La Via Tantrica è la Via dell’Unione degli Opposti.
Per questo, la Via verso la Realizzazione del Sé è sempre tantrica.
Satsang: Seconda Parte.
La Prima Parte la trovi qui
Innanzitutto, chiariamo: il Tantra è un’esperienza diretta, non può essere “concettualizzato”, non puoi viverlo in teoria, tanto meno come “pratica” o metodo o tecnica. In gioco c’è il sentire, il vivere direttamente quella cosa di cui stai facendo esperienza.
Quel sentire è, in sé, comprensione, è in sé trasformazione, è in sé compimento, è in sé accesso a una dimensione di totalità, pienezza, soddisfazione da cui vivere la vita.
Il Tantra non è mai in un Tempio, in un Ashram, in un Ritiro, in un Centro Yoga o in un monastero in India. Il Tantra è la Via della Vita. “Tantra” è un altro modo per dire Vita, perché la Vita è un invito all’Unione degli Opposti, all’Unità nella Dualità, alla Coscienza di Sé e Realizzazione del Sé o Vivere Coscienti, o Vivere dalla Presenza, ecc… (sono tutti sinonimi)
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Principi di LilaVAR: La Via è Tantrica*
Tra i Principi su cui si basa LilaVAR, come Visione del cammino verso la Realizzazione del Sé, ce n’è proprio uno dal titolo: La Via è Tantrica*.
Ma cosa significa?
È un metodo da seguire, facendo questo o attuando quello in un certo modo?
È una filosofia che offre un modello della realtà a cui aderire o meno?
È una pratica, una tecnica, una disciplina (siediti così, respira così, ferma questo, muovi quello, trattieni, rilascia…)?
No, niente di tutto questo.
Ciò a cui sta facendo riferimento è proprio quanto introdotto all’inizio: LilaVAR è una Via Esperenziale.
Perché questo significa che la Via è Tantrica. Significa che la Via è l’Esperienza, l’esperienza stessa, l’esperienza piena, totale, assoluta di tutto ciò che c’è.
In questa esperienza diretta della Vita, sperimenti tutto:
il bianco e il nero,
il forte e il cedevole,
il bello e il brutto,
il facile e il difficile
senza alcuna esigenza, spinta o interesse a propendere per uno solo di questi poli: tutto solo facile, tutto solo difficile, tutto solo forte, tutto solo cedevole…
Quando l’esperienza di questi poli è davvero totale, quando ti sarà venuta la nausea del facile, tanto quanto del difficile, del bello tanto quanto del brutto, allora i confini tra i due poli cominceranno a sfumare.
Ma non cadere nell’errore di pensare che allora/quindi gli Opposti si dissolveranno. Perché no, non succede. Non può succedere.
Nel nostro mondo binario gli Opposti esistono e, come tali, continueranno a esistere. In quanto Esseri Umani, in questa Realtà che sperimentiamo e che è ciò che chiamiamo “mondo” o “vita”, non c’è modo per cui la Dualità – Opposti, Contrari o Complementari che siano – si risolva.
Tuttavia, esiste un punto in cui essi si incontrano,
anzi, diciamo una linea,
anzi, una frontiera,
anzi, hai presente la battigia? Dove la sabbia e il mare si incontrano continuamente?
Hai presente quel luogo tanto delineato, quanto indefinito dove dici: “Ecco, quella è la riva“, intanto che la percepisci chiaramente come un luogo di congiunzione? Non metteresti in dubbio che lì la terra e l’acqua si incontrano, vero? Eppure sai benissimo che, se dovessi disegnarlo, quel punto di congiunzione non lo troveresti mai: dov’è esattamente? Dove la sabbia è un po’ più bagnata? Dove l’acqua è un millimetro più alta?
Il punto è che si sposta, cambia, si sovrappone, una volta un po’ più verso l’asciutto e una volta un po’ più verso il bagnato; non la puoi disegnare, trovare, individuare quella congiunzione, quella linea, perché di fatto non c’è.
