Perché, nella spiritualità, si parla di Risveglio?
Come certamente ti sei reso conto anche tu, se frequenti gli ambienti spirituali, meditativi e di consapevolezza di sé, oggi il termine Risveglio, o risveglio spirituale, è utilizzato in così tanti modi e per descrivere così tante cose diverse che non si capisce più un granché sul suo reale significato.
Rispetto al passato ha certamente perso pregnanza e più che chiarire, ormai rischia di confondere tutti quei Ricercatori che incamminati su un percorso di Coscienza di Sé vorrebbero trovare elementi, tracce, segnaposti che li accompagnino alla scoperta di ciò che sono veramente.
Prima di continuare, permettimi un inciso, rapido ma necessario: Risveglio e Realizzazione del Sé non sono sinonimi. Dirti perché non è il tema di questo articolo, ma già può servirti per dissipare alcune dense nebbie che affliggono molti Viaggiatori in partenza per le Terre Selvagge della Coscienza di Sé, i quali spesso non sanno nemmeno bene che cosa stanno andando a cercare… il Risveglio della Coscienza o il Vero Sé?
Ci torneremo, ma intanto, cominciamo a fare chiarezza riguardo al Risveglio Spirituale.

Innanzitutto, perché la parola Risveglio ha così tanta presa sui Ricercatori del Sé, e in generale su chiunque si sia posto domande profonde, riguardanti la scoperta di ciò che siamo veramente?
Cosa c’è in questa metafora che riesce a toccare tanto potentemente il nostro cuore e il nostro immaginario?
Ti rispondo ponendoti una domanda molto semplice:
Hai presente ciò che ti succede quando ti svegli al mattino dopo una notte qualunque, una qualsiasi, una delle migliaia che sperimenti nella tua vita di Umano e che sembra la fotocopia di quella prima e il calco di quella dopo?
Normalmente, in ragione della finezza delle tue capacità percettive, piano piano, comincerai a diventare cosciente dei rumori nella stanza, del caldo/freddo del corpo sotto le coperte, della luce che filtra dalle persiane, del profumo del caffè…
insomma, una serie di elementi che fino a un attimo prima non c’erano, appaiono nel mondo, nel “tuo” mondo, proprio il tuo, specifico e così com’è in quell’esatto momento; materiali o immateriali che siano, questi elementi appaiono in questo campo percettivo che è la tua coscienza e così diventi cosciente della loro esistenza; in sostanza, da quel momento, esistono, ci sono.
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Inutile dire che, qui, il nostro apparato percettivo, con cui traduciamo le informazioni che riceviamo dall’ambiente (interno o esterno che sia) ci sta già tendendo un tranello: a meno che tu non abbia già approfondito questi temi sulla coscienza e la consapevolezza, è facilissimo credere che ciò che appare nel tuo campo percettivo sia oggettivo, sia qualcosa che c’è per chiunque, o che c’è sempre, esattamente uguale, in questo momento come in qualunque altro, passato o futuro.
A una prima osservazione, tutto questo ci appare ovvio e nella vita quotidiana questa “funzione di continuità”, questa capacità di creare una sorta di “costanza” del mondo, degli oggetti e perfino delle sensazioni, ci basta e ci riesce totalmente naturale; tuttavia, a uno sguardo più attento non è difficile arrivare a vedere che le cose non stanno esattamente così e questa “continuità del (nostro) mondo” è più illusoria di quanto sembri.

