Le Terre della Coscienza di Sé chiamano…
Il frammento di una mappa perduta, il ricordo di un racconto antico, un invito misterioso, e un tesoro leggendario: la scoperta di sé. Sembrano proprio gli ingredienti perfetti per una storia mitica, non credi?
In effetti, un’avventura epica, certamente archetipica e decisamente fuori dall’ordinario è proprio ciò che vivrai se risponderai di “sì” alla Chiamata del (tuo) Vero Sé.
Innanzitutto, partire per le Terre della Coscienza di Sé assomiglia a una di quelle avventure per cui non sai nulla, e tutto ciò che sai, per lo più, non ti servirà.
Tutto ciò che hai fra le mani è il frammento di una mappa sgualcita, un messaggio in bottiglia arrivato chissà da dove e ormai quasi del tutto sbiadito; forse si tratta di un oggetto, un reperto, misterioso, che ti giri e rigiri nelle tasche sapendo che è magico, ma non hai affatto chiaro cosa davvero sia, da dove arrivi e come mai è lì nelle tue mani.
Tu, che, in fin dei conti, vuoi solo essere felice, stare bene, goderti la vita… cosa c’entra questo con le Terre Leggendarie della Coscienza di Sé, con quell'”oggetto magico” nelle tasche, con quel messaggio in bottiglia che parla di un Vero Sé, che va molto al di là di quell’Io che credi di essere…
Tu, che magari di avventure ne hai già vissute abbastanza, di domande te ne sei fatte molte, ma alla fine dove ti hanno portato? Cosa hanno davvero risolto? Non sei affatto arrivato dove volevi arrivare, là dove puntava il dito del maestro…
Che ce ne rendiamo conto o no, tutti questi dubbi e interrogativi sono perfettamente normali quando qualcosa in noi si risveglia e ci spinge a porci la domanda più famosa della storia:

“Chi sono io?”
Una domanda, spesso accompagnata da altre domande altrettanto vaste e sfidanti:
• da dove vengo
• perché sono così come sono
• perché sono qui
• qual è il mio scopo
• c’è un destino
• cos’è la vita
• cosa è reale...
…e via così, tuffandosi a capofitto in quella che possiamo chiamare la dimensione esistenziale.
Davanti a questo panorama intrigante, ma anche inquietante, qualcuno effettivamente risponde e decide di partire per l’Isola che non c’è del Tesoro interiore, e lo trova.
Qualcuno, invece, lascia perdere e dimentica, non riuscendo a credere davvero alla possibilità che esista un altro modo per vivere la vita diverso da quello condiviso da tutti, da sempre.
In mezzo, tra questi due estremi, ci sono migliaia di storie, di migliaia di Viaggiatori alla ricerca del Vero Sé e sinceramente interessati alla scoperta di chi sono veramente.
Eppure, sono spesso storie
• di partenze accettate e mete non raggiunte
• di deviazioni che hanno portato fuori strada
• di vie abbandonate perché insostenibili, o che si sono rivelate dei vicoli ciechi
• di esplorazioni avventurose che si sono trasformate in mere escursioni fuori porta, ripetitive e sempre uguali, o in rituali vuoti che non avevano più nulla da apportare.
E poi ci sono storie
• di distrazioni che hanno avuto la meglio su tutta la linea,
• di fughe a gambe levate davanti alle prove più avanzate,
• di paure più forti di qualunque desiderio di crescita, cambiamento o idea di benessere.
E tante, tante storie di strade interrotte, di bussole impazzite, di cadute rovinose, di delusioni profonde, di miti infranti, di incomprensioni mai risolte, di passi mai compiuti, di giungle così intricate da non sapere proprio come proseguire.
E ci sono perfino storie di non ritorni, perché alcune di quelle Terre hanno un loro fascino speciale e ammaliatore, e viene voglia di non tornare e fermarsi lì per sempre, confondendo la ricerca con la meta, o qualcuno dei preziosi regali ricevuti con il Tesoro… quello che ciascuno di noi è invitato a riportare, e che spesso non si rivela chiaramente se non negli ultimi momenti di un viaggio che può durare un’intera vita…

Sì, di storie ce ne sono davvero tante, e vale davvero la pena conoscerle, perché ci permettono di compiere il nostro viaggio con una saggezza completamente diversa.
Per questo, ne parleremo strada facendo, e perché è proprio a limitare il più possibile queste “derive” che servono le mappe – LilaVAR, nel nostro caso.
LilaVAR è una mappa che ci accompagna durante una lunga Andata, ma anche in un sorprendente e fondamentale Ritorno, che pochi conosco e ancora meno portano a termine.
Per ora posso dirti che sì, io sono partita, e fin dall’inizio del mio cammino, del mio “risvegliarmi” a una realtà di me e dell’Essere che sono che mai avrei potuto immaginare allora, non potevo non rispondere e non potevo non partire. Dire “Sì” alla Chiamata era l’unica opzione possibile. Ma della mia storia te ne parlo qui.
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Per ora proviamo a farci un’idea di questa Terra Leggendaria che, consapevoli o no, ha già cominciato a esercitare il suo fascino magnetico.
