishnamurti
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1. Lo Status Quo
La maggior parte degli approcci che trattano della ricerca di sé fanno riferimento a un qualche stato che a un certo punto raggiungerai… se… fai determinate cose o pratiche, se comprendi questo o quello di te e dei tuoi meccanismi interni, se risolvi o guarisci qualche disequilibrio o problema che ti contraddistingue, se esci dalla mente, se calmi i pensieri, se lasci andare il passato, se dissolvi l’ego, se esaurisci il karma… e così via, all’infinito.
La maggior parte degli approcci che trattano della ricerca di sé si basano su un’equazione del tipo “se… allora” e puntano a un obiettivo, un risultato, una condizione o realtà di te che è tutto tranne che ciò che sei già, ora, adesso, da sempre e per tua stessa natura.
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2. Il punto di attrito: dov’è il problema?
Ciò che sei adesso sarebbe:
- una versione adulterata di te – dal condizionamento, per esempio, che ha inquinato l’idillio di ciò che eri alla nascita, la tua purezza, la tua innocenza o non so quale altro stato assoluto e intatto si possa immaginare, così irrimediabilmente rovinato;
- una versione “ridotta” di te, un minus, cioè, qualcosa di più piccolo, inferiore, meno valido, meno potente, meno realizzato, meno pieno, meno… qualcosa, che invece potresti o dovresti essere, con successiva inevitabile e disastrosa cascata di macigni di auto-svalutazione e credenze limitanti;
- una versione “erronea” di te, sbagliata, non funzionale, difettosa, incompleta, anormale e che, dunque, devi correggere, aggiustare, riparare, cambiare o non sarai mai ciò che sei destinato a essere, e che puoi essere, potenzialmente, ma domani, sempre domani, mi raccomando!, mentre spendi l’intera vita intrappolato nei panni di un eterno fallito o di un “me tapino!” condannato senza appello.
Devo continuare?
Secondo me hai perfettamente compreso il punto.
Quindi la domanda è: e se non fosse affatto così? E se queste fossero tutte idee, concetti, presupposizioni, equivoci, malintesi? Fondamentalmente, il risultato di un’incomprensione, o il derivato dell’ignoranza riguardo a ciò che siamo veramente?
In tal caso, ovviamente, niente di male in questo e non è colpa di nessuno (no, nemmeno del condizionamento, della cultura, dell’ego, del sistema, o di qualche forza oscura in azione a un qualche livello “extra” – extra-dimensionale, extra-corporeo, extra-terrestre, o non so che altro).
Semplicemente, possiamo cominciare a offrirci la possibilità di vedere come stanno le cose, di indagare con disposizione sincera e aperta ciò che siamo veramente.
Cosa significa indagare, come farlo, in quali trappole frequenti si può incorrere, sono alcuni dei temi cardine di questo intero blog e del libro “Viaggio a LilaVAR”. Quindi, lascio questo necessario approfondimento ad altre occasioni, e ritorno al tema centrale di questo articolo: lo Stato Naturale.

3. C’è un’alternativa?
Ma cosa significa davvero “Stato Naturale”? Preparati, perché le risposte che sto per darti faranno innervosire la parte “mentale” di te e non perché ci sia niente di sbagliato nella mente, ma semplicemente perché per la mente – quella cognitiva – lo Stato Naturale risulta piuttosto incomprensibile.
E sai perché? Beh, semplicemente perché non è uno stato mentale!
Già, bella scoperta, dirai!
Sì, lo so, è irritante, ma è comunque un punto essenziale da focalizzare. Quindi tanto vale sottolinearlo a chiare lettere:
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Lo Stato Naturale è ciò che sei già.
Lo sei ora, adesso, e lo sei sempre stato,
anche quando pensavi di non esserlo.
E sempre lo sarai, qualunque cosa tu faccia o non faccia.
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Potrei rincarare la dose e dirti che non c’è niente da cercare, niente da scoprire, niente da cambiare, sanare, trasformare o potenziare di te. E direi il vero. Ma so che non ti basterebbe, perché finché viviamo nell’idea di “io”, di soggetti separati, di potenziali mancati, di divinità cadute, o cose di questo genere, non riusciamo a cogliere questa disarmante verità: siamo natura. Punto.