Risveglio e elementi di percezione
Senza che entriamo in dettagli neuro-biologici, sappiamo bene che il corpo umano è un economizzatore di natura e, se può, procede secondo il principio di semplificazione, risparmio e automatizzazione di tutto ciò che può essere semplificato, risparmiato e automatizzato.
Siamo fatti così, e per il cervello questo modello di economicità si manifesta attraverso la disposizione a riconoscere rapidamente eventuali pattern percettivi simili a altre esperienze, o “set di dati” già elaborati in precedenza.
In sostanza, se vedo un albero una volta, il mio cervello avrà a disposizione questo “set di informazioni” a cui viene attribuito il nome albero, e ogni volta che ne incontrerà uno lo riconoscerà e lo “archivierà” come un caso, un’occorrenza di questa categoria.
Per questo possiamo andare veloci – pensa se ogni volta che vedessi un albero, una formica e perfino il sole, dovessi rifare l’intero processo interpretativo e comprensivo che ti porta a capire cos’è “quella roba lì”, cosa puoi farci, se è un pericolo o una risorsa per la tua vita in quel momento, ecc.
Magari con un albero avresti pure il tempo di rifare l’intero processo, ma immaginati se dovessi farlo con il leone che incontri sul tuo cammino mentre sei a caccia nelle grandi savane del Pleistocene… indovina chi dei due sarebbe la preda spacciata in partenza?!
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Giusto perché tu non cada nell’idea che questa funzione percettiva-economica sia tipica degli umani, sappi che riguarda tutte le specie, ciascuna a modo proprio, secondo le proprie necessità e caratteristiche, ed è un meccanismo naturale e biologico (da non confondere con la psiche). Ed è così che gli animali sanno sempre come procurarsi il cibo, se è il momento di trovare rifugio, oppure no… e così via.
Certo, non ti sarà sfuggito cosa c’è sull’altro piatto della bilancia: semplicemente, al decimo leone, e al centesimo albero, non stai vedendo quel leone lì, quell’albero lì, specifico, ma l’idea che hai del leone e dell’albero.

Ecco, riporta questo a ciò che ti accade nella tua quotidianità e avrai colto esattamente il punto per cui si dice che non vediamo le cose come sono, ma come crediamo che siano, tanto che appiccichiamo etichette a destra e a manca, molto poco interessati a scoprire quali sono le caratteristiche specifiche di quella “occorrenza lì”, quel leone, albero o persona lì, rispetto alla categoria generale o all’idea che ci siamo fatti quella prima volta in cui l’abbiamo vista…
Anche in questo caso, scommetto che ti sono subito ovvie le implicazioni pratiche, tanto per dirne una: questa tendenza naturale alla categorizzazione dell’esperienza, alla sua riconoscibilità e incasellamento in un modello già identificato è proprio ciò che si mette di traverso quando desideriamo un cambiamento e continuiamo a interpretare il mondo esattamente come abbiamo fatto in quel momento in cui abbiamo registrato l’informazione la prima volta…
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Se il leone ci ha colti totalmente di sorpresa e ci ha spaventato di brutto, ogni leone ci farà lo stesso effetto all’istante, anche se questo qui, che stiamo incontrando proprio ora, più che essere un predatore affamato è ormai un vegliardo mansueto che si muove lento e insicuro in cerca del posto dove finirà i suoi giorni.
Noi avremo la stessa paura, lo stesso scatenamento dell’adrenalina, lo stesso impulso di fuga esattamente come la prima volta in cui abbiamo “registrato l’esperienza”. Quella volta era stato altamente saggio, questa volta no, ma la nostra percezione non è costruita per riconoscere in primis le differenze, per “vedere le cose come stanno” sul momento, bensì per “archiviare la pratica” il prima possibile e sapere già cosa fare ancora prima di aver capito esattamente cosa stia succedendo.
Comprendi?
Ti suona familiare?

Questo è quello che facciamo tutti i giorni, tutti i momenti, con tutti, anche quando non ci sono leoni in giro e coloro che incaselliamo sono i nostri vicini, la gente in metropolitana, la cassiera del supermercato o il tuo partner.
In sostanza, non vediamo più. Siamo come immersi in questo film, con la testa dentro un casco sullo schermo del quale più che passare eventi reali, passano registrazioni delle nostre percezioni e continui test di riconoscimento…
Per dipingere il quadro molto grigio, possiamo anche dire che più passa il tempo e più ci “sclerotizziamo” in questo, soprattutto in una realtà epocale come la nostra dove le esposizioni a situazioni fortemente innovative, o in rapido mutamento, o a rivolgimenti improvvisi sono proprio poche (non farti ingannare dagli stimoli puramente mentali da cui siamo bombardati su internet, tra news e social).
La maggior parte di noi vive vite routinarie, non scappa dai leoni e non vede più del solito pino ai bordi del parco che attraversa tutti i giorni per arrivare alla solita fermata del tram.
Ho reso l’idea?

