Il silenzio mentale esiste?
C’è un fenomeno particolare di cui si sente spesso parlare nell’ambito dei cammini di Risveglio della Coscienza o, come preferisco direi io, di scoperta di ciò che siamo veramente: il fenomeno della cosiddetta sospensione dei pensieri o del silenzio mentale.
Mi riferisco proprio a quella “mente vuota”, a quella “mente silenziosa” che un sacco di ricercatori spirituali farebbero carte false per ottenere, perché la considerano un punto di arrivo, diciamo una sorta di premio per il cammino fatto, per non dire una conferma che qualcosa è davvero accaduto, che ora sì, sei evoluto, trasformato, diverso, sanato, tranquillo, sereno, felice…
ma, è davvero così?
O siamo davanti a un fraintendimento?
… tanto per cambiare, mi verrebbe voglia di aggiungere!
perché, laddove si insinua la mente spirituale – che altro non è se non la nostra cara vecchia mente psicologica rivestita di “nobili” propositi – ci sono sempre dei malintesi.
E sai perché?
Perché la mente spirituale, sottoprodotto della mente psicologica – una delle molte menti che ci abitano – ha un solo e unico scopo: quello di ottenere qualcosa.
Che si tratti di qualcosa di materiale o immateriale, che sia lodevole o di basso profilo, non importa, sono dettagli, il meccanismo è sempre lo stesso: fondamentalmente, un meccanismo di avidità. Ma su questo, ci torneremo un’altra volta.
♣
Primo Fraintendimento
Rimaniamo sul fenomeno “mente silenziosa” e proviamo a chiarire la questione.
Da un lato, possiamo tranquillamente dire che sì, esiste qualcosa del genere, momenti in cui sembra che i pensieri non si formino per nulla; altre volte, sembrano cominciare, con una parola, una percezione, ma poi niente, sfumano nel vuoto come il fumo dell’incenso e si perdono prima di arrivare a assumere una qualunque forma o senso compiuto.
Sono momenti che spesso associamo a una sensazione di grande riposo. Per questo li desideriamo tanto, soprattutto se viviamo uno stile di vita frenetico e di bombardamento continuo di stimoli a velocità supersonica.
La bella notizia è che tutti viviamo questi momenti, continuamente, non sono un fenomeno “strano”, non sono qualcosa che sopraggiunge per effetto di qualcos’altro, tipo: medito e quindi la mente diventa silenziosa, raggiungo l’illuminazione e la mente si dissolve…
Questo modo distorto di interpretarli ha a che fare con la vecchia legge della causa-effetto, così cara alla mente cognitiva; ma è frutto di un errore di lettura, di una visione basata su un’idea precedente al fenomeno stesso, non sull’osservazione diretta di ciò che accade (chi mi segue da un po’ sa che insisto fino alla nausea sul tema della conoscenza diretta, lasciando da parte le speculazioni teoriche).
♣
Dunque, se la mente silenziosa era uno dei tuoi desideri, tranquilizzati, tutti viviamo questi momenti, non solo chi starebbe seguendo un cammino spirituale, o chi si sottopone a pratiche, tecniche meditative o metodi di varia estrazione. Semplicemente non ce ne rendiamo conto.
Sono momenti che, per lo più, passano inosservati, sfuggono, e questo accade fondamentalmente per una ragione: perché il “luogo” di noi stessi da cui facciamo esperienza della vita e del mondo è ancora totalmente collocato all’interno della mente cognitiva e psicologica, dell’io e quindi del flusso iper-rapido dei pensieri, che – te lo ricordo affinché non sorgano ulteriori idee insensate – non puoi controllare, non puoi cambiare e non puoi far sì che non sia così.
Ciò che puoi fare, o per essere più precisi, ciò che può accadere è che a un certo punto il “luogo di te” dove risiedi si sposti in una dimensione più osservativa, più cosciente, più presente, meno identificata, e questo farà sì che tu possa avere la sensazione di vivere più spesso quegli stati silenti, non tanto perché essi siano più frequenti, ma solo perché sei in grado di osservali, di renderti conto che si stanno manifestando e, restando presente alla loro manifestazione nel momento in cui accadono, sembrano ingigantirsi, ampliarsi, estendersi e diventare lunghissimi.