Allo stesso modo ti è chiaro che l’acqua, quando supera quell’ideale confine di congiunzione/separazione non smette di essere uguale a prima, eppure magari scompare, o diventa melmosa così piena di terra, senza mai smettere di essere acqua…
Ecco, te lo dico giusto per darti un’idea, un’immagine ispirativa di ciò di cui stiamo parlando. E se ti metti lì, a contemplare quell’immagine dall’interno, a “sentirla”, a sentire l’esperienza a cui ti invita (senza razionalizzarla, mentalizzarla, concettualizzarla), ecco, basterà.
Basterà per comprendere,
perché la Via Tantrica è molto più intuitiva che razionale.
Perché la Via Tantrica è molto più ispirativa che esplicativa.
Perché la Via Tantrica è esperenziale e l’esperienza è sempre ovvia.
L’esperienza non ha bisogno di concetti, comprensioni, elaborazioni e teorie.
Ben vengano le riflessioni e comprensioni – a posteriori.
Se senti che completano il processo, perché no.
La riflessione fa parte della vita e della natura del nostro sistema. Ma la riflessione a priori non ti porterà all’esperienza. Puoi rifletterci quanto vuoi su qualcosa, ma non ti avvicinerà al momento in cui, fatta quell’esperienza, tutto il resto (concetti, elaborazioni, domande, conflitti, analisi, conseguenze…) sarà irrilevante.
E così le comprensioni, che a volte sono un modo con cui cominciamo a preparare il terreno per un’esperienza – ma non è detto, e se pensiamo che una comprensione ci faciliterà l’esperienza, rischiamo di cadere nella Trappola del Controllo, rischiando di dare per scontato che, solo perché abbiamo compreso di cosa si parla, lo abbiamo vissuto o è scontato che ci accada. Su questo tipo di malintesi si basano la maggior parte degli Ostacoli che molti viaggiatori dicono di incontrare nei loro cammini spirituali o di Coscienza di sé.
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La Via Tantrica è una Via Esperenziale
Quindi, tornando agli aspetti pratici e concreti lungo la Via verso la Realizzazione del Sé, ecco, a un certo punto essa diventa per sua stessa natura una Via Tantrica, perché, a un certo punto, tutto ciò che rimane è l’Esperienza, solo l’Esperienza.
E il Senso – tutto il Senso del mondo, della vita, di ciò che ti accade, del cammino che hai percorso o di qualunque cosa tu abbia affrontato o attraversato – è nell’esperienza che ne hai fatto.
L’Esperienza ti costringe (se preferisci, ti invita) a restare lì, con quello che succede, non a pensare a dopo, a quello che succederà, né a quello che è successo prima.
Tutto questo è narrazione.
Non c’è niente di male nella narrazione – anch’essa è profondamente parte del modo in cui siamo fatti e, anzi, è uno stupendo strumento di relazione, di comprensione, di significato, perfino più profonda e fondamentale di quanto non sia la logica, la riflessività e la cognizione razionale.
Ad ogni modo, quella narrazione, quel significato, quella comprensione non è l’esperienza. Non dobbiamo confondere Significato con Senso. Il Senso è nell’Esperienza in sé.
Rimani nell’esperienza.
Rimani in ciò che accade*.
Adesso.
Questo significa vivere nel Qui e Ora.
Non si tratta di una tecnica meditativa, né può essere frutto di uno sforzo concentrativo o mentale, non è frutto di una disciplina a cui ti sottoponi, non è una questione di attenzione della mente e di focus o di coscienza risvegliata o qualunque cosa ti immagini sia: è semplicemente essere lì, nell’esperienza e fare esperienza di ciò di cui stai facendo esperienza.
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Facciamo un esempio semplice.
Quando ti arrabbi con qualcuno, stai facendo l’esperienza della “rabbia con qualcuno“. Punto. Dico bene?