Ecco, in tal senso siamo profondamente addormentati e la realtà a cui ci risvegliamo ogni mattina, fisicamente, quando apriamo gli occhi, è quella bolla fatta di cose che sappiamo già, di categorie che si confermano, e di ripetizione di “cose già viste”… Letteralmente. Non perché davvero non ce ne siano di nuove, ma perché nemmeno ci prendiamo la briga di aprire gli occhi per vedere se è così.
Insisto, un’esistenza con un così basso stimolo ambientale come la nostra, non aiuta certo a invertire la rotta. Ma, come dico sempre, è la Natura che ha lo scettro in mano e sa benissimo cosa fare quando è il momento di darti la sveglia.
Però, andiamo per gradi.
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Visto questo bel quadretto in cui ci ritroviamo tutti quanti, ti sarà certamente chiaro quanto ci voglia perché tu sia disposto a cambiare idea, a “vedere con occhi nuovi e freschi” (innocenti, come sentirai dire da molti guru) quella persona che magari incontri tutti i santi giorni, in ufficio o … lì accanto a te nel tuo letto appena ti svegli.
Ecco perché, a volte, ci procuriamo dei sonori scossoni che mandano all’aria di punto in bianco la nostra vita, come una bella botta in testa, come un vero e proprio shock, ed ecco perché così tante volte, le persone si “risvegliano” – spiritualmente parlando – in concomitanza o in conseguenza di un forte trauma.
Ma procediamo di un altro passo.

Torniamo alla tua notte uguale a tutte le altre notti e a quel momento in cui apri gli occhi, e torniamo al fatto che pensi che ciò che vedi sia oggettivo e uguale per tutti.
Non devo dirti che le cose non stanno affatto così, vero?
Insomma, basta focalizzare che in quello stesso momento magari il tuo amico più caro si sta svegliando in una tenda tra i ghiacci della Groenlandia, a temperatura -30°, nella notte artica e senza nemmeno l’ombra di un caffè ad aspettarlo – giusto?
Ecco, per quanto sembri più difficile rendersene conto è esattamente la stessa cosa che accade con la tua/tuo partner disteso lì accanto a te da un buon numero di anni.
È facile cadere nel malinteso che ciò che sta apparendo nella tua coscienza, sta apparendo anche nella sua. Niente di più falso! E per dirla tutta – l’idea dell'”esperienza condivisa” è per lo più un mito.
Ok, ok, ammettiamo che ci può essere un grado di similarità tra alcuni tratti di questi “oggetti/fenomeni” che appaiono nella coscienza di entrambi, ma non lo darei così tanto per scontato… fai un test, e domanda alla tua compagna/o cosa vede appena apre gli occhi, scommetto che ne scoprirai delle belle!

Risveglio Spirituale e Sogni
Ora torniamo alla metafora del Risveglio e facciamo un altro passo, usando un altro esempio:
ti sarà certamente capitato di fare sogni molto vividi, di qualunque “tono” essi siano: vere e proprie favole meravigliose, piene di sensazioni belle e amorose, o di natura un po’ più inquietante e cariche di emozioni forti e oscure.
A un certo punto, senza che tu possa sapere bene perché o per come, ti ritrovi ad aprire gli occhi, ti svegli, e passi un certo numero di istanti a renderti conto che, per esempio, sei nel tuo letto, in una casa in centro città e ti aspetta una giornata di lavoro, e non su una spiaggia delle Bahamas insieme al partner perfetto, o correndo all’impazzata lungo un vicolo buio per scappare da un tizio incappucciato di nero con una spada al fianco.
So per certo che almeno una volta nella vita avrai sperimentato quel momento di transizione in cui ti domandi quale delle due è reale, quella che – dirai dopo – stavi sognano, alle Bahamas o nel vicolo buio, o quella in cui ti svegli, con il sole e il profumo di caffè, pronto per andare al lavoro nella giungla urbana?
Ecco. Lasciami dire, semplice, semplice, che con quello che chiamiamo il Risveglio della Coscienza accade più o meno una cosa così. Cioè, la metafora è molto calzante: apriamo gli occhi rendendoci conto di una realtà che fino a un attimo prima non vedevamo. Ops, quella cosa era sempre stata lì, ma non l’avevi mai vista. Sì, la sensazione è esattamente questa. Proprio come se ti fossi… svegliato! Eh già!