♣
Ti dico questo non perché tu faccia alcunché, ma solo perché tu possa cominciare a diventarne consapevole; tutto ciò che serve, in questo momento, è rimanere aperti a che il nostro sistema riceva l’informazione che conta: la mente silenziosa è un fenomeno che accade a tutti, continuamente; per alcuni è evidente, per altri no, per altri ancora a vari gradi.
Non ci sono leggi su questo, e che accada più o meno frequentemente non ha alcun significato, né tanto meno può essere fatto oggetto di una speculazione su chi sei, come sei, dove sei spiritualmente, interiormente, umanamente o psicologicamente. Quindi, resisti alla tentazione di trarne una qualunque conclusione.

Secondo Fraintendimento
E con questo arriviamo al secondo aspetto del fraintendimento di cui parlavamo all’inizio: perché questi momenti silenti, queste fasi di silenzio mentale naturale, non dicono nulla riguardo a una presunta illuminazione spirituale, a un supposto grado di evoluzione raggiunto?
Semplice: perché sono fenomeni, né più né meno di qualunque altro, come per esempio i diversi e cangianti stati emotivi, i momenti di fortissima intuizione dove intere comprensioni si “scaricano” in un secondo nel nostro cervello, o quando siamo concentrati su un ragionamento che fila che è una meraviglia.
Fenomeni, sono solo fenomeni diversi dell’energia a livello della mente. Né più, né meno: non testimoniano o dimostrano alcunché, né sono niente di eccezionale.
E a proposito di fenomeni “niente di eccezionale” e naturali – che possiamo semplicemente imparare a riconoscere evitando di finire nelle trappole spirituali e nelle insidiose secche dei “raggiungimenti” – ti voglio parlare di due condizioni particolari che si possono manifestare nella mente; hanno un nome che non suona affatto bene, ma sono invece due luoghi importanti del cammino verso la Realizzazione del Sé e della risposta alla domanda “Chi sono io”?
Sono due luoghi di frontiera, due luoghi dove si consuma la potenzialità della trasformazione, quella vera, due luoghi che possiamo chiamare: la mente in stallo e la mente in loop.
Però ricorda, non puoi fare nulla nemmeno per far accadere questi stati tanti preziosi, né non puoi fare nulla per controllare questo processo, puoi solo metterti in cammino e a suon di esplorazioni e sperimentazioni dirette le cose accadono… di solito non nel modo in cui pensavamo e ci aspettavamo, né quando, né dove ce lo aspettavamo, ma questa è la magia della vita e il bello del gioco…

Mente in stallo e Mente in loop
Forse hai già letto l’articolo in cui ti racconto la mia personale esperienza quando, ogni giorno, migliaia di volte al giorno, come tutti, uso la parola “io”, accompagnata però da quella strana sensazione di non sapere a cosa esattamente mi stia riferendo.
Ecco. In quell’articolo ti raccontavo come sia totalmente naturale scoprire di non essere affatto un “io”, un individuo. Quando questa “realizzazione” accade, la mente – la mente cognitiva soprattutto, la mente comprensiva, non riesce a proseguire, sembra non funzionare più, va in tilt! (ecco, mente, arrenditi, per favore!).
Ciò che ci confonde quando tocchiamo questi confini della mente comprensiva è che cerchiamo un oggetto. Per quanto aleatorio, impalpabile, indefinito, tuttavia cerchiamo sempre un oggetto, un qualcosa. E questo è il punto. Quel “qualcosa” non c’è, eppure… e via, la mente ricomincia a tentare di descrivere cos’è quella cosa lì che è un esserci senza che ci sia nessuno lì, ecc. ecc.
Lì è la soglia dove la mente cognitiva, quella deputata alla comprensione – del mondo, della realtà, di noi stessi, della vita, di qualunque cosa, sia essa una briciola o la complessità delle galassie – entra in stallo o in loop.
Quale delle due, se lo stallo o il loop, dipende da altri fattori presenti in questo preciso momento della tua vita e della tua ricerca, in ogni caso, entrambi ci permettono di capire meglio qualcosa riguardo alla mente all’interno di un cammino di Coscienza di Sé.