Non c’è niente di diverso in noi da una formica, un gabbiano, uno scoiattolo o un corallo. Di loro non pensi che siano sbagliati, manchevoli, depotenziati, condizionati, giusto?
Puoi pensare che siano forme più semplici o più complesse (e sul tema della coscienza come elemento evolutivo torneremo altrove), ma certamente non pensi che non siano già totalmente e pienamente quello che sono – giusto?
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4. Esplora, sperimenta, avventurati alla scoperta…
Ecco, se la tua risposta è sì, allora ti invito a rimanere nell’osservazione di questi altri esseri viventi, del loro agire-reagire-interagire con la realtà che li circonda e perfino con la loro realtà interna (la scienza ha ormai ampiamente dimostrato quanto anche molti animali abbiano un “mondo interno” fatto di desideri, intenzioni, sentire, percezioni, emozioni, molto più affine al nostro di quanto non si pensasse in passato), poi riporta questa loro perfetta sempli-complessità su di te e dimmi, in tutta sincerità, c’è qualche differenza?
So che vorresti rispondermi che la differenza c’è perché tu, diversamente dagli animali, sei cosciente, rifletti su di te, vedi, analizzi, elabori, conosci, inventi cose che non ci sono e ti evolvi tramite il pensiero. Già. Lo so. Il tema del pensiero quale fonte dell’evoluzione è un tema forte, e lo affrontiamo altrove.
Tuttavia, l’unica vera differenza sta nell’idea che noi esseri umani non ci consideriamo parte della natura, una sua manifestazione bella e buona, al pari della formica, del gabbiano, dello scoiattolo o di un corallo.
Noi essere umani, ci consideriamo separati da tutto il resto, come fossimo il frutto di qualcosa che non è la stessa cosa che, in questo preciso momento, sta regolando, gestendo, organizzando e creando qualunque altro essere vivente presente in qualche parte del mondo; per non parlare del clima, dei fenomeni atmosferici, dei cicli stagionali, e perfino del sistema solare, del cosmo e probabilmente anche di cose che nemmeno sappiamo che esistono.
Ma limitiamoci a quello che c’è qui sulla Terra. Ecco, io la chiamerei Vita, che ne dici? Ti sembra ragionevole?
Allora, ti domando: se lo Stato Naturale che puoi riscoprire, ritrovare, riconoscere come caratteristica fondante di ciò che sei fosse proprio così semplice? Fosse proprio vedere, riconoscere, non dalla mente, ma da tutto te stesso, che sei già perfettamente in linea con “la vita che regola la vita” da milioni di anni?
Che questo organismo biologico ed energetico che sei è una delle sue migliaia di espressioni, proprio come qualunque altra – formiche, balene, conchiglie, terremoti e tempeste?
E che l’organismo biologico che sei, così come sei, non include solo il “corpo-macchina”, ma proprio tutto il “sistema-te” – mente, emozioni, pensieri, stati profondi, stati trascendenti, percezioni, intuizioni, sensazioni, immaginazione, inventiva, riflessività, forza, resistenza, movimento, introspezione…?

5. La soglia: affrontare la domanda e lasciar esplodere la bomba
Se potessi vedere, davvero, di essere questo, che fine farebbe la “ricerca di sé”? Cosa esattamente staresti cercando?
Questo non significa che tu non possa continuare ad avere il desiderio di implementare una certa “funzione” o caratteristica di te – non so, essere più empatico, avere maggiore capacità di discernimento, esplorare esperienze mistiche… semplicemente non lo faresti dall’idea di un difetto da aggiustare, una mancanza da colmare, un ideale da raggiungere, uno stato ulteriore, superiore, migliore, “più” qualcosa, a cui aspirare, dico bene?
Ecco, allora, puoi permettere a questa semplice ma nient’affatto banale prospettiva dello Stato Naturale di “esplodere” dentro il sistema attualmente vigente in te, e vedere che impatto ha?
Cosa sopravvive del tuo modo di vedere le cose e la realtà, dell’idea di te e di “io”, e di ciò che ti accade come segno di un qualcos’altro – da riparare, da cambiare, da aggiustare, da guarire, da sanare, da evolvere…?