Se vuoi puoi ragionare sul perché ti arrabbi,
quanto dipende da te e quanto è l’altro bravo a farti arrabbiare;
puoi scavare nel passato e nelle ferite emotive e andare a capire se quella rabbia scaturisce da un po’ di alcol puro finito dritto sulla tua ferita più profonda… – Ahi! Certo che brucia! Eccome se brucia! Eccome se fa male!
Che ovvietà, no?! Non c’è niente di “misterioso”, di arcano, di profondo… se verso alcol su una ferita, brucia. E così fanno le cosiddette ferite emotive.
Oppure, puoi metterti a consultare qualche sistema oracolare o predittivo dei grandi movimenti cosmici e vedere se c’è una corrispondenza tra quella rabbia, in quel momento specifico in cui la vivi, e qualche posizione planetaria o congiuntura astrale, o flusso di elettromagnetico o informazionale che l’abbia resa più sollecitabile (non sono ironica, è una possibilità, legittima, come tutte le altre).
Oppure – ancora – puoi concentrare tutti i tuoi sforzi nel provare a controllare quella rabbia, nello “spegnerla”, arginarla, perfino reprimerla, o nel guarirla, nel fare che non succeda più, ecc.ecc.
Sta a te decidere se vuoi metterti in una o in altre di questo tipo di cose.
Sono migliaia le reazioni possibili che possiamo avere davanti alle esperienze – emotive, comportamentali, concettuali, morali… ma il punto fondamentale è che, semplicemente, stavi sperimentando rabbia, con tutte le sfumature del caso (perché non è che sperimentiamo la rabbia in un modo unico e sempre uguale, così come ogni volta che mangi un panino, anche se è sempre lo stesso panino, cotto nello stesso forno e con lo stesso impasto, non è mai lo stesso panino… figurati se cambi forno! Figurati se cambi impasto!…).
Insomma, hai capito.
L’Esperienza in sé basta a se stessa ed è carica di senso in sé.
(Ti ricordi l’esempio del bagno in mare?).
Naturalmente, per molto tempo vivi quella rabbia in modo totalmente incosciente: alias, quando l’esperienza accade non sai cosa sta accadendo e lo sai solo “dopo” quando ti rendi conto* di ciò che stava accadendo, quando comprendi, rilfetti, pensi, svisceri, smonti, analizzi.
Arriverà un giorno in cui vivrai quell’esperienza coscientemente: sei lì, bello sveglio, bello presente, perfettamente presente ad ogni singola sfumatura di quell’esperienza, attimo dopo attimo, intanto che accade.
Ed è tutto (ed è tantissimo!)
E quando sei lì, quando è questo il “luogo” di te da cui vivi la vita, beh, sarà evidente perché la concettualizzazione, la comprensione, l’elaborazione a posteriori è totalmente superflua… (ma non dico che non accada… dopo…)
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Tantra non fa rima con Paradiso: Vivere sulla Soglia
Torniamo alla nostra Via Tantrica.
Se hai compreso quanto abbiamo detto fin qui, ciò che diremo ora non dovrebbe sorprenderti, ma come dico sempre, vale la pena essere brutalmente diretti, perché il rischio di auto-ingannarci è molto, molto alto.
Una Via Tantrica non è una via paradisiaca,
e non è nemmeno una via infernale,
è una via del mezzo, dello “stare nel mezzo”,
dello stare “tra i due”,
e i Due non si risolvono nell’Uno – questa è un’idea, una concettualizzazione, una fantasia speculativa, filosofica, figlia di tante tradizioni del passato e fonte di molti miti spirituali.
I Due non si risolvono nell’Uno, perché dove c’è l’Uno non può esserci il Due.
Nell’Uno c’è la Coscienza, la Testimonianza, la Presenza, quell’Essere che non prende le parti di niente e di nessuno, non si dicotomizza, non si moralizza, per il quale non c’è bene e male, giusto e sbagliato, meglio e peggio, c’è solo quello che c’è.
L’Uno e il Due, sono due piani diversi.
O sei nell’Uno o sei nel Due – solo al termine del “processo”, in quel “luogo” che per praticità chiamiamo Sé, entrambi i piani sono compresenti, come un’interfaccia e un’intersezione, ma non si può concettualizzare, quindi ora non perdiamoci in questo.
Prima della Realizzazione del Sé, della scoperta di ciò che sei veramente, del riconoscimento della tua Vera Natura (sono tutti sinonimi) o sei nell’Uno o sei nel Due (per lo più nel Due, poiché nell’Uno ci sei solo in certi stati, di cui per lungo tempo non sei cosciente…)
poi arriva un momento in cui, anche quando sei nel Due, puoi vedere (dall’esperienza diretta non dalla concettualizzazione, dall’intelletto) che questo Due non è una conflittualità: ecco cosa significa riconciliare gli Opposti.
Non significa cambiare la natura di uno dei due termini, non so, che il male diventi bene o che non ci sia più conflitto tra un cosiddetto male e un cosiddetto bene. Non esiste niente del genere. Sul piano duale il bene esiste tanto quanto il male esiste (e per lungo tempo le vedrai come categorie morali).
Nel piano dell’Uno non esiste né il bene, né il male, quindi la questione non sussiste (l’Uno non è quel “bene assoluto” che le religioni o molta spiritualità lasciano intendere!)
Quindi, non cadere nell’illusione che il difficile diventi facile.
Il difficile rimane difficile,
il brutto rimane brutto,
o di nuovo ricadrai nell’ideale per cui uno è migliore dell’altro, uno è più desiderabile dell’altro, che le cose così come sono (il difficile, il brutto) non vanno bene e tornerai ad aspirare a un mondo ideale che non c’è.
Nel Due c’è l’Esperienza della Dualità che, di volta in volta, si differenzia, bella e brutta, e quando il Cammino è compiuto e gli Opposti si sono incontrati – alias riconosciuti l’un l’altro, rispettati l’un l’altro – quell’Esperienza avviene su questo confine paradossale del bello e brutto, ed è un’esperienza che lascia che qualunque cosa si manifesti, non interferisce, e “reagisce” in armonia con quello che c’è – disgusto, se c’è disgusto… perché non cerca di cambiare il disgusto in appetibile, in “me lo faccio andare bene” – come accade tanto spesso nei mondi spirituali con l’idea di accettazione, e cose così.
Il bello o il brutto, vengono visti, rispettati, riconosciuti, vissuti, sperimentati, attraversati ciascuno per quello che è, perché entrambi sono solo colorazioni di una realtà unica che una volta pende per il bello e una per il brutto.
(più probabilmente, una volta per il bello, e un sacco di volte per il brutto!!! 😂)
Questa “esperienza cosciente”, che si trova nel mezzo, via via si colora sempre più nettamente e si differenzia sempre più , vivendo ora il bello, ora il brutto.
Il pendolo non può fermarsi, o non è un pendolo.
Anzi, il pendolo, nel suo movimento pendolare, coprirà tutti i gradi verso un estremo e verso l’altro, a volte più lentamente, a volte più velocemente. E su questo “arco” si manifesta l’infinita varietà della vita e del fluttuare delle sensazioni, degli stati d’animo, degli eventi che si svolgono fluidi e di quelli che sembrano andare controvento.
La Via Tantrica è la Via che conduce a lasciare che il difficile sia difficile, il facile, facile
lungo la Via Tantrica, uno non fa a pugni con l’altro,
uno non vuole prevaricare sull’altro,
uno non vuole distruggere, annientare, cambiare l’altro.
Ora uno, ora l’altro, prenderanno il sopravvento e condurranno il gioco, ciascuno secondo le proprie caratteristiche – un temporale, con tuoni e fulmini, e il sole con tepore e luce – ma il punto fondamentale è che entrambi staranno andando nella stessa direzione.
Ecco.
Eccoci all’ultimo passo.
Ora dimmi, se tutta la tua energia è impiegata nella lotta tra il bene e il male, tra il facile e il difficile, cosa ti rimane per andare avanti? Cosa ti rimane per vivere? Attraverso quel bene, attraverso quel male, continuando a muoverti oltre il bene, oltre il male…
Una vita di lotta è una vita estenuante e infruttuosa, perché tu pensi che la lotta sia quello che ti porterà a godere di qualcosa che otterrai “a lotta finita”, a vittoria ottenuta, ma in verità quel “qualcosa dopo” non esiste, quel “qualcosa” era già lì, quando hai deciso di lottare per un risultato nel futuro immaginato…
Immagina di essere un guerriero che ha trascorso tutta la notte sul campo di battaglia a combattere contro il nemico, e poi, quando la battaglia si placa, dovrebbe trovare la forza di andarsene da lì e proseguire il suo viaggio o fondare una nuova città…
Dimmi, credi che chi ha lottato potrebbe farlo? O sarebbe così esausto, da stramazzare anche lui sul campo di battaglia… Non è mai chi combatte che dà origine al nuovo, ma sempre qualcuno che viene dopo, o che non ha lottato. Chi combatte, continua a combattere, lì, o altrove, e qualunque guerra in sé non ha mai nè vincitori né vinti, a dispetto delle narrazioni che ne vengono fatte.
Ecco, allora, coraggioso Viaggiatore delle Terre della Coscienza di Sé, deponi le tue armi, smetti di lottare, di combattere e di cercare di cambiare il bello e il brutto, il facile e il difficile,
smettila di porli uno contro l’altro,
smettila di porti contro l’uno e contro l’altro,
e lascia che, ora l’uno ora l’altro, conducano il carro che ti porterà lontano.
Questa è la Via Tantrica, la Via che non cerca di risolvere (cambiare, eliminare) gli Opposti,
la Via che cavalca gli Opposti,
la Via che lascia in pace le cose,
la Via che cede le redini al bianco e al nero, al buono e al cattivo, al bello e al brutto e gli lascia fare il loro gioco.
E tanto per sottolinearlo ancora una volta, e essere brutalmente chiari, lungo la Via Tantrica, “buono/cattivo”, “bello/brutto”, bene/male, luce/ombra non sono categorie morali, sono categorie sensoriali, percettive, del gusto, della vista (c’è luce o no), della sanità (mi fa bene, non mi fa bene)…
Lo so, ci vuole tanto, tanto tempo affinché la battaglia si plachi.
Sei così intriso di questa idea della vittoria e della sconfitta che uscire da lì è davvero un’impresa. Ma puoi.
Con pazienza.
Con rispetto per le cose.
Con coraggio, perseveranza, dedizione, onestà
e pazienza, tanta pazienza…
Intanto, io ti aspetto a LilaVAR 💚
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LilaVAR è il nome e la forma che ho dato al Viaggio verso la Realizzazione del Sé, che io stessa ho compiuto,
Se vuoi che ti accompagni in questo Viaggio lungo la Via Tantrica,
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P.S.*
*”Rimanere lì“, “Rimanere con quello che c’è” e *”Renderti conto” sono tutti Poteri che sviluppiamo lungo il nostro Viaggio dall’Io al Sé, via via che ci addentriamo nelle Terre della Coscienza di Sé.
Principi e Poteri sono due importanti “alleati” di ogni esperienza esistenziale, per affrontare sfide, ostacoli, prove e insidie, per arricchire la comprensione di noi stessi e del Viaggio che stiamo facendo, per viverlo come una Grande Avventura e non come un Destino Avverso, un Cataclisma, o un Compito Insormontabile, ma nemmeno come una mera gita di svago o un superficiale fuga detox intanto che la vita quotidiana ci annoia, ci spegne e si fa sempre più stretta.
Dei Principi parlo spesso (per es. qui, o qui) anche dei Poteri parlo ampiamente, soprattutto nel Libro e nella Newsletter. Qui trovi alcuni spunti sul Potere di Discernimento
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