Cambiare noi stessi: 3 fattori chiave per 3 domande… scomode
Perché quando si tratta di noi stessi, cambiare ci sembra tanto difficile?
Siamo sicuri che a essere “doloroso”, come spesso affermiamo, sia il processo, e non ciò che a volte contattiamo – un contenuto emotivo, un vissuto antico o profondo, un’emozione collegata a qualcosa che vogliamo lasciare andare…?
In realtà, la maggior parte dei Viaggiatori incamminati lungo un percorso di Coscienza di Sé, sa che il processo di cambiamento può essere fluido, scorrevole o invece procedere a balzi, o perfino presentare svolte drastiche, essere sorprendente o scioccante, eppure in sé non è doloroso; perché, invece, molti finiscono con il pensare che lo sia?
E ancora, perché, quando si tratta di interiorità, consapevolezza di sé, risveglio alla nostra vera natura, scoperta di chi siamo veramente, associamo al cambiamento l’idea di un percorso duro, perfino violento a volte, profondamente confrontante, fatto di lotta e conflitto?
Siamo certi che, a dispetto di quanto propongono e sostengono la maggior parte dei guru della crescita personale e degli approcci spirituali tradizionali o new-age, un atteggiamento di questo genere ci sia di aiuto e sostegno?
Insomma, siamo sicuri che il punto non stia nel fatto che ci stiamo opponendo a quel medesimo cambiamento che, invece, profondamente desideriamo, dandoci “la zappa sui piedi”, complicandoci la vita, remando controvento, creando attrito, opponendo resistenza?
Diventare consapevoli di 3 fattori fondamentali alla base del desiderio di cambiare ci aiuta a correggere il tiro, trasformando completamente il modo in cui sperimentiamo l’intero processo di cambiamento e, perché no, anche il suo esito.
Per mettere a fuoco questi 3 fattori chiave del cambiamento ci serve porci 3 domande scomode, e rispondere o anche solo osservare ciò che emerge, con assoluta onestà, lucidità e sincerità:

Prima domanda:
Da quale parte di te viene quel desiderio di cambiamento?
È una mera reazione a una situazione insoddisfacente o è frutto di una nuova visione di te stesso e della tua vita, profonda, chiara e accompagnata dall’amore per ciò che sei?
Seconda domanda:
Quanto quel cambiamento desiderato è legato a un’idea di come debba manifestarsi, o invece, malgrado tu abbia una direzione, un orientamento chiaro per ciò che vorresti, sei aperto a che del “come” si incarichi la vita e il campo di possibilità che sei?
Terza domanda:
Quanto sei pronto a che il cambiamento desiderato, fosse anche così come effettivamente lo desideri, abbia uno strascico e un’influenza su altri aspetti, magari non direttamente coinvolti (apparentemente), o a cui non hai pensato, o non credevi potessero entrare in gioco nella nuova situazione?
Approfondiamo.

PRIMO FATTORE: cambiamento reattivo o nuova visione di sé?
Nel 99% dei casi, quando ci incamminiamo su percorsi di conoscenza di noi stessi, lo facciamo a partire da insoddisfazione, frustrazione, impotenza riguardo a qualcosa che ci accade o a una parte di noi che ci porta a vivere scenari ripetitivi e insoddisfacenti, al punto che spesso arriva il momento in cui diciamo: “Basta! Qualunque cosa, purché basta con tutto questo”.
È normale, siamo esasperati e ci sentiamo sconfitti riguardo a qualche sfida della nostra vita che non riusciamo a risolvere o superare. È un motore forte, la frustrazione, ed è naturale spazientirsi, così reagiamo con drasticità, con forza, mandiamo all’aria tutto, agiamo impulsivamente, spinti da un voler distruggere tutto, radere al suolo, cambiare aria, ricominciare da capo… tuttavia…
Per quanto, a volte, questo “buttare all’aria” possa servire, ha un prezzo spesso alto da pagare, ma soprattutto rivela il luogo da cui agiamo, un luogo intriso di contenuti inconsci; infatti, raramente, la distruttività viene vissuta con consapevolezza e, la maggior parte delle volte, è solo l’altra faccia della medaglia dell’impotenza.
Quindi, ecco un’ulteriore domanda.
Quando hai cominciato a desiderare il cambiamento in un aspetto particolare della tua vita, ti sei preso il tempo per definire che cosa veramente vuoi? Ti sei dato il tempo per definire, vedere, “sognare” una visione di te e di questo “nuovo” che vorresti?