Quando si descrive questo accadere, e vari maestri lo hanno fatto con vari linguaggi, molti tra coloro che ascoltano cominciano a immaginare che si tratti di vedere cose straordinarie o strane.
Su questo equivoco si basano la maggior parte delle esperienze su altri esseri, altre dimensioni, altre forme di vita, e cose così; su questo equivoco si innesta quella spinta a cercare esperienze psichedeliche, cose come l’”apertura del terzo occhio”, il desiderio di vedere l’invisibile, scoprire arcani segreti e venire in possesso di verità rivelate.
Anche luci, colori, auree e altre manifestazioni fanno parte di questo gruppo di fenomeni, anche se, in questo caso dovremmo fare riferimento ad alterazioni del meccanismo decodificante delle informazioni, che accadono per farci rendere conto che le cose che consideriamo solide e concrete sono “solo” una traduzione percettiva di qualcosa che altrimenti non siamo in grado di comprendere.
Perché dico “dovremmo”? Perché facciamo esattamente l’opposto e invece che prendere questi fenomeni “diversi” come suggerimenti per mettere in discussione la natura della nostra percezione, li interpretiamo totalmente in accordo a essa e li riteniamo oggetti reali che prima non vedevamo e ora sì, al pari di un albero o una macchina. (eh, sì, siamo proprio una specie testarda!)
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Comunque, il punto fondamentale è che, tutto questo non ha nulla, ma proprio nulla a che fare con ciò che accade con quella cosa che accade quando parliamo di Risveglio della Coscienza. Tutti questi che ti ho elencato e moltissimi altri (tutti, tutti) sono solo fenomeni e spesso non sono meno illusori di quelli che il resto dell’umanità sperimenta e considera normalità.
Il Risveglio non è un fenomeno spirituale, è un fenomeno naturale e no, non ti spunteranno le antennine verdi, non andrai a cena con i maestri della 825* dimensione, non sarai ammesso al grande raduno galattico, e non saprai ciò che succederà nei prossimi decenni meglio di qualunque altro essere umano dotato di un modello predittivo di qualche tipo…

Naturalmente non dico questo per discutere ciò che le persone affermano: è la loro esperienza, e se questo vivono, così è, se questo cercano – fenomeni, alterazioni delle forme, manifestazioni colorate, rapimenti ufo – questo è ciò che cercano, e così è. Semplicemente, attenzione a non confondere lucciole per lanterne e entrare nella spirale dei super-poteri magici e eccezionali che pensi siano lì ad aspettarti una volta che ti sarai risvegliato.
Questa cosa non esiste.
Anzi, se è questo quello che credi, perdonami se rompo il tuo giocattolo, ma no, non ti sei risvegliato: hai solo cambiato sogno, come si cambia il canale tv.
Come dico sempre, se così sei più felice, buon per te, ma certo non hai bisogno di scomodare un presunto raggiungimento spirituale per cambiare canale. Non c’è nessuno lì a giudicare e nemmeno a guardare ciò che fai o non fai, scegli o non scegli. Nessuno ti sta osservando sul sentiero del discepolato, così come non c’è un dio a cui renderai conto dei tuoi raggiungimenti, né gli angeli o esseri di altre dimensioni che vogliono che tu faccia non so quale salto quantico per salvare la Terra e l’intera umanità.
Come non mi stanco mai di ripetere, è semplice, molto semplice e totalmente profondamente naturale.
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Molti cercano conferme nelle manifestazioni, nei sintomi, nei fenomeni, e più sono strani meglio è. Tuttavia, il Risveglio alla Realtà così com’è non ha nulla a che fare con i fenomeni, è più una questione di qualità, della qualità del vedere, da quel momento in poi.
A volte, ciò che davvero ci spinge alla ricerca di esperienze stra-ordinarie, si basa su una sorta di “banalizzazione” della realtà. La realtà ordinaria ci annoia, la percepiamo come ripetitiva, sempre uguale, già tutta scoperta; una realtà che ha perso quel senso di sorpresa e di mistero che ci piace tanto perché ci tiene orientati al nuovo, a qualcosa in eterno mutamento, all’arrivo dell’inaspettato; ancor più, a volte, è perché la consideriamo inadeguata, la rifiutiamo, non ci piace, vorremmo cambiarla, ma poiché non sappiamo come, la rifuggiamo in paradisi più o meno spiritualizzati.
Chiarito questo, torniamo a noi e a come cambia la realtà “dopo il Risveglio”, senza di fatto veramente cambiare.

