Le 5 ferite dell’anima e dell’identità sono davvero 5?

Una prospettiva diversa e 2 domande scomode lungo la via verso la Realizzazione del Sé

Le 5 Ferite dell'anima e dell'identità

Una prospettiva diversa e 2 domande scomode lungo la via verso la Realizzazione del Sé

Le 5 ferite dell’anima e dell’identità sono davvero 5?

Una prospettiva diversa e 2 domande scomode lungo la via verso la Realizzazione del Sé

Le 5 Ferite dell'anima e dell'identità

Le 5 ferite dell’anima e dell’identità sono davvero 5?

Una prospettiva diversa e 2 domande scomode lungo la via verso la Realizzazione del Sé

Le 5 Ferite dell'anima e dell'identità

Indice dei Contenuti

  • Ferite dell’anima o ferite dell’identità?

  • Le Ferite: una, nessuna o centomila?

  • Le 5 ferite principali sono tutte sullo stesso piano?

  • C’è una soluzione?

Potete in quel momento sentire la potente ondata che si alza in voi, la paura, magari mascherata dalla rabbia e dall'ostilità?
Sentite la vostra voce diventare roca o penetrante, o più alta o più bassa di qualche ottava?

Potete essere consapevoli della vostra mente che si slancia a difendere le sue posizioni, a giustificare, ad attaccare, a ferire?

In altre parole, potete in quel momento di inconsapevolezza, risvegliarvi?
Potete sentire che vi è qualcosa in voi che è in guerra, qualcosa che si sente minacciato e vuole sopravvivere a ogni costo, che ha bisogno del dramma per confermare la propria identità come un personaggio vittorioso di una produzione teatrale?

E. Tolle

Le 5 ferite dell’anima e dell’identità sono un tema molto trattato negli ambienti spirituali, olistici e di self-help, ma affrontarle, scoprirle in noi stessi, attivarci per sanarle, ripararle, risolverle è davvero ciò di cui abbiamo bisogno quando siamo incamminati alla scoperta di ciò che siamo veramente?

Qual è la relazione tra queste 5 ferite e la nostra Vera Natura?
Sono porte da cui bisogna necessariamente passare per poter accedere ad essa e trovare il Vero Sé?

In questo articolo voglio offrirti alcuni spunti di riflessione su questo argomento tanto preminente nella maggior parte dei metodi e approcci verso la Realizzazione del Sé, che siano più di stampo psicologico, meditativo o appunto spirituale.

Ancora una volta ti dirò qualcosa di radicalmente diverso dal solito, un cambio di prospettiva necessario per non rimanere impantanati per sempre nelle paludi della Ricerca e progredire davvero e con chiarezza, sul tuo cammino di riconoscimento del tuo Vero Sé.

L’invito è sempre lo stesso: indaga, esplora, sperimenta... e lascia che ti ponga alcune domande scomode. Le trovi in fondo all’articolo.

Indice dei Contenuti

  • Ferite dell’anima o ferite dell’identità?

  • Le Ferite: una, nessuna o centomila?

  • Le 5 ferite principali sono tutte sullo stesso piano?

  • C’è una soluzione?

Le 5 ferite dell’anima e dell’identità sono un tema molto trattato negli ambienti spirituali, olistici e di self-help, ma affrontarle, scoprirle in noi stessi, attivarci per sanarle, ripararle, risolverle è davvero ciò di cui abbiamo bisogno quando siamo incamminati alla scoperta di ciò che siamo veramente?

Qual è la relazione tra queste 5 ferite e la nostra Vera Natura?
Sono porte da cui bisogna necessariamente passare per poter accedere ad essa e trovare il Vero Sé?

In questo articolo voglio offrirti alcuni spunti di riflessione su questo argomento tanto preminente nella maggior parte dei metodi e approcci verso la Realizzazione del Sé, che siano più di stampo psicologico, meditativo o appunto spirituale.

Ancora una volta ti dirò qualcosa di radicalmente diverso dal solito, un cambio di prospettiva necessario per non rimanere impantanati per sempre nelle paludi della Ricerca e progredire davvero e con chiarezza, sul tuo cammino di riconoscimento del tuo Vero Sé.

L’invito è sempre lo stesso: indaga, esplora, sperimenta... e lascia che ti ponga alcune domande scomode. Le trovi in fondo all’articolo.

Riassunto | L'Articolo in sintesi

In questo articolo trovi una prospettiva non convenzionale sul tema delle 5 ferite dell'anima - rifiuto, abbandono, umiliazione, tradimento, ingiustizia - spesso affrontato in contesti spirituali e di crescita personale.

Queste 5 ferite sono esperienze universali, che tutti gli Umani sperimentano in varia misura. Non sono un difetto da riparare, ma fanno parte del tessuto stesso dell'esperienza della vita. Non possiamo evitarle, ma possiamo imparare a vederle per quello che sono: esperienze transitorie, che nulla dicono su di noi o su chi siamo veramente.

Nell’articolo ti accompagno a vedere come siano tutte riconducibili all’attitudine del rifiuto, dietro alla quale, ancora più in profondità si trova un senso di separazione dal Tutto. Questa separazione è la radice principale del malessere, della conflittualità e della sofferenza che spesso sperimentiamo.

Riconoscere le cose come stanno e la natura illusoria del senso di separazione, invece che porsi nell’idea di una soluzione/sanazione del problema/ferita è ciò che ci apre a una dimensione di reale accettazione di noi stessi e della vita "così com'è".

Alcune delle DOMANDE a cui questo articolo risponde

Temi chiave:

Il concetto di "ferita" nella psicologia e nelle pratiche olistiche, spesso legata a esperienze traumatiche del passato, e la loro influenza sulla personalità, le relazioni e il comportamento degli individui.

L'universalità delle 5 ferite: tutti le sperimentano in varia misura. L'importanza di riconoscere le 5 ferite come esperienze piuttosto che come tratti distintivi della nostra identità.
Il Rifiuto come radice comune di tutte le 5 ferite emotive e come si manifesta, alimentando autocritica, giudizio e condanna.

Il Senso di Separazione come fondamento del dolore e l'illusione dell' "io" separato come origine di conflitto, paura e sofferenza.
Le false promesse delle Soluzioni e la Via della Consapevolezza. Gli approcci tradizionali che promettono la guarigione completa delle 5 ferite attraverso pratiche specifiche, funzionano davvero?

L'invito a riconoscere la natura illusoria dell'approccio "problema-soluzione" in relazione alle 5 ferite e il Potere di Ammissione e Riconoscimento.
"La frontiera" come metafora di uno stato di consapevolezza in cui le ferite sono riconosciute senza esserne sopraffatti. L'abbandono della ricerca di soluzioni e l'abbraccio della vita così com'è, con le sue sfide e i suoi dolori. La pace e la calma che ne derivano.

L'importanza di esplorare la propria Vera Natura al di là dell'identificazione con le 5 ferite.

Ferite dell’anima o ferite dell’identità?

Non so da quanto tempo ti trovi su un percorso di esplorazione di ciò che sei, sia che tu lo intenda come un cammino di evoluzione interiore, di crescita personale, di Coscienza di Sé o di Risveglio spirituale.

In effetti, ognuna di queste definizioni dice molto riguardo al punto di vista da cui affronti questo viaggio o, in generale, l’esperienza della vita. Per ora, però, in questo articolo, trattiamoli come sinonimi.

Da qualunque porta tu sia entrato facendo i primi passi nella conoscenza di te come essere vivente dotato di un corpo, di una mente, di una psiche, di emozioni e schemi di comportamento, probabilmente hai incontrato varie descrizioni riguardo a queste 5 ferite profonde che condizionano più o meno consciamente la tua vita e che sarebbero iscritte all’origine stessa del tuo modo di essere, della tua personalità e forse perfino della tua anima, come alcuni sostengono.

Sia la stragrande maggioranza dei percorsi olistici che la psicologia riconoscono appieno il concetto di “ferita” o “trauma” in relazione, di solito, a un’esperienza precoce o addirittura karmica, che travalica quindi il tempo e lo spazio della tua identità di adesso.

Secondo questa visione, tale ferita o trauma segna fortemente e indirizza pesantemente la personalità che svilupperai come individuo adulto – in questa vita, e anche nelle successive se non arriverai alla risoluzione della questione. Anche le attitudini, i comportamenti, il profilo emotivo, gli schemi di pensiero ne saranno profondamente influenzati e condizioneranno l’intera gamma di reazioni che manifesterai davanti alle situazioni che la vita ti porterà. Inoltre, sempre secondo questi approcci, ciascuno di noi è caratterizzato principalmente da una di queste 5 ferite dell’anima o dell’identità.

Non andiamo oltre in questo riferimento alla psicologia o alle prospettive olistiche e new age. Come sai, noi di LilaVAR non ci occupiamo di una visione psicologica, terapeutica, sanatrice o energetica dell’essere umano, bensì di una visione cosciente, di un risveglio all’essere che siamo, di un riconoscimento della nostra vera natura, che di per sé è la chiave profonda da cui scaturisce tutto il resto. Ciò che ci interessa maggiormente è indagare e comprendere come stanno davvero le cose, accompagnati da una mappa che condividiamo – anche attraverso articoli come questo – ciascuno facendo il proprio Viaggio, per arrivare a quella “Verità del Cuore”, tua, profondamente unica e frutto della tua conoscenza diretta.

Da questa prospettiva, ha senso un lavoro sulle ferite?
Probabilmente no, ma capiamo perché.

Le 5 Ferite dell'anima e dell'Identità

Le Ferite: una, nessuna o centomila?

Diamo per scontato che tu, come tutti (tutti, il 100% dell’umanità) hai sperimentato a vari gradi e con varie proporzioni le 5 ferite psico-emotive fondamentali – rifiuto, abbandono, umiliazione, tradimento, ingiustizia.

Nessuno ne è immune (non farti ingannare su questo), e anche la persona più di successo, che sembra stare bene su tutti i fronti, che sembra aver trovato tutte le risposte, i maestri, i guru, i risvegliati, illuminati o come ti piace chiamarli, tutti fanno esperienza delle 5 ferite: non è una scelta, né qualcosa che si può evitare.

Anzi, non solo non puoi non sperimentare queste 5 ferite (e molte altre, nelle loro migliaia di sfumature) ma non puoi nemmeno guarirle, non puoi sanarle, ripararle, risolverle o dissolverle. Semplicemente puoi riconoscere ciò che sono, “dove” si manifestano (a che livello di te) e vedere che sono un’esperienza, non una caratteristica di ciò che sei, un po’ come fare o non fare una gita in montagna, o un giro sull’ottovolante, non uno stigma che ti definisce, né un tratto della tua vera natura.

Per capire meglio cosa significa vivere su questa “soglia” tra ciò che sperimenti (i fenomeni o certe caratteristiche) e ciò che sei, faccio spesso riferimento al cinema. Immagina che una di queste 5 ferite, uno di questi traumi – es. l’abbandono – faccia parte del vissuto del protagonista del film che stai guardando. Quell’abbandono è qualcosa di reale, cioè, non significa che non esiste, ma esiste nel film e per quanto tu possa empatizzare con il personaggio e sentirlo come un’esperienza tua, come se fossi proprio tu a viverlo (più il film è ben fatto e riuscito e più lo sentirai proprio come se fosse vero), a te, che sei seduto nella sala del cinema, non sta accadendo niente del genere.

Ho reso l’idea?

Se la tua risposta è sì, divertiti pure a osservare questo meccanismo proprio grazie ai film; la filmografia sull’ingiustizia, il tradimento, l’abbandono, l’umiliazione è sterminata, proprio perché si tratta di esperienze universalmente condivise da qualunque essere vivente dotato di un mondo emotivo (non solo i Sapiens, quindi) e ancor più di una psiche (come gli umani). 

Ma facciamo un altro passo. 

Le 5 Ferite dell'anima e dell'Identità

Le 5 ferite principali sono tutte sullo stesso piano?

Tra le 5 ferite principali – rifiuto, abbandono, ingiustizia, umiliazione e tradimento – c’è una differenza o hanno tutte lo stesso peso?

L’idea che in te ce ne sia una dominante è più utile alla comprensione che non uno specchio della realtà dei fatti. La maggior parte delle persone fa esperienza di un cocktail misto, in cui ci sono pizzichi di questo e quello, solitamente conditi da numerosi altri effetti, come la fiducia/sfiducia nei confronti della vita, degli altri e di noi stessi, o invece un’attitudine creativa-distruttiva o attiva-passiva davanti agli eventi, una modalità specifica con cui si esprimono rabbia, paura, colpa, attacco, difesa, controllo, e così via.

Il punto quindi, non è tanto determinare quale sia predominante, bensì di vedere che le sperimenti tutte, ma che tutte, se le sbucciassi come una cipolla, sono riconducibili a un unico meccanismo, quello del rifiuto. In tal senso, abbandono, ingiustizia, umiliazione, tradimento sarebbero più delle enfasi, delle sfumature o un diverso colore di tale attitudine al rifiuto, e questo vale per tutti, indistintamente.

Insomma, gira che ti rigira, tutto ciò che sento, provo, sperimento viene dal fatto che mi sento rifiutato e che io stesso rifiuto, sia in relazione all’esterno (qualcosa che noi attuiamo con altri o altri con noi), sia all’interno, cioè verso noi stessi.

Sintetizzando al massimo: rifiuto la tua esistenza (abbandono), rifiuto il tuo potere e la tua dignità di essere (umiliazione) rifiuto il tuo valore, la tua importanza (tradimento), rifiuto il tuo diritto di essere come sei (ingiustizia)… Allo stesso modo, mi rifiuto, mi abbandono, mi tradisco, mi umilio e mi tratto con ingiustizia, mi giudico, mi condanno, mi colpevolizzo – non riconosco il mio diritto di esistere, il mio diritto di esserci e di avere dei bisogni, il mio valore, il mio potere, la mia importanza…

L’interessante di questa reductio ad unum è che ci porta a concentrarci su un unico punto e a vedere che il rifiuto è un po’ come un essere respinti, esiliati, isolati, esclusi, tagliati fuori, non visti, misconosciuti… è, in estrema sintesi, una ferita da separazione.

Le 5 Ferite dell'anima e dell'Identità

Ed eccoci al punto: il senso di separazione è ciò che si trova alla base di… tutto: tutto il malessere, le sofferenze, le emozioni, la conflittualità, la problematicità del vivere… potremmo dire che il senso di separazione è alla base di tutto il condizionamento, è la radice stessa dell’Io come unità unica, distinta e separata (appunto) da tutto il resto: se non vi è separazione non vi è alcun “io”.

Laddove c’è un “io”, invece, c’è un “altro”, c’è un qui e un là, c’è un interno e c’è un esterno. Da questo confine, da questa frattura nel tessuto del tutto prende avvio tutta la gamma di emozioni e sentimenti che conosciamo molto bene e che permeano le famose 5 ferite: paura, rabbia, colpa, sopruso, dominio, sottomissione, prevaricazione, lotta, sopravvivenza

Insomma, il senso di separazione è ciò che ti fa sentire impotente rispetto alla vita, percepita come una forza magnificente che ti sovrasta e regola, controlla, determina il tuo destino che si trova in mano a forze oscure che non conosco, che mi dominano, mi governano, mi reprimono…

Il senso di separazione è ciò che ti fa sentire separato da tutto il resto, quindi in uno stato di eterno sforzo, lotta o contrapposizione per cui devi guadagnarti il tuo spazio, lottare per il cibo, ottenere rifugio dal pericolo rappresentato da tutto ciò che non sei tu e che è, di per sé, una minaccia, un nemico, qualcosa da attaccare o da cui difenderti. In tal senso, il senso di separazione è alla base della paura di soccombere e della spinta alla sopravvivenza.

Il senso di separazione è ciò che ti fa propendere all’accaparramento, al bisogno di possedere, e alla spinta alla crescita esponenziale – di beni, di soldi, di raggiungimenti, di cose, di oggetti, di persone, in pratica l’avidità.

Il senso di separazione è ciò che sta dietro la maggior parte delle relazioni interpersonali, anche quelle che a volte definiamo d’amore e che di fatto confondiamo con l’attaccamento, il possesso, o che pensiamo sia qualcosa da trovare, che abbiamo perduto, che non conosciamo, che deve nascere da un qualcosa (qualcuno), che deve arrivare per volere di una qualche fonte esterna (divina, trascendente, superiore)…

Questo è ciò che accade anche a livello “spirituale”, quando cerchiamo la salvezza, uno stato risolto, la riunificazione con il divino, la riconnessione con la natura: ciò che stai affermando è sempre e comunque che c’è una separazione, c’è un soggetto e un oggetto, c’è un qualcuno a cui manca un qualcosa, c’è il desiderio di quel qualcosa e di fare esperienza della sensazione di appagamento, di soddisfazione, riunificazione, totalità.

Lo stesso avviene con te stesso: quella visione duale di fondo implica che tu non ti senta un intero; e lasciami dire che magari! il senso di “io”, apparentemente unificatore potesse restituirci questa totalità; in verità sentiamo, scopriamo, sperimentiamo continuamente molte diverse “forze” dentro di noi che non consideriamo parte di noi stessi, ovvero separate e che rifiutiamo (escludiamo, esiliamo, non riconosciamo…) anche solo con un semplice “non sono io” (solitamente giudicante).

Le 5 Ferite dell'anima e dell'Identità

C’è una soluzione?

Ecco. Come certamente sai, la maggior parte degli approcci e dei metodi tradizionali affermano che se seguirai alla lettera la tal pratica, o tecnica, se ti applicherai con disciplina, costanza e sforzo, otterrai una ricongiunzione, rimarginerai la ferita, ricucirai la separazione, ti riconnetterai a quel qualcosa da cui saresti disconnesso.

Come sanno bene i Viaggiatori di LilaVAR, le cose non stanno affatto così e non è questo il punto: non ci sono “ferite da guarire”, ma solo esperienze, non ci sono disconnessioni, né separazioni, ma solo malintesi e idee su come dovrebbe essere.

Tuttavia, è molto probabile che, davanti a tutto questo, sorga spontanea la domanda: cosa fare? C’è una soluzione? Siamo condannati a vivere così e dominati da questa istanza separativa? Qual è la sua origine e la sua ragion d’essere?

Per rispondere dobbiamo fare un altro passo e ribaltare ancora una volta le cose, perché così formulata, la domanda è mal posta. Lascia che ti chieda: in che senso, una soluzione? Perché vorresti una soluzione? Per arrivare dove, a fare cosa, a ottenere cosa…

Una domanda posta in termini di problema-soluzione è sempre una domanda che sostiene il concetto di separazione, di un “io” che vive una condizione che considera erronea, si interroga su quella condizione, la respinge come sbagliata e inadeguata – in sostanza, la rifiuta – e vuole poter fare qualcosa per cambiarla, ripararla, risolverla… e saremmo al punto da capo.

Dall’altro lato potrei dirti, sì certo che c’è una soluzione, basta andare alla radice del senso di separazione; ma come si fa, mi chiederesti tu un istante dopo, e saremmo al punto da capo.

Dunque la soluzione è nell’enorme coraggio che ci vuole a vedere le cose come stanno, nel concreto, nel pratico. Come dico sempre “ammettere e riconoscere sono le medicine più potenti”. Le cosidette 5 ferite sono una realtà dell’esperienza umana, non puoi farci niente. Dall’altro puoi riconoscerle per quello che sono: un fenomeno, un’esperienza, non un qualcosa che accade a un qualcuno.

Questo “riconoscimento delle cose come stanno” è il primo passo verso la “frontiera” e verso quel vivere sulla soglia che è il luogo privilegiato di ogni Sognatore Cosciente. Lì, nel bel mezzo della tempesta, come nell’occhio del ciclone, c’è una grande pace, una grande calma e un grande senso di rilassatezza.

Le 5 Ferite dell'anima e dell'Identità

Viste dalla Frontiera, le 5 ferite non sono un errore, non sono qualcosa di sbagliato o che non dovrebbe esserci e, d’altra parte, non sei nemmeno obbligato a guardare tutto il tempo quel canale e indossare i panni del personaggio del film.

Lì sulla Frontiera, non c’è separazione, c’è tutto quello che è così com’è. Sì, lo so che sembra un paradosso (in effetti, lo è). E, sì, lo so che la mente vorrebbe risolvere quest’incertezza, questa tensione tra due cose che sembrano inconciliabili; vorrebbe saperne di più e trovare la famosa soluzione, il rilascio della tensione. Ma il punto è che la mente non può comprendere la vita sulla soglia e il paradosso della Realizzazione del Sé, può solo arrendersi a essa e a ciò che è.

Ecco, se puoi scegliere questa posizione scomoda, allora, benvenuto, benvenuto sulla Frontiera tantrica della vita, dove gli opposti si incontrano, dove la mente si spegne, dove non resta che un sentire, un esserci, una presenza. Se vuoi, ci troviamo lì, perché siamo tutti lì – che tu te ne renda conto o no. Sei già lì e lì non c’è separazione.

Se non puoi ancora tutto questo, continua a cercare, domandare, sperimentare, non c’è niente di male in questo, non fartelo andare bene solo perché qualcuno te lo propone come una possibilità. Esplora e sperimenta direttamente la natura di ciò che sei e ricorda che Realizzare il Sé non significa che non sentirai mai più abbandono, tradimento, ingiustizia, rifiuto, separazione…

Non cadere nella tentazione di dire che non esistono, che non sono reali… lo sono eccome, come lo è un temporale, che va e passa e di cui continuerai a fare esperienza per tutta la vita, ma non ti metterai mai a voler guarire il temporale, vero?

Potrai imparare a riparati, perché inzupparsi da capo a piedi non è divertente, né pratico; potrai perfino imparare a prevedere che sta arrivando e limitare i danni, perché ricomprare i fiori sul balcone tutte le volte è una gran scocciatura e un gran peccato, ma non puoi fermare il temporale, non puoi cambiarlo, non puoi trasformarlo in una pioggerellina o nel sole splendente… è un temporale, una delle infinite esperienze della vita, uno degli infiniti fenomeni che sperimenti, belli o no, scomodi o no, duraturi o no, alcuni in discesa, altri in salita…

Comprendi?

Ecco. Indaga, sperimenta, osserva e lascia che ti ponga quella domanda scomoda che ti ho promesso all’inizio di questo articolo:


Hai davvero bisogno del concetto di ferita emotiva da guarire, riparare e risolvere per riconoscere chi sei veramente?
Hai davvero bisogno del concetto di anima affetta da una ferita animica che si reincarna per compiere un viaggio di riparazione, e poter arrivare a riconoscere chi sei veramente?

E perché vuoi che i temporali non esistano, perché vuoi che il mondo sia diverso?
Perché, perché rifiuti la vita, così com’è?

Non rispondere in modo automatico, come se ci fosse una risposta giusta.
È una domanda aperta ed è molto profonda che punta dritto al riconoscimento di ciò che sei.

Io ti aspetto sulla frontiera, lì dove non c’è separazione, e niente da risolvere, solo da vivere, la vita, così com’è.

Intanto ti abbraccio dall’Unico Cuore 🌸

_____

Claudia Lila Marga
𝑉𝑖𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜 𝑎 𝐿𝑖𝑙𝑎𝑉𝐴𝑅 – 𝐿𝑎 𝐺𝑟𝑎𝑛𝑑𝑒 𝐴𝑣𝑣𝑒𝑛𝑡𝑢𝑟𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑅𝑒𝑎𝑙𝑖𝑧𝑧𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑆𝑒́ Su Amazon. Scopri di più: https://tinyurl.com/5n7fhu53

Potete in quel momento sentire la potente ondata che si alza in voi, la paura, magari mascherata dalla rabbia e dall'ostilità?
Sentite la vostra voce diventare roca o penetrante, o più alta o più bassa di qualche ottava?

Potete essere consapevoli della vostra mente che si slancia a difendere le sue posizioni, a giustificare, ad attaccare, a ferire?

In altre parole, potete in quel momento di inconsapevolezza, risvegliarvi?
Potete sentire che vi è qualcosa in voi che è in guerra, qualcosa che si sente minacciato e vuole sopravvivere a ogni costo, che ha bisogno del dramma per confermare la propria identità come un personaggio vittorioso di una produzione teatrale?

E. Tolle

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Riassunto | L'Articolo in sintesi

In questo articolo trovi una prospettiva non convenzionale sul tema delle 5 ferite dell'anima - rifiuto, abbandono, umiliazione, tradimento, ingiustizia - spesso affrontato in contesti spirituali e di crescita personale.

Queste 5 ferite sono esperienze universali, che tutti gli Umani sperimentano in varia misura. Non sono un difetto da riparare, ma fanno parte del tessuto stesso dell'esperienza della vita. Non possiamo evitarle, ma possiamo imparare a vederle per quello che sono: esperienze transitorie, che nulla dicono su di noi o su chi siamo veramente.

Nell’articolo ti accompagno a vedere come siano tutte riconducibili all’attitudine del rifiuto, dietro alla quale, ancora più in profondità si trova un senso di separazione dal Tutto. Questa separazione è la radice principale del malessere, della conflittualità e della sofferenza che spesso sperimentiamo.

Riconoscere le cose come stanno e la natura illusoria del senso di separazione, invece che porsi nell’idea di una soluzione/sanazione del problema/ferita è ciò che ci apre a una dimensione di reale accettazione di noi stessi e della vita "così com'è".

Alcune delle DOMANDE a cui questo articolo risponde

1. C'è differenza tra le 5 Ferite dell'anima e le 5 Ferite dell'identità?
2. Cosa sono le 5 Ferite dell'anima e perché sono importanti?
3. C'è una Ferita dominante che influenza maggiormente la nostra vita?
4. Cosa accomuna le 5 Ferite dell'anima e qual è il ruolo del "rifiuto" nelle 5 ferite?
5. Le 5 Ferite dell'anima possono essere ricondotte a un'unica Ferita?
6. Qual è l'attitudine migliore per affrontare le 5 Ferite dell'anima?
7. È possibile guarire dalle 5 Ferite dell'anima?
8. Qual è il potere della Consapevolezza nell'affrontare le 5 Ferite dell'anima?

Temi chiave:

Il concetto di "ferita" nella psicologia e nelle pratiche olistiche, spesso legata a esperienze traumatiche del passato, e la loro influenza sulla personalità, le relazioni e il comportamento degli individui.

L'universalità delle 5 ferite: tutti le sperimentano in varia misura. L'importanza di riconoscere le 5 ferite come esperienze piuttosto che come tratti distintivi della nostra identità.
Il Rifiuto come radice comune di tutte le 5 ferite emotive e come si manifesta, alimentando autocritica, giudizio e condanna.

Il Senso di Separazione come fondamento del dolore e l'illusione dell' "io" separato come origine di conflitto, paura e sofferenza.
Le false promesse delle Soluzioni e la Via della Consapevolezza. Gli approcci tradizionali che promettono la guarigione completa delle 5 ferite attraverso pratiche specifiche, funzionano davvero?

L'invito a riconoscere la natura illusoria dell'approccio "problema-soluzione" in relazione alle 5 ferite e il Potere di Ammissione e Riconoscimento.
"La frontiera" come metafora di uno stato di consapevolezza in cui le ferite sono riconosciute senza esserne sopraffatti. L'abbandono della ricerca di soluzioni e l'abbraccio della vita così com'è, con le sue sfide e i suoi dolori. La pace e la calma che ne derivano.

L'importanza di esplorare la propria Vera Natura al di là dell'identificazione con le 5 ferite.

Ferite dell’anima o ferite dell’identità?

Non so da quanto tempo ti trovi su un percorso di esplorazione di ciò che sei, sia che tu lo intenda come un cammino di evoluzione interiore, di crescita personale, di Coscienza di Sé o di Risveglio spirituale.

In effetti, ognuna di queste definizioni dice molto riguardo al punto di vista da cui affronti questo viaggio o, in generale, l’esperienza della vita. Per ora, però, in questo articolo, trattiamoli come sinonimi.

Da qualunque porta tu sia entrato facendo i primi passi nella conoscenza di te come essere vivente dotato di un corpo, di una mente, di una psiche, di emozioni e schemi di comportamento, probabilmente hai incontrato varie descrizioni riguardo a queste 5 ferite profonde che condizionano più o meno consciamente la tua vita e che sarebbero iscritte all’origine stessa del tuo modo di essere, della tua personalità e forse perfino della tua anima, come alcuni sostengono.

Sia la stragrande maggioranza dei percorsi olistici che la psicologia riconoscono appieno il concetto di “ferita” o “trauma” in relazione, di solito, a un’esperienza precoce o addirittura karmica, che travalica quindi il tempo e lo spazio della tua identità di adesso.

Secondo questa visione, tale ferita o trauma segna fortemente e indirizza pesantemente la personalità che svilupperai come individuo adulto – in questa vita, e anche nelle successive se non arriverai alla risoluzione della questione. Anche le attitudini, i comportamenti, il profilo emotivo, gli schemi di pensiero ne saranno profondamente influenzati e condizioneranno l’intera gamma di reazioni che manifesterai davanti alle situazioni che la vita ti porterà. Inoltre, sempre secondo questi approcci, ciascuno di noi è caratterizzato principalmente da una di queste 5 ferite dell’anima o dell’identità.

Non andiamo oltre in questo riferimento alla psicologia o alle prospettive olistiche e new age. Come sai, noi di LilaVAR non ci occupiamo di una visione psicologica, terapeutica, sanatrice o energetica dell’essere umano, bensì di una visione cosciente, di un risveglio all’essere che siamo, di un riconoscimento della nostra vera natura, che di per sé è la chiave profonda da cui scaturisce tutto il resto. Ciò che ci interessa maggiormente è indagare e comprendere come stanno davvero le cose, accompagnati da una mappa che condividiamo – anche attraverso articoli come questo – ciascuno facendo il proprio Viaggio, per arrivare a quella “Verità del Cuore”, tua, profondamente unica e frutto della tua conoscenza diretta.

Da questa prospettiva, ha senso un lavoro sulle ferite?
Probabilmente no, ma capiamo perché.

Le 5 Ferite dell'anima e dell'Identità

Le Ferite: una, nessuna o centomila?

Diamo per scontato che tu, come tutti (tutti, il 100% dell’umanità) hai sperimentato a vari gradi e con varie proporzioni le 5 ferite psico-emotive fondamentali – rifiuto, abbandono, umiliazione, tradimento, ingiustizia.

Nessuno ne è immune (non farti ingannare su questo), e anche la persona più di successo, che sembra stare bene su tutti i fronti, che sembra aver trovato tutte le risposte, i maestri, i guru, i risvegliati, illuminati o come ti piace chiamarli, tutti fanno esperienza delle 5 ferite: non è una scelta, né qualcosa che si può evitare.

Anzi, non solo non puoi non sperimentare queste 5 ferite (e molte altre, nelle loro migliaia di sfumature) ma non puoi nemmeno guarirle, non puoi sanarle, ripararle, risolverle o dissolverle. Semplicemente puoi riconoscere ciò che sono, “dove” si manifestano (a che livello di te) e vedere che sono un’esperienza, non una caratteristica di ciò che sei, un po’ come fare o non fare una gita in montagna, o un giro sull’ottovolante, non uno stigma che ti definisce, né un tratto della tua vera natura.

Per capire meglio cosa significa vivere su questa “soglia” tra ciò che sperimenti (i fenomeni o certe caratteristiche) e ciò che sei, faccio spesso riferimento al cinema. Immagina che una di queste 5 ferite, uno di questi traumi – es. l’abbandono – faccia parte del vissuto del protagonista del film che stai guardando. Quell’abbandono è qualcosa di reale, cioè, non significa che non esiste, ma esiste nel film e per quanto tu possa empatizzare con il personaggio e sentirlo come un’esperienza tua, come se fossi proprio tu a viverlo (più il film è ben fatto e riuscito e più lo sentirai proprio come se fosse vero), a te, che sei seduto nella sala del cinema, non sta accadendo niente del genere.

Ho reso l’idea?

Se la tua risposta è sì, divertiti pure a osservare questo meccanismo proprio grazie ai film; la filmografia sull’ingiustizia, il tradimento, l’abbandono, l’umiliazione è sterminata, proprio perché si tratta di esperienze universalmente condivise da qualunque essere vivente dotato di un mondo emotivo (non solo i Sapiens, quindi) e ancor più di una psiche (come gli umani). 

Ma facciamo un altro passo. 

Le 5 Ferite dell'anima e dell'Identità

Le 5 ferite principali sono tutte sullo stesso piano?

Tra le 5 ferite principali – rifiuto, abbandono, ingiustizia, umiliazione e tradimento – c’è una differenza o hanno tutte lo stesso peso?

L’idea che in te ce ne sia una dominante è più utile alla comprensione che non uno specchio della realtà dei fatti. La maggior parte delle persone fa esperienza di un cocktail misto, in cui ci sono pizzichi di questo e quello, solitamente conditi da numerosi altri effetti, come la fiducia/sfiducia nei confronti della vita, degli altri e di noi stessi, o invece un’attitudine creativa-distruttiva o attiva-passiva davanti agli eventi, una modalità specifica con cui si esprimono rabbia, paura, colpa, attacco, difesa, controllo, e così via.

Il punto quindi, non è tanto determinare quale sia predominante, bensì di vedere che le sperimenti tutte, ma che tutte, se le sbucciassi come una cipolla, sono riconducibili a un unico meccanismo, quello del rifiuto. In tal senso, abbandono, ingiustizia, umiliazione, tradimento sarebbero più delle enfasi, delle sfumature o un diverso colore di tale attitudine al rifiuto, e questo vale per tutti, indistintamente.

Insomma, gira che ti rigira, tutto ciò che sento, provo, sperimento viene dal fatto che mi sento rifiutato e che io stesso rifiuto, sia in relazione all’esterno (qualcosa che noi attuiamo con altri o altri con noi), sia all’interno, cioè verso noi stessi.

Sintetizzando al massimo: rifiuto la tua esistenza (abbandono), rifiuto il tuo potere e la tua dignità di essere (umiliazione) rifiuto il tuo valore, la tua importanza (tradimento), rifiuto il tuo diritto di essere come sei (ingiustizia)… Allo stesso modo, mi rifiuto, mi abbandono, mi tradisco, mi umilio e mi tratto con ingiustizia, mi giudico, mi condanno, mi colpevolizzo – non riconosco il mio diritto di esistere, il mio diritto di esserci e di avere dei bisogni, il mio valore, il mio potere, la mia importanza…

L’interessante di questa reductio ad unum è che ci porta a concentrarci su un unico punto e a vedere che il rifiuto è un po’ come un essere respinti, esiliati, isolati, esclusi, tagliati fuori, non visti, misconosciuti… è, in estrema sintesi, una ferita da separazione.

Le 5 Ferite dell'anima e dell'Identità

Ed eccoci al punto: il senso di separazione è ciò che si trova alla base di… tutto: tutto il malessere, le sofferenze, le emozioni, la conflittualità, la problematicità del vivere… potremmo dire che il senso di separazione è alla base di tutto il condizionamento, è la radice stessa dell’Io come unità unica, distinta e separata (appunto) da tutto il resto: se non vi è separazione non vi è alcun “io”.

Laddove c’è un “io”, invece, c’è un “altro”, c’è un qui e un là, c’è un interno e c’è un esterno. Da questo confine, da questa frattura nel tessuto del tutto prende avvio tutta la gamma di emozioni e sentimenti che conosciamo molto bene e che permeano le famose 5 ferite: paura, rabbia, colpa, sopruso, dominio, sottomissione, prevaricazione, lotta, sopravvivenza

Insomma, il senso di separazione è ciò che ti fa sentire impotente rispetto alla vita, percepita come una forza magnificente che ti sovrasta e regola, controlla, determina il tuo destino che si trova in mano a forze oscure che non conosco, che mi dominano, mi governano, mi reprimono…

Il senso di separazione è ciò che ti fa sentire separato da tutto il resto, quindi in uno stato di eterno sforzo, lotta o contrapposizione per cui devi guadagnarti il tuo spazio, lottare per il cibo, ottenere rifugio dal pericolo rappresentato da tutto ciò che non sei tu e che è, di per sé, una minaccia, un nemico, qualcosa da attaccare o da cui difenderti. In tal senso, il senso di separazione è alla base della paura di soccombere e della spinta alla sopravvivenza.

Il senso di separazione è ciò che ti fa propendere all’accaparramento, al bisogno di possedere, e alla spinta alla crescita esponenziale – di beni, di soldi, di raggiungimenti, di cose, di oggetti, di persone, in pratica l’avidità.

Il senso di separazione è ciò che sta dietro la maggior parte delle relazioni interpersonali, anche quelle che a volte definiamo d’amore e che di fatto confondiamo con l’attaccamento, il possesso, o che pensiamo sia qualcosa da trovare, che abbiamo perduto, che non conosciamo, che deve nascere da un qualcosa (qualcuno), che deve arrivare per volere di una qualche fonte esterna (divina, trascendente, superiore)…

Questo è ciò che accade anche a livello “spirituale”, quando cerchiamo la salvezza, uno stato risolto, la riunificazione con il divino, la riconnessione con la natura: ciò che stai affermando è sempre e comunque che c’è una separazione, c’è un soggetto e un oggetto, c’è un qualcuno a cui manca un qualcosa, c’è il desiderio di quel qualcosa e di fare esperienza della sensazione di appagamento, di soddisfazione, riunificazione, totalità.

Lo stesso avviene con te stesso: quella visione duale di fondo implica che tu non ti senta un intero; e lasciami dire che magari! il senso di “io”, apparentemente unificatore potesse restituirci questa totalità; in verità sentiamo, scopriamo, sperimentiamo continuamente molte diverse “forze” dentro di noi che non consideriamo parte di noi stessi, ovvero separate e che rifiutiamo (escludiamo, esiliamo, non riconosciamo…) anche solo con un semplice “non sono io” (solitamente giudicante).

Le 5 Ferite dell'anima e dell'Identità

C’è una soluzione?

Ecco. Come certamente sai, la maggior parte degli approcci e dei metodi tradizionali affermano che se seguirai alla lettera la tal pratica, o tecnica, se ti applicherai con disciplina, costanza e sforzo, otterrai una ricongiunzione, rimarginerai la ferita, ricucirai la separazione, ti riconnetterai a quel qualcosa da cui saresti disconnesso.

Come sanno bene i Viaggiatori di LilaVAR, le cose non stanno affatto così e non è questo il punto: non ci sono “ferite da guarire”, ma solo esperienze, non ci sono disconnessioni, né separazioni, ma solo malintesi e idee su come dovrebbe essere.

Tuttavia, è molto probabile che, davanti a tutto questo, sorga spontanea la domanda: cosa fare? C’è una soluzione? Siamo condannati a vivere così e dominati da questa istanza separativa? Qual è la sua origine e la sua ragion d’essere?

Per rispondere dobbiamo fare un altro passo e ribaltare ancora una volta le cose, perché così formulata, la domanda è mal posta. Lascia che ti chieda: in che senso, una soluzione? Perché vorresti una soluzione? Per arrivare dove, a fare cosa, a ottenere cosa…

Una domanda posta in termini di problema-soluzione è sempre una domanda che sostiene il concetto di separazione, di un “io” che vive una condizione che considera erronea, si interroga su quella condizione, la respinge come sbagliata e inadeguata – in sostanza, la rifiuta – e vuole poter fare qualcosa per cambiarla, ripararla, risolverla… e saremmo al punto da capo.

Dall’altro lato potrei dirti, sì certo che c’è una soluzione, basta andare alla radice del senso di separazione; ma come si fa, mi chiederesti tu un istante dopo, e saremmo al punto da capo.

Dunque la soluzione è nell’enorme coraggio che ci vuole a vedere le cose come stanno, nel concreto, nel pratico. Come dico sempre “ammettere e riconoscere sono le medicine più potenti”. Le cosidette 5 ferite sono una realtà dell’esperienza umana, non puoi farci niente. Dall’altro puoi riconoscerle per quello che sono: un fenomeno, un’esperienza, non un qualcosa che accade a un qualcuno.

Questo “riconoscimento delle cose come stanno” è il primo passo verso la “frontiera” e verso quel vivere sulla soglia che è il luogo privilegiato di ogni Sognatore Cosciente. Lì, nel bel mezzo della tempesta, come nell’occhio del ciclone, c’è una grande pace, una grande calma e un grande senso di rilassatezza.

Le 5 Ferite dell'anima e dell'Identità

Viste dalla Frontiera, le 5 ferite non sono un errore, non sono qualcosa di sbagliato o che non dovrebbe esserci e, d’altra parte, non sei nemmeno obbligato a guardare tutto il tempo quel canale e indossare i panni del personaggio del film.

Lì sulla Frontiera, non c’è separazione, c’è tutto quello che è così com’è. Sì, lo so che sembra un paradosso (in effetti, lo è). E, sì, lo so che la mente vorrebbe risolvere quest’incertezza, questa tensione tra due cose che sembrano inconciliabili; vorrebbe saperne di più e trovare la famosa soluzione, il rilascio della tensione. Ma il punto è che la mente non può comprendere la vita sulla soglia e il paradosso della Realizzazione del Sé, può solo arrendersi a essa e a ciò che è.

Ecco, se puoi scegliere questa posizione scomoda, allora, benvenuto, benvenuto sulla Frontiera tantrica della vita, dove gli opposti si incontrano, dove la mente si spegne, dove non resta che un sentire, un esserci, una presenza. Se vuoi, ci troviamo lì, perché siamo tutti lì – che tu te ne renda conto o no. Sei già lì e lì non c’è separazione.

Se non puoi ancora tutto questo, continua a cercare, domandare, sperimentare, non c’è niente di male in questo, non fartelo andare bene solo perché qualcuno te lo propone come una possibilità. Esplora e sperimenta direttamente la natura di ciò che sei e ricorda che Realizzare il Sé non significa che non sentirai mai più abbandono, tradimento, ingiustizia, rifiuto, separazione…

Non cadere nella tentazione di dire che non esistono, che non sono reali… lo sono eccome, come lo è un temporale, che va e passa e di cui continuerai a fare esperienza per tutta la vita, ma non ti metterai mai a voler guarire il temporale, vero?

Potrai imparare a riparati, perché inzupparsi da capo a piedi non è divertente, né pratico; potrai perfino imparare a prevedere che sta arrivando e limitare i danni, perché ricomprare i fiori sul balcone tutte le volte è una gran scocciatura e un gran peccato, ma non puoi fermare il temporale, non puoi cambiarlo, non puoi trasformarlo in una pioggerellina o nel sole splendente… è un temporale, una delle infinite esperienze della vita, uno degli infiniti fenomeni che sperimenti, belli o no, scomodi o no, duraturi o no, alcuni in discesa, altri in salita…

Comprendi?

Ecco. Indaga, sperimenta, osserva e lascia che ti ponga quella domanda scomoda che ti ho promesso all’inizio di questo articolo:


Hai davvero bisogno del concetto di ferita emotiva da guarire, riparare e risolvere per riconoscere chi sei veramente?
Hai davvero bisogno del concetto di anima affetta da una ferita animica che si reincarna per compiere un viaggio di riparazione, e poter arrivare a riconoscere chi sei veramente?

E perché vuoi che i temporali non esistano, perché vuoi che il mondo sia diverso?
Perché, perché rifiuti la vita, così com’è?

Non rispondere in modo automatico, come se ci fosse una risposta giusta.
È una domanda aperta ed è molto profonda che punta dritto al riconoscimento di ciò che sei.

Io ti aspetto sulla frontiera, lì dove non c’è separazione, e niente da risolvere, solo da vivere, la vita, così com’è.

Intanto ti abbraccio dall’Unico Cuore 🌸

_____

Claudia Lila Marga
𝑉𝑖𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜 𝑎 𝐿𝑖𝑙𝑎𝑉𝐴𝑅 – 𝐿𝑎 𝐺𝑟𝑎𝑛𝑑𝑒 𝐴𝑣𝑣𝑒𝑛𝑡𝑢𝑟𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑅𝑒𝑎𝑙𝑖𝑧𝑧𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑆𝑒́ Su Amazon. Scopri di più: https://tinyurl.com/5n7fhu53
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