Per capire meglio, usiamo una metafora: hai l’armadio pieno di vestiti ma ormai non ti corrispondono più: per stile, per taglia, per usura, ne vorresti di nuovi e diversi. L’atteggiamo reattivo di cui parlavamo sopra corrisponderebbe a lanciarti fuori in una giornata di shopping folle e senza limiti, per trovare ciò che cerchi. Ok. Di solito però, accadono due tipi di cose:
- Primo scenario: trovi davvero qualcosa di nuovo che ti piace: perfetto. Arrivi a casa, lo metti nell’armadio e ti rendi conto che è pieno, magari, perfino, non c’è posto, così lo strizzi lì, in mezzo a tutto il resto, e ogni volta che aprirai l’armadio per vestirti, le cose vecchie saranno sempre lì, a guardarti, a ricordarti il “problema” di cui vorresti liberarti, ma che di fatto occupa ancora tutto lo spazio.
- Secondo scenario: torni a casa, ancora più frustrato di prima, perché non hai trovato niente che ti piacesse o ti andasse bene, e ti senti intrappolato nel “sempre uguale” o nell’insoddisfazione.
Cosa accomuna questi due scenari, cosa fa sì che entrambi non siano risolutivi?
Ebbene, è una visione ciò che manca, una visione di te, del tuo nuovo “te”. Ancora una volta siamo caduti nell’idea che il cambiamento sia un fare, più che un essere, sia una procedura, un agire, un mettere in atto soluzioni, invece che una trasformazione interna.
Questa idea di “fare per cambiare” è un’idea della mente, è un’idea superficiale, ma non starai facendo altro che, appunto, cambiarti d’abito, cambiare il colore dei capelli o il tipo di scarpe, ma è sempre il tuo vecchio “io”, quello che ha creato quella situazione che ora ti sta stretta, a indossare quei panni. Comprendi?

Il cammino di Coscienza di Sé, e ancor prima di consapevolezza, è un cammino dell’Essere, non dell’Io. Il cammino dell’Io è il cammino psicologico, quello del problema-soluzione (di solito, una soluzione preconfezionata), quello del “pensiero positivo”, delle ricette pronte, della soluzione magica, o dei palliativi, come prendere un’aspirina fino al prossimo mal di testa – che immancabilmente arriverà perché hai solo agito sui sintomi, in superficie.
Il cammino dell’Essere, della Coscienza di Sé, è una trasformazione profonda di tutto il tuo campo energetico e per quanto si rispecchi nelle forme esterne (poi), parte da una visione diversa di te e di ciò che sei.
Chi sei veramente?
Puoi cominciare a buttare via i vecchi abiti, prima di comprarne dei nuovi?
Puoi dedicarti con pazienza, dedizione e amore a porti questa domanda fondamentale senza avere fretta di rispondere con una qualunque cosa pur di toglierti dalla “scomodità” di non saperlo (ancora)?
Puoi rimanere lì, con la domanda, come se fossi davanti all’oracolo di tutti i tempi, umilmente inginocchiato al suo responso che non sai quando arriverà e come e cosa dirà? Nessun cambiamento che non sorga da questo preliminare atto di umile compassione per il mistero che sei ti libererà mai.
Puoi provare a contemplare, solo contemplare, questa possibilità, questa possibile “via verso il nuovo” che passa attraverso la resa a ciò che non sai, lasciando andare ciò che sai?

