Giusto o sbagliato, adeguato o inadeguato, corretto o scorretto, bene o male.
Questa è forse la dicotomia cognitiva, morale e psicologica più profonda e fondamentale che abita la nostra percezione della realtà, interna o esterna che sia.
C’è chi la riconduce a fasi di apprendimento antiche quanto l’uomo, il quale doveva capire e imparare per “prove ed errori” quale azione o scelta avrebbe sostenuto la sua sopravvivenza e quale invece lo avrebbe più probabilmente alla morte.
Se è così, ben prima di una dicotomia morale o psicologica, sarebbe una dicotomia “vitale”, un meccanismo insito negli organismi biologici e totalmente intessuto nel loro funzionamento innato.
Infatti, visto dalla prospettiva della sopravvivenza, anche un animale compie scelte giuste/sbagliate in relazione, per esempio, al cibo che sceglierà, o la strada su cui si incamminerà per raggiungere la pozza d’acqua da cui dissetarsi, o dove deporrà le uova e scaverà la tana.
Di solito, davanti a questo tipo di osservazione, invochiamo l’istinto, diciamo che è insito e istintivo nell’animale scegliere cosa fare per sopravvivere (anche quando vi è una componente di apprendimento), come un meccanismo perfettamente regolato in armonia con la natura, il mondo e l’ecosistema globale.

Tuttavia, l’essere umano ne ha fatto una categoria morale, un tema di valutazione che applica a… tutto! Anche quando la sopravvivenza non c’entra niente. Soprattutto, ne ha fatto una categoria interna, di auto-valutazione rispetto a un supposto ideale a cui rifarsi o ispirarsi, ma che di solito è solo occasione di un confronto giudicante.
Eppure, dicendo questo, siamo ancora in superficie. Per andare più in profondità dobbiamo seguire il filo di questa matassa, per renderci conto che intere ere di ricorso e uso di questa categoria morale rivolta all’interno di se stessi hanno fatto sì che essa diventasse la radice stessa del senso di separazione che affligge l’essere umano e che è l’origine del suo malessere, della sua sofferenza, del suo disagio, della sua “follia” .
Ma, come dico sempre, non siamo qui per fare della filosofia, ma per procedere lungo il nostro cammino alla scoperta di ciò che siamo veramente, attraverso un approccio esistenziale e concreto.
Per questo, ora voglio che torni all’idea di giusto/sbagliato e provi ad osservare in profondità il modo in cui ti guardi, le lenti percettive che utilizzi e l’assunzione di fondo, la credenza, in base a cui ti muovi nel mondo e nella vita, quella di tutti i giorni, nelle piccole e nelle grandi cose.

Procedi a questa osservazione tenendo sempre ben presente che non lo fai con l’idea di cambiarla e non dobbiamo sostituire la credenza che eventualmente riconoscerai.
Per aiutarti in questa osservazione, nient’affatto banale o semplice, ti lascio un breve brano ispirativo, che possa guidarti o darti spunto nel renderti conto del “luogo” da cui ti muovi, da cui il 99% delle persone si muove.
Naturalmente, secondo il principio per cui “se non puoi dire che è vero per te, non dirlo”, né sei obbligato a riconoscere che è così; se non è una tua verità, frutto della tua indagine diretta, non devi crederci o basarti su di essa; viceversa puoi lasciare che il breve testo della meditazione sia un seme che può condurti a una scoperta, un riconoscimento e una comprensione… oppure no.
Tuttavia, se davvero entrerai in questa attitudine di “indagine senza risposta”, di “osservazione non conclusiva”, di “meditazione osservativa”, se lascerai che le parole entrino in profondità, per guidarti a riconoscere qualcosa che non è facile riconoscere, una delle colonne portanti della mente psicologica si sgretolerà aprendo a quel senso di libertà, leggerezza e sollievo che tanto cerchiamo quando ci incamminiamo su un cammino di scoperta di ciò che siamo veramente.
Ma, perché abbia il suo impatto trasformativo, ricorda:
1. Non può essere un mero riconoscimento intellettuale. Comprendere che le cose stanno così, non cambierà di una virgola la tua vita. Si tratta di riconoscerlo, di “entrare in quella osservazione” e lasciare che la bomba esploda. La comprensione esistenziale è sempre una comprensione energetica, in cui vengono coinvolti tutti i meccanismi comprensivi di cui siamo dotati: pensiero e intuizione, sensazione e sentimento, emozione e corpo.
2. Qualunque cosa osserverai, e sarai in grado di riconoscere non è un errore: non è sbagliato che le cose stiano così, non è un errore che la mente psicologica o morale funzioni così, non è un errore che tutto ciò si verifichi, niente e nessuno vuole che sia così, non c’è una causa o una ragione da cercare o incolpare, né dobbiamo “riparare il meccanismo”… come dire: occhio a non far rientrare dalla finestra ciò che è appena uscito dalla porta!
Se potrai restare sulla soglia estrema a cui queste due osservazioni ti spingono, non servirà altro, la mente psicologica entrerà in shock, e lo tsunami del cambiamento non potrà più essere arrestato; questo è il bordo del precipizio per il salto quantico della riconciliazione con la vita e con il mondo.
Ma ricorda (e tre!) non è qualcosa che puoi far accadere, per cui ti devi sforzare, o che devi applicare. Solo osserva, solo riconosci, solo ammetti e poi lascia che le cose ci pensino da sé.

Testo del Satsang, che puoi usare come una meditazione. Ascoltala quindi con un attitudine non valutativa e non giudicante, bensì come una guida a osservare questo aspetto di te.
Qui la versione audio (la trovi su Spotify e le altre piattaforme di podcast)
Qui la versione video: “Andare alla radice dell’Idea di errore”
Io sono l’errore
Tutto dipende dal fatto che ti consideri un errore,
che consideri la vita che vivi, un errore e che tu stesso sei un errore. Lo so che ti salirà subito di volerlo negare: no-tu-no, non è vero, questo non ti riguarda.
Solo che, vedi, è ