Il Bosco non è certo l’unico luogo immaginale e archetipico che vale la pena di esplorare lungo il nostro Viaggio attraverso le Terre Selvagge della Coscienza di Sé, e magari prossimamente ci dedicheremo anche ad altri. Intanto, poiché mi piace portare a termine i percorsi:
- ecco un link per rileggere tutte le 6 email di questa “serie” (magari ne hai persa qualcuna) dove ho inserito anche un sostanzioso “extra” per riassumere i punti salienti di ciò che abbiamo scoperto strada facendo.
- voglio condividere con te qualcosa di personale, sperando che sia da un lato un’ispirazioneper te, per fare qualcosa di simile (se già non lo fai abitualmente) e, dall’altro, un piccolo esempio praticodel valore di questo tipo di approccio alla vita e a noi stessi,
un valore inestimabile se sei anche tu uno di quegli Umani che si è reso conto che ciò che fa la differenza nella vita non sono tanto le soluzioni a questo o quel problema, né i sistemi o i metodi a cui ti rivolgi (e perfino aggrappi) per gestire ciò che ti accade, bensì il Senso
♣ Le 6 email della Serie “Andare nel Bosco” e un “extra” per riassumere i punti salienti ♣
Vivere dalla Dimensione del Senso è cambiare il “livello di gioco”, è trovare la chiave d’oro dello scrigno in cui è racchiuso il segreto più prezioso della vita, davanti al quale tutto il resto diventa irrilevante, circostanziale, una condizione, ma non il succo della faccenda.
Ad ogni modo, sui “compiti di Senso“, la differenza rispetto al trovare uno scopo o andare a caccia di cause e ragioni alle cose, e come tutto questo si lega all’illusione del Controllo vs vivere una vita piena, di soddisfazione, pace, serenità, appagamento, ci torniamo la prossima volta
♣ Uno spunto sui Compiti di Senso lo trovi qui: “Soddisfazione, Pienezza e Senso della Vita” ♣
Frammenti dalla mia esperienza diretta:
come un “giro” nel Bosco mi ha fornito un valore di Senso in una fase di incertezza e cambiamento.
Innanzitutto, permettimi due piccole premesse:
- il “Senso”è sempre un enorme pozzo di nutrimento profondo, che si traduce, di volta in volta, in azioni concrete, chiarezza decisionale, serenità interna malgrado le difficoltà, senso di direzione della strada su cui ci si trova malgrado la scarsa visibilità… (ci torniamo)
- Il racconto che segue è iper-sintetizzato, accadono molte cose che non descrivo o mi ci vorrebbe un libro, ma ogni scena e figura apparsa era ricca di dettagli, sentimenti e sensazioni. Lo dico in caso tu voglia sperimentare qualcosa di simile per te… e per questo ho preparato qualche suggerimento negli “extra” di questa serie di email (qui)
Scenario:
In quel momento, stavo attraversando una fase di incertezza rispetto a dove volessi dirigermi nella vita, in senso molto concreto – sai, lavoro, casa, amicizie, stile di vita… e soprattutto, non avevo chiaro cosa avrebbe “espresso” me, l’Essere me in quel momento.
Per le trasformiste come me (alias gli Esploratori, che sono un “tipo” ben specifico di Viaggiatori della Vita) ritrovarsi a domandarsi “E adesso?” è una domanda tutt’altro che rara, eppure è sempre una domanda profonda, è sempre una domanda impegnativa…
intendo, se una domanda è una domanda con i contro-c**, lo è sempre, anche quando te la poni la centomilionesima volta; in caso contrario, non è una “domanda primaria”, magari contingente, utile in quel momento, ma non ha a che fare con la Dimensione di Senso, ovvero chi sei veramente, perché sei qui e perché ti accade ciò che ti accade, in pratica il piano esistenziale.
♣“Chi sono io?”: La Domanda più antica della Storia ♣
Per farla breve, la nuova forma di me che doveva emergere in quel frangente di cambiamento ci stava mettendo un sacco di tempo a venire su, più del solito, troppooo! anche per un abitatrice abituale delle Soglie da tempo immemore, come me. Insomma, non sembrava venire su niente e cominciavo a sentirmi davvero scomoda, anche per i miei standard, così decisi di recarmi nel Bosco, quello immaginale.
E cammina, cammina…
ecco che appare una Casetta, e dentro la casetta c’è un bel fuoco acceso e lì accanto c’è una Vecchia.
Appena mi avvicino capisco subito che non è una “nonnina”, ma un’accidenti di Vecchia Saggia con tutti i crismi; non è carina, dolce, affettuosa, accondiscendente, consolante… no, no, tutt’altro; da lei emana un’aura di cose arcane e “grandi”, di veli che non è sempre bene sollevare; da lei emana un potere che invita al rispetto e all’umiltà, ma non certo alla deferenza compiacente, o all’ingenuità o alla finta modestia…
ad ogni modo, lei è lì, la posso toccare, le posso parlare, posso chiederle se ha qualcosa da insegnarmi o da mostrarmi. Per intenderci non è certo su nei Cieli, né giù negli Inferi, o su qualche trono chissà dove a decretare se sono degna di un aiuto dagli angelici piani alti o di uno sgambetto di qualche demone… no, no, è portentosa, è misteriosa, è numinosa, ma è un’accidenti di Vecchia, lì in una casetta nel Bosco.