SECONDO FATTORE o del “come dovrebbe essere”
Tanto per andare dritti al punto: desideri un cambiamento o desideri che si manifesti una certa specifica situazione?
Spesso, quando desideriamo un cambiamento, definiamo anche un “come” debba essere, o perfino un come debba manifestarsi; questo complica le cose e, spesso, causa conflitti. Perché?
Facciamo un esempio: desideri un cambiamento sul lavoro, perché ciò che fai non ti soddisfa, non senti di poterti esprimere a pieno per quello che sei, non ti rispetta nel tuo “essere” e così via. Qualunque sia la ragione, cominci a definire come dev’essere il nuovo lavoro, e qui inciampiamo.
Non che immaginare il nuovo lavoro sia sbagliato, anzi, ma è l’attitudine che assumiamo verso questo “nuovo”, idealizzato e perfetto, basato su idee precostituite, su come debbano essere le cose per andarci bene, per soddisfarci, per sentirci appagati e così via che non funziona. Il rischio, in tutto questo, è quello di cadere in una di quelle proposte superficiali tipo “legge di attrazione”, dove ripeti all’infinito il tuo nuovo “mantra” sperando che la tal cosa si realizzi.
Per dirla tutta, il punto sta proprio nell’idea che abbiamo di questo “nuovo”: se abbiamo un’idea, non può essere “nuova”; un’idea, per quanto possa sembrarti originale e creativa, è sempre il reimpasto di qualcosa che già conosci: metti insieme pezzi, dettagli, aspetti e crei il tuo nuovo “burattino”, il tuo nuovo “meccanismo”, il tuo nuovo “scenario” il quale, probabilmente, dopo un po’ di tempo ti deluderà, poiché proviene dal passato, da ciò che già sai.
Desiderare il cambiamento, desiderare il nuovo, è desiderare l’ignoto. Pochi se ne rendono conto davvero, e così cadono nella trappola con cui abbiamo aperto il discorso: vuoi il cambiamento, e, di fatto, non lo vuoi perché non corrisponderà a ciò che avevi pensato fosse, alla tua idea, a come dovrebbe essere, a come deve manifestarsi. Così il nuovo arriva, e non lo vedi, o non arriva, perché, appunto non è “nuovo”, ma solo un “vecchio” rivestito.
Se sei davvero interessato al cambiamento, se sei davvero interessato al nuovo, non puoi basarti su un “come” questo nuovo debba essere. Il tuo focus deve rimanere sul desiderio del nuovo, a te ignoto e senza condizioni. Sei pronto a questo?

Se non sei pronto, nessun problema, procedi con la tua ricerca, ma non chiamarla “desiderio di cambiamento”; magari ridipingerai i muri della stanza, o comprerai un divano nuovo, procedendo così a una ristrutturazione di qualcosa che già c’è, e che, come ti sarà evidente, non ha niente a che fare con una nuova casa. Il momento per il nuovo, può darsi, arriverà, oppure no, e allora la ristrutturazione ti basterà.
Quando invece ci apriamo al nuovo senza un “come”, ci apriamo a un cambiamento che sorge dalle infinite possibilità del nostro Essere, e tale cambiamento è totalmente nelle sue mani, nelle mani della vita e di ciò che siamo.
È un processo di esplorazione, e il sentiero da percorrere è tutto da scoprire. Alla mente che lavora per problema-risultato, che vuole certezze, risposte, definizioni, rassicurazioni, possibilmente subito, questo non piace affatto; così, comincia a scalpitare sulla base della paura che non avrà quello che vuole; allora, armeggia, manipola, intruglia per ottenere il suo “come”, la realizzazione della sua idea già bell’e pronta.
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Puoi aprirti al mistero del cambiamento senza chiedere un cosa-come?
Comincia con il “chiedere” il cambiamento, e basta, totalmente, con tutto te. Lo capirai quando sei lì, perché sentirai un brivido; nel 99% dei casi è un brivido di paura, perché non sai cosa succederà, qualche volta è un brivido di eccitazione, in ogni caso, è sempre la stessa energia creativa che si accende.
Lascia che si accenda, votati a lei, a questa fiamma improvvisa e ardente su cui non hai nessun controllo. Rimani lì su quella soglia, in ascolto, in osservazione e pronto a cogliere i segni del nuovo che si manifesteranno.
È una certezza che si manifesteranno: solo la mente cognitiva con le sue credenze e la mente psicologica con le sue paure e la sua sfiducia pensa che non sia così e che non accadrà nulla e, tanto per rispondere a un dubbio frequente, ti dico anche che è certo che quei segni li riconoscerai.
Quell’apertura sulla soglia dell’ignoto, quell’ascolto è la porta del dialogo con il tuo Essere, tra il tuo Essere totipotente e le possibilità concrete che si manifesteranno da questo “magma” profondo e indistinto che sei e che è la vita.