Come si ripercuote su ciò che hai fatto, pensato, approcciato finora? Cosa rimane in piedi? Che impatto ha sulla ricerca spirituale, trascendente, del “vero te” e di chi sei veramente?

Se ti accade quello che è accaduto a me, lo Stato Naturale che alla fine incontri come ultima verità possibile è la cosa più ovvia che tu potessi scoprire, eppure così potente! Un po’ tipo “la scoperta dell’acqua calda”, ed è tremendo, lo so! Ma se lasci “esplodere la bomba” la tua vita da quel momento in poi non sarà più lo stessa.
Molto probabilmente ti prenderà un ridere tale da rotolarti a terra per una giornata intera, pensando a tutto quello che hai fatto, non fatto, tentato, sperimentato, praticato; che ti sei perfino auto-inferto, soffrendo, spingendo, obbligandoti a questo o quello, nella speranza di, nel desiderio di, nella volitività, nell’impegno, nel “metterti sul serio” su questo e su quello, a risolvere, a cambiare, a trasformare…
e ti viene da ridere,
e ridere, e ridere
per l’assurdità, l’insensatezza di tutto questo,
un ridere puro e liberatorio, senza rancore, rabbia, senso di spreco, o alcun tipo di ombra; c’è solo l’esplosione di una risata cosmica che rivela tutto ciò che c’era da rivelare,
e che sollievo!
Che allegria, che meraviglia, che semplicità, quanta naturalezza!
In quella evidente e disarmante semplicità di ciò che sei, ti rendi conto che hai sempre “risposto” alla vita – eventi, situazioni, il sentire interno, le relazioni… tutto, tutto quello che di solito è un “problema” o una fonte di riflessione, di interrogativi, di elucubrazioni… era qualcosa a cui potevi far fronte per via della tua stessa natura, e hai sempre risposto, naturalmente, a tutto;
c’era qualcosa in te che, per sua stessa natura, rispondeva, nel modo in cui rispondeva, e qualunque cosa tu ne abbia pensato dopo – solo dopo – quella risposta era perfetta, e certamente l’unica, l’unico modo possibile per rispondere.

So che vorresti ricordarmi quante volte quelle risposte erano dettate dalla rabbia, dalla paura, da modalità distruttive… già, ma il tema di fondo non cambia! Per ora, l’invito che ti faccio è solo che tu possa vedere che sei sempre stato in grado di “rispondere”, di agire-reagire-interagire con la realtà, interna o esterna che fosse, e che questo, qualunque cosa pensassi, in un modo o nell’altro, accadeva “da solo”, in modo spontaneo, naturale, proprio come per una formica, un gabbiano, un leopardo o un elefante…
Anzi, puoi spingerti ancora un po’ più in là, e domandarti: hai mai potuto fare niente perché questo rispondere – in qualunque forma si manifestasse – non avvenisse?
Non confonderti focalizzando il “come” hai reagito-agito-interagito, non si tratta di osservare il comportamento o l’attitudine, e ti prometto che su questo ci torneremo, perché so che c’è bisogno di approfondire meglio.
Per ora, ti chiedo: puoi andare più in profondità dei “come”, e vedere che sei questa realtà totalmente, spontaneamente e naturalmente organizzata per vivere la vita così come la conosciamo sulla Terra?
Ecco, lì è lo Stato Naturale. Arrivare a vedere questo, cominciare a riconoscerlo, è la soglia.
Se puoi restare lì, su quella soglia, allora molte cose cambieranno, e sebbene possa non essere il tipo di cambiamento che ti aspetti, ti ritroverai ad ammettere che era proprio il cambiamento che stavi cercando, solo che non lo cercavi dove avresti potuto trovarlo.
Se puoi restare lì, sulla soglia, e lasciare che questo “terremoto” scuota le fondamenta della tua idea di te, del mondo e della vita, ciò che scoprirai avrà il sapore dell’incredibile e il fascino di una disarmante semplicità,
e allora, sì, la Grande Avventura avrà inizio!
Ovviamente, siamo qui per farla insieme!
Intanto, un abbraccio dall’Unico Cuore