Intanto che mi avvolge questo “clima” che pervade l’intera scena, prima ancora che possa porle la domanda che mi sta a cuore, lei mi mostra un grande Calderone con dentro un liquido dorato, a metà tra una minestra, un mare di burro e dell’oro fuso e mentre rimesta con una zangola (che è anche un po’ un remo) mi dice: “Stiamo cucinando”!
Bum! Ecco.
1. “Stiamo cucinando!”
2. E che “minestra”!
Ok, per sviscerare il significato profondo di questa scena ci potremmo stare ore, ma ciò che mi interessa condividere con te adesso è che sono uscita da quella visione (vissuto, sarebbe meglio dire) con un senso di grande appagamento e di grande chiarezza. “Ma chiarezza di cosa?” – magari starai pensando – “Stiamo cucinando” non è che fosse proprio un’indicazione pratica!”
Beh, Sì e NO.
SÌ – perché in realtà, cucinare è qualcosa di estremamente concreto, è un’esperienza molto chiara, sia per il corpo che per la mente: scegli ingredienti, mescoli, metti sul fuoco, aspetti, giri il cucchiaio, assaggi, aggiungi questo o quello tutte le volte che serve fino a che et voilà a un certo punto, in un momento imprecisato, la minestra (o qualunque altra cosa) è pronta. Se stai cucinando non sei nella fase “siediti a tavola e mangia” (es. godimento di quanto fatto), non sei nemmeno nella fase “vai a fare la spesa e procurati gli ingredienti” (es. progetto), comprendi?
Non possiamo approfondire di più ora, ad ogni modo posso dirti che era una sensazione estremamente appagante sapere dalla profondità di me che “stavo cucinando”, ed ebbe un impatto prorompente e immediato sulla parte di me che (giustamente) si stava domandando se era o no il momento di spostarsi (per esempio) e dove andare.
NO – Certo, non era mica apparso il cartello con su scritto, non so, “Compra un biglietto per Parigi domani” (per buona pace di tutti i “fuffa guru” che invadono il mondo della crescita personale e della spiritualità, con i loro sistemucci “fai questo e ottieni quello”).
Tanto per deludere subito le aspettative del Cercatore della Pappa Pronta, il Bosco raramente parla in questi termini – e per fortuna! o non sarebbe che il nuovo Oracolo di turno a cui andare a chiedere se domani il Principe Azzurro busserà alla tua porta o finalmente arriverai sull’Isola della Terra Promessa (e quanti ancora hanno questo tipo di atteggiamento anche se lo rivestono di abiti più “nobili” e più “spirituali” o “evoluti”!).
♣ Terre di LilaVAR: il Promontorio dell’Oracolo e l’Isola della Terra Promessa ♣
Il Bosco ti restituisce dei significati e questo è tutto ciò che conta, perché la Dimensione di Senso è il luogo più profondo di te, il luogo più profondo dove puoi radicarti e radicare la tua vita;
la Dimensione di Senso è il Sé, quel Vero Sé che stai tanto cercando per chiuderla con l’insoddisfazione, la frustrazione, la rabbia, l’amarezza, la delusione, la confusione, l’isolamento, la depressione, la svogliatezza, l’inutilità o qualunque altra cosa.
È dal Senso che poi scaturiscono i gesti, in connessione con la tua natura profonda e il tuo cammino nella vita, anche quando sembra che “non ci stai capendo un accidenti” e “non sai cosa fare, non sai come fare, non sai cosa vuoi, non sai, non puoi… “
Non si tratta di trovare soluzioni ai problemi, metodi miracolosi e efficaci al 100% per risolvere questo o quello, o ricorrere a magie, incantesimi, oracoli, preghiere e formule magiche, meditazioni e terapie olistiche…
Si tratta di risvegliare davvero in ciascuno di noi questo substrato profondo di nutrimento della Vita, questo Calderone che non si esaurisce mai, questa vena d’oro che scorre sotto le montagne, i laghi, le pianure e i deserti della tua vita, questa risorsa preziosa, questa moneta davanti alla quale qualunque altra moneta è solo latta, una moneta dal valore inestimabile, un valore di Senso – altro che “abbondanza”!
Il senso di povertà, pochezza o miseria che a volte proviamo non è mai una questione di soldi (che sono un specchietto per le allodole), ma di esaurimento della Vena di Senso, di Sorgenti di Acqua Viva che si inaridiscono, e allora bisogna rimettersi in Viaggio, con coraggio, perseveranza, tanto amore per se stessi e andare a caccia, passo passo, armati della nostra Bacchetta da Rabdomanti, fatta di Domande Primarie e Domande di Senso, fino a ritrovare quel filone d’oro e scoprire che è sempre stato lì, in attesa che ci domandassimo dove fosse finito…
Ma questa è una storia che raccontiamo un’altra volta.