TERZO FATTORE o dei cosiddetti Effetti Collaterali
Spesso, quando vogliamo cambiare qualcosa della nostra vita, ci focalizziamo soltanto sul risultato, sull’obiettivo che vogliamo raggiungere e non ci soffermiamo su quello che comporta, ovvero su ciò che davvero implica e significa quel cambiamento.
Le fiabe di tutti i tempi sono piene di questo tipo di atteggiamento “miope”, in cui un qualche personaggio fa un patto con un mago, una strega, perfino il diavolo stesso, che gli promette il risultato senza specificare nel dettaglio i termini; un po’ come sottoscrivere un contratto senza aver letto le condizioni scritte in piccolo. Firmiamo e basta, vogliamo e basta.
Sarebbe bello che questo atteggiamento fosse una manifestazione della fiducia e della fede nelle cose, tuttavia, la maggior parte delle volte, ha a che fare con l’ingenuità: preferiamo non sapere cosa effettivamente stiamo facendo, cosa stiamo sottoscrivendo, cosa stiamo davvero chiedendo, vogliamo solo quello che vogliamo, un po’ come bambini capricciosi che pretendono il nuovo giocattolo perché gli è dovuto, e non importa quello che costa.
Un cambiamento che sia profondo nella nostra vita o in noi stessi richiederà probabilmente un assetto interno (e spesso anche esterno, nelle cose tangibili) diverso da quello che hai ora.
Facciamo un esempio molto semplice e generale: magari vuoi (più) amore nella tua vita, e non ti rendi conto che questo potrebbe significare lasciare la relazione o l’ambiente sicuro nel quale ti trovi ora, con tutti i suoi attaccamenti, “sotto-contratti”, negoziazioni, compensazioni che a suo tempo hai sottoscritto.

Lascio a te riflettere sulle tue situazioni personali, per individuare questi aspetti collaterali che potresti essere chiamato a “sacrificare”, non perché non si può avere tutto, non perché c’è un prezzo da pagare – occhio a queste credenze tanto diffuse e intessute nella psiche – bensì perché, come ogni farfalla sa bene, non puoi volare libera di fiore in fiore e restare nel bozzolo sicuro e protetto della larva che eri; non puoi espanderti e fiorire come la più bella quercia del bosco slanciandoti nel cielo, nel sole e nel vento, e restare una ghianda ben protetta dal suo solido guscio, appoggiata in un angolo, al sicuro sotto un cespuglio.
Questo “sacrificio” non è una punizione, un castigo, una violenza, bensì semplicemente qualcosa di naturale. Come dico sempre la Natura è sempre una grande maestra di vita; essere naturali è il destino di ogni essere umano (ma di questo ne parliamo altrove).
Se vuoi volare, se vuoi essere una farfalla, soffermati con coscienza sul fatto che lascerai qualcosa, qualcosa che forse non hai focalizzato come qualcosa che vuoi lasciare. Ovviamente non sto dicendo che sia necessario prendere in considerazione tutti i fattori prima di scegliere il cambiamento, anche perché è impossibile, e alcuni li scoprirai solo lungo li processo, non prima.
Ciò che sto dicendo è di essere pronto, di sapere che le cose funzionano anche così: questo è un cambiamento cosciente – non ingenuo, superficiale, inconscio… Questo è un cambiamento scelto con maturità interna.
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Se non sei cosciente di altri fattori che, potrebbe essere, busseranno alla tua porta per chiederti una scelta (e tanto meno sai quando o come), probabilmente manderai all’aria il cambiamento e questo ti farà sentire ancora più frustrato di quando lo avevi formulato.
Se vuoi il cambiamento, sceglilo coscientemente, con maturità, e tieniti pronto a accogliere ciò che ti porterà: io lo chiamo “coraggio”, il coraggio della Grande Avventura.
Ogni cambiamento, per quanto piccolo possa sembrare, è sempre una grande avventura, se è un cambiamento reale e non un semplice “aggiustamento”. Se non sei pronto a questo, non farlo, aspetta, indaga, elabora meglio ciò che veramente vuoi…
Se sei pronto, allora, via, coraggio! il nuovo mondo, il nuovo te, ti aspetta; sii pronto a lasciar andare ciò che sarà necessario, e sii anche pronto a scoprire i grandi e sorprendenti tesori che ti aspettano!
E come dico sempre,
anche se il Viaggio che compirai è solo tuo, non è per forza un Viaggio in solitaria!
Intanto ti abbraccio dall’Unico Cuore 💚🐾
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