Di solito, tutti coloro che si avvicinano ad essa, fin dai primi istanti, presentono che non sarà affatto una passeggiata – o non sarebbe un’avventura, ma solo un viaggio turistico all inclusive – sapendo anche bene che “colui che parte non sarà colui che torna”.
Tuttavia, la Chiamata è arrivata e la scelta è lì, davanti a noi. Qualunque cosa scegliermo di fare, niente e nessuno ci giudicherà. Scoprire chi siamo veramente non è una gara, e non c’è un premio che ripaghi del viaggio, o che sancisca il risultato; anzi, a volte sembra proprio il contrario:
• alcune prove sono dure
• i punti di riferimento che ci hanno accompagnato e ben sostenuto per tanto tempo, vanno gambe all’aria
• ciò che sapevamo si è sciolto come neve al sole e non ne rimane traccia se non quello scomodo dubbio che ci fa domandare se abbiamo mai davvero saputo qualcosa o se erano tutte solo fantasie
• per la maggior parte del tempo ci sentiamo così profondamente soli da chiederci se davvero sarà mai possibile condividere con qualcun altro ciò che ci sta accadendo, e perfino se questo “qualcun altro” esiste per davvero e potremo mai incontrarlo.
Eppure, malgrado questo scenario nient’affatto accattivante, partiamo. Ma per dove esattamente?
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Il Sé: l’Isola che non c’è
Seconda stella a destra, questo è il cammino. E poi dritto fino al mattino…

♣ “…poi la strada la trovi da te. Porta all’isola che non c’è. Forse questo ti sembrerà strano. Ma la ragione ti ha un po’ preso la mano. Ed ora sei quasi convinto che non può esistere un’isola che non c’è“.
∴ E. Bennato
Questo brano di Edoardo Bennato condensa bene alcuni tratti di questo “luogo” vero di noi che da un lato, internamente, sappiamo spontaneamente che esiste, dall’altro, è evanescente – dov’è esattamente se non sulla soglia di un paradosso? – e si scontra con una forza che tenta di negarlo: la ragione, la mente.
Tutti tratti che calzano a pennello quando si parla del Sé, un qualcosa di tanto forte e reale per cui, quando chiama, siamo capaci di mandare all’aria le nostre vite, fare cose che altrimenti non avremmo mai fatto e andare contro tutta la ragionevolezza e il buon senso del mondo pur di realizzarlo, senza mai smettere di credere che un giorno “potremo vivere da lì” e la nostra vita sarà tutt’un’altra cosa.
In verità, proprio lì, tra le pieghe di questa forza prorompente si nascondono alcune delle insidie più pericolose del cammino di scoperta di chi siamo veramente, e ci ritorneremo abbondantemente, poiché LilaVAR è pensato anche per questo: essere consapevoli delle trappole, dei pericoli, delle insidie, degli inganni e dei miraggi che una Terra tanto selvaggia come quella della Coscienza di Sé include.
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In questo articolo, però, ciò che ci interessa è cominciare a entrare in confidenza con questo “luogo”, evanescente eppure tanto reale:
• un luogo che è più come il mozzo vuoto della ruota che una terra solida su cui costruire alcunché;
• un luogo che assomiglia tanto a una soglia, così sottile e così indefinibile che vivere da lì, all’inizio, ci richiede di diventare esperti funamboli;
• una soglia dove le cose sono e non sono;
• una soglia tra esserci e non esserci, tra essere un qualcosa di definito – con una forma, un corpo e certe attitudini – e un qualcosa di indefinibile, eppure presente, totale, eterno, intoccabile;
• una soglia che è un paradosso;
• una soglia che a un certo punto diventerà la nostra casa “tra i mondi”.
Questa soglia è il luogo del Sé dove si consuma l’eterna alchimia tra il potenziale e la forma.
La natura del Sé è una natura fuggevole, “che ama nascondersi” – come diceva Eraclito, quando parlava della Natura (guarda un po’) che si dissimula dietro le forme, animandole, senza appartenere loro e senza smettere di essere l’unica cosa che è, proprio come l’oceano che, uno e unico, tale rimane malgrado gli 8 miliardi di “goccioline-uomo” separate di cui sembra essere fatto, ognuno con la sua specifica grandezza, forma e irripetibile unicità.
Visto dalla mente, dalla razionalità, dalla conoscenza, dal linguaggio che vorrebbe descriverlo, definirlo, raccontarlo, il Sé ha una natura profondamente elusiva, eppure, una volta riconosciuto, si sente come una realtà così tanto presente, reale, ovvia ed evidente che non riusciamo più a ricordare com’era quando non c’era (e com’è ancora per coloro che non lo hanno riconosciuto).
Anzi, c’è mai stato un momento in cui non c’era? O era solo che, non sapendo cosa stavamo cercando non potevamo riconoscere di averlo sempre avuto lì? Non potevamo sapere che era quello?
In un modo o nell’altro, una volta riconosciuto, non scompare più, anche se “non c’è“ – come l’Isola di Peter Pan – e anche se non è un qualcosa, né ha una forma definita.