♣
Immagino non sia necessario sottolineare che c’è una bella differenza tra uno stato di stallo e uno di loop, sei d’accordo? A scanso di equivoci, facciamo un esempio e usiamo un’immagine.
Possiamo pensare allo stato di stallo come a un orologio il cui meccanismo si è rotto, le lancette si muovono a scattini rapidi, ma rimangono sempre sullo stesso punto, sulla stessa ora o minuto. L’orologio, il meccanismo, non riesce a funzionare, sembra attivo, sembra potersi avviare e proseguire il suo bel funzionamento, eppure qualcosa non va, non parte;
il loop, invece, è esattamente il contrario: il meccanismo funziona eccome, ma non porta frutti, è una ripetizione pedissequa del medesimo percorso, che ripassa sempre per gli stessi punti.
Immagina di perderti nel bosco, probabilmente comincerai ad avvalerti di vari sistemi, soluzioni ed espedienti per provare a venirne fuori: osservi i dettagli per ricordarti da dove sei passato, studi il muschio per ipotizzare la direzione del nord e del sud, segui il vento, guardi dove si rivolgono le foglie, cerchi le tracce sul terreno… ma a un certo punto ti rendi conto che stai solo continuando a girare in tondo: il muschio è da molti lati a seconda dei sassi che osservi, le foglie si muovono di continuo, la memoria fa cilecca e non sai a cosa aggrapparti per capire se sei davvero passato di lì o no…
Ecco, la mente funziona così: è ricca di risorse, sa trovare soluzioni, analizzare dati, mettere insieme le cose e cercare delle vie d’uscita, ma ci sono luoghi (alias: momenti o fasi della “ricerca” del Sé) in cui il problema non è nella “procedura” (metodo, tecnica, osservazione, analisi, pensiero, comprensione…) bensì più nell’attitudine, in una disposizione.
♣
Per uscire dal bosco, a volte, tutto ciò che ti serve è una resa. Eppure “resa” e “mente” sono due termini altamente incompatibili.
Anzi, diciamolo chiaro, la mente non si arrende! Non succederà mai, non puoi chiederglielo, perché sarebbe come chiedere a un primate di strisciare come fanno i serpenti. Semplicemente, non è nella sua natura, e insistere ti porterà solo alla frustrazione, all’esaurimento, o a farti un film in cui ti immagini che stia succedendo quello che vuoi, mentre tutto prosegue come sempre.
Inutile sottolineare che non c’è niente di male nel nostro scimpanzé che non striscia (non si può demonizzare la mente, come molti fanno), non c’è niente di sbagliato in lui (e in lei), contro cui combattere, da rifiutare o da cambiare con la disciplina, lo sforzo o la ripetizione infinita di qualche supposta “pratica efficace al 100%, basta solo che insisti un altro po‘”.
La mente, soprattutto quella procedurale, è perfetta per risolvere problemi, trovare risposte, arrivare da qualche parte, ma se ti affidi a questo per uscire dal bosco, continuerai a girare intorno, o a sbattere sempre contro lo stesso muro dove un GPS ripetitivo continua a condurti e questo accade semplicemente perché non è il tipo di “meccanismo” più adatto alla questione (per quanto eccezionale, un GPS è un programma non il territorio).
♣
Ciò che interviene nel momento in cui scopriamo ciò che siamo veramente (e che non c’è “nessuno lì”) non ha a che fare con la mente: io, come molti, la chiamo Coscienza (o Vita, o Intelligenza, o Essere, o Mistero…) e in un lampo ti rendi conto che non c’è nessun bosco, nessuno che si è perso, né tu che cerchi di venirne fuori…
In quel momento ti sembrerà che la mente sia in stallo, non funziona più, si è “fermata”, è andata in tilt. Ma anche questo non è del tutto vero. Lei continua a funzionare come sempre, ma l’impatto della Realizzazione è tale che sembra che tutto il resto si fermi, proprio come quando viviamo un forte shock o un’emozione da cuore in gola e diciamo che “il tempo si ferma”.
La mente è sempre lì, a macinare le sue informazioni e a operare alla perfezione secondo le sue caratteristiche e i suoi molti aspetti, ma non è più in primo piano e certamente ora è chiaro anche che non è l’unico piano, bensì solo uno dei molti “luoghi” di te. Da quel momento, tra Coscienza e Mente comincia a rendersi evidente una relazione di Figura-Sfondo, ma di questa intensa storia d’amore ne parliamo un’altra volta.
♣
Naturalmente anche il loop può funzionare per far fare click e vedere dalla Coscienza ciò che siamo veramente, anche il loop può portare a una resa, sebbene per una via forse ancora più scioccante, ma tant’è, la vita è piena di risorse e ama la varietà…
Facciamo un altro esempio, pensa a un burattino caricato a molla piena, come puoi ben immaginare, a un certo punto sarà talmente su di giri che esploderà, andrà in mille pezzi: una mente in loop può girare talmente vorticosamente, continuando a sbattere sugli stessi muri e creando una tale tensione e frustrazione che o fa click, o fa click – l’intero sistema va in tilt.
Per dirla tutta, è proprio su questo che, in parte, spingono le tecniche del “Chi sono io?”: se costringi la mente a ripetere la domanda, come un mantra infinito, che si sussegue a raffica e scarta tutte le risposte (alias, i “muri” contro cui sbatte), può succedere che questo la mandi in tilt, crei un cortocircuito nel sistema e, per un istante, prima che si risetti e riparta, c’è una micro-infinitesimale preziosa possibilità in cui il cielo si squarci… (se vuoi sapere perché non ti consiglio di seguire questa tecnica, e che non è questo il punto, leggi qui)
♣
Insomma, come la maggior parte delle tecniche orientate alla Realizzazione del Sé, quella del mantra “Chi sono io?” o del gioco di “sbucciare la cipolla” è un tranello per tenerti impegnato credendo di fare qualcosa (compreso avanzare spiritualmente o nella comprensione) intanto che ciò che deve accadere accade, quando accade, e basta.
Ma di questo ne parliamo un’altra volta, entrando più a fondo nel mondo delle tecniche e dei metodi che ti promettono la liberazione, l’illuminazione, uno stato ideale o la ricongiunzione con il tuo Sé Superiore (che già detto così è in sé un’assurdità. Per saperne di più, iscriviti alla Newsletter e ricevi la mini-serie “14 piccole/grandi verità sulla Realizzazione del Sé“)
♣
Intanto, ora hai certamente molti elementi in più per comprendere come funziona la mente lungo il viaggio verso la Realizzazione del Sé, e che stati come il loop, lo stallo e il silenzio mentale sono stati totalmente spontanei, naturali, ma che non possono essere presi come criteri per definire alcunché di te su un ipotetico cammino spirituale, né indicano che in te c’è qualcosa che non va, e che devi sanare, cambiare, modificare, di te o della mente stessa, come fosse un meccanismo fallimentare e fondamentalmente rompiscatole…
Allora, se sei uno di quei Ricercatori del Sé che si era incagliato in uno dei banchi di sabbia, o stavi naufragando tra scogli, secche e rocce sommerse ora sai che non puoi uscire da lì a suon di tecniche, discipline o metodi, sforzi o pratiche che ti promettono di cambiare le cose… non puoi uscire da lì con l’idea di lavorare sulla mente, anche perché non c’è alcun luogo da cui devi “uscire”.
I banchi di sabbia sono una realtà degli oceani, così le secche e le rocce sommerse, e non c’è niente di sbagliato in questo. Ciò che distingue i bravi naviganti è solo il riconoscerle, spesso a mille miglia di distanza: una sfumatura diversa nel colore del mare, o un’anomala increspatura sulla superficie dall’acqua…
un buon navigatore e un Viaggiatore delle Terre della Coscienza di Sé sa come cambiare rotta al momento giusto, o come aggirarle, o solo ci passa accanto alla giusta distanza e, a volte, se è davvero esperto, perfino le sfrutta…
perché sa che non è così importante per il Viaggio alla scoperta di ciò che siamo veramente che nella mente ci sia silenzio o caos, loop o stallo.
e sa anche che, in queste Terre Selvagge della Realizzazione del Sé, qualunque condizione si presenti – comoda o scomoda, pacifica o turbolenta, limpida o torbida – è solo un’altra occasione per fare esperienza della vita stessa così com’è.
Ti aspetto LilaVAR 🐾💚
_______