Prima del Risveglio, dopo il Risveglio…
Dopo il Risveglio spirituale, continuerò a svegliarmi la mattina e a “registrare” gli oggetti del mondo che appaiono nel mio film, nella mia esperienza di vita nella mia realtà concreta. Ciò che vedrò non sarà niente di diverso dalla mia tazzina di caffè che uso ogni mattina appena sveglio; è lei, è quella tazzina, è fatta così, la potrei descrivere esattamente come l’avrei descritta “prima del Risveglio”, tuttavia, il punto è proprio questo: è lei, totalmente lei, assolutamente lei, un assoluto nella sua semplicità e normalità.
Questo accade con ogni cosa, dagli oggetti, agli eventi, alle persone… l’unica differenza è che quella realtà che sembrava banale, ovvia, già tutta scoperta, acquisisce vita, diventa vibrante, ed è sempre nuova, la vedi sempre con quegli occhi freschi come la prima volta, e anche il fenomeno più comune si presenta come sorprendente: quella tazzina è così maledettamente una tazzina che più tazzina di così si muore!
Comprendi?
Non dubito che ti sia capitato di vedere qualcosa in questi termini, non è una conquista di niente, non è qualcosa che già non abbiamo; è una potenzialità sempre lì, sempre presente, tuttavia, per la maggior parte degli umani, il cervello rimane per così dire “spento” (la coscienza è addormentata, se preferisci), lavora a basso regime, riconosce la categoria tazzina, non il singolo oggetto in sé, e non vede questa “tazzinità perfetta della tazzina” che, per altro, non confonderti, continua a rimanere una tazzina, né più, né meno. Cioè, non è qualcosa che ora ti metterai a glorificare o a pensare che sia una manifestazione del divino, o che è sacra, o cose così. No, no. È una tazzina, solo una tazzina, perfetta, totale, assoluta, eppure una semplice tazzina: è quello che è.
Comprendi?

Risvegliarsi è molto più un “gioco a togliere” che ad aggiungere, si tratta molto più di una rinuncia alle qualificazioni – positive o negative che siano, denigranti o esaltanti – che a un aggiungere; è più un eliminare le sovrastrutture, i concetti, anche quelli ispirati e meravigliosi, spannando gli occhiali o mettendoli quando ormai la vista sta facendo cilecca… e wow, ad un tratto tutto torna nitido, evidente, chiaro, lampante, lo vedi, è lì, così com’è, e ti sembra straordinariamente presente…
Ecco, così.
Ciò che diventa meraviglioso, quella meraviglia che sperimenti come se avessero appena acceso la luce, è proprio la visione di ciò che è:
le forme, gli eventi, la vita basta così tanto a se stessa, che non serve, non serve proprio aggiungere altro per vedere la Realtà così com’è – chiamala totalità, chiamala perfezione, chiamala meravigliosa ordinarietà.
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Prova, prova a svegliarti la mattina e vedere davvero ciò che c’è intorno a te. No, questo non ti porterà a risvegliarti spiritualmente, non è una tecnica da applicare, ma solo un modo per cominciare a comprendere di cosa stiamo parlando, un modo per riconnettersi con questa metafora meravigliosa del Risveglio.
Ma ricorda, è solo una metafora e qualunque cosa accadrà nel tuo cervello, affinché elabori la percezione in modo diverso dal solito, e qualunque cosa accada a livello della Coscienza che sei, nulla è sotto il tuo controllo o il risultato di qualcosa che fai e puoi manipolare attraverso la ripetizione, l’esercizio e l’apprendimento.
Solo sperimenta, gioca; è solo un’opportunità per comprendere come funzioni e cominciare a dare le cose meno per scontate, perché se proprio ci dev’essere un modo per invitare il Risveglio nella tua vita è attraverso una disposizione di apertura all’ignoto, al sorprendente, allo stupore… una disposizione innocente – come dicono i maestri…
Fammi sapere come va.
Intanto, ti abbraccio dall’Unico Cuore 💚
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