Ciò che di solito, a quel punto, è terribilmente ovvio, è che certamente non è quell’Io che hai tanto creduto di essere – corpo, pensieri, emozioni, intenzioni, desideri, progetti, idee, credenze, visioni, sensazioni, stati mistici e trascendenti – perché, per quanto profondi e autentici possano essere, per quanto intima possa essere la relazione con loro, sono tutti un “qualcosa”.
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Il Sé è più come una presenza, un esserci, una testimonianza silenziosa,
• un retro-schermo vuoto che vede e vive il mondo,
• un campo di energia indefinito,
• un potenziale di creazione,
• una dinamo inesauribile di calma e potenza, silenzio, pace, gioia, e vitalità pura – in una parola “vita che vive”…
Quando sei lì e vivi da lì è come se “tutti i pezzi del puzzle fossero a posto”;
• è come se ci fosse qualcuno alla guida che sa perfettamente dove andare e come, sempre;
• è come godersi il viaggio della vita comodamente spaparanzati sulla più morbida e vellutata portatina, ammirando il paesaggio e ciò che vi accade, poiché tutto accade – da sé:
• è come sentire che tutto va d’accordo con tutto, non c’è nessuno o nessuna parte che vuole qualcosa di diverso da ciò che stai volendo;
• è come sentire che non ci sono forze misteriose, occulte o che remano contro, c’è solo una fonte al lavoro, e un unico centro da cui tutta la vita, nel grande e nel piccolo, scaturisce così come scaturisce; è sempre in armonia, è sempre “giusta”, è sempre in linea con…
• è come sentire di essere questo gioiello unico della vita, quando non ti senti proprio niente di speciale, e tale irripetibile unicità, di fatto, non ti appartiene, è ciò che sei, ma è totalmente impersonale;
• è come se fossi al servizio di qualcosa di molto grande che sei tu e non sei tu, un “grande” che non è altrove e non vive da qualche altra parte, ma è qui, ed è tutto ciò che c’è, lì mescolato dietro le forme a giocare a nascondino…
Ecco, tutto questo è ciò che chiamo “vivere sulla soglia”.
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Potrei continuare con altre metafore a tentare di farti dare altre sbirciatine su una realtà che puoi riconoscere solo direttamente, ma alla fine, ciò che conta è che tu possa vederla da te, e LilaVAR è pensato apposta per aiutarti a riconoscerla, al di là degli inganni e delle cantonate che a volte prendiamo lungo il viaggio.
Il Sé è come un’essenza purissima, distillata dopo infiniti passaggi, evaporazioni, nuove condense e mescolanze; un nettare che, quando lo trovi, non può più essere confuso con nient’altro, ma molte volte capiterà di credere di essere arrivati lì, quando non è vero e, dopo aver sbattuto la testa contro una di queste cantonate, dovremo ripartire.
Ma il cammino verso la Coscienza del Sé è fatto così e, come non mi stanco mai di ripetere, per questo è una grande avventura, per questo passa per una serie infinita di tentativi, di prove, errori, ripensamenti, ritorni e ripartenze, per alla fine accorgerti che non ti sei mai mosso di un millilmetro ed eri già dove dovevi essere e già ciò che credevi di dover diventare.

♣ “Certamente non sono questo mondo esterno e nemmeno sono il corpo; non sono la forma e neppure il nome, né posso essere i sensi. Che cosa rimane? La pace al di là di tutti i concetti, la sorgente di tutti i pensieri e di tutte le esperienze, la coscienza in virtù della quale tutto diventa percepibile e conoscibile. Esisto in tutte le cose come loro essenza. Sono il profumo dei fiori, la sensibilità degli esseri senzienti, la trascendenza del noumeno e l’immanenza dei fenomeni dell’intera manifestazione. Il Sé”.
∴ Ramesh S. Balsekar
Ecco, questa è la destinazione del nostro viaggio, ed è una destinazione alla portata di tutti e per tutti disponibile, sempre; la vita stessa regola
il quando,
il dove accadono le cose
e come accadono,
e come si arriva lì,
quando si comincia,
se ci si ferma,
se si inciampa,
se ci si perde,
quando si riprende…
In questa resa totale all’ignoto e al “grande” che tutto regola, “essere informati sui fatti” accompagna il movimento ed è parte di questa volontà della vita che si esprime.
È sempre il Sé, è sempre la Coscienza in noi che guida ogni singola decisione o evento, anche scegliere di partire per il Viaggio, rispondere alla Chiamata, leggere libri o seguire percorsi nelle Terre Leggendarie della Coscienza di Sé, come LilaVAR; ma parte del gioco è proprio esserne pienamente coscienti, non solo “saperlo”.
È tutto, tutto, tutto parte di un unico movimento. Non ci sono “due” realtà, non ci sono “due” cose, non ci sono “due” menti (una superiore e una inferiore), non ci sono “due” tu (uno illuminato e uno no), ed è proprio quello che si scopre quando finalmente arriviamo all’Isola che non c’è.
Ed è lì che andiamo, insieme, attraverso LilaVAR
Sei pronto per questo Viaggio?
Ti aspetto “a bordo”,
e intanto ti lascio con un abbraccio dall’Unico Cuore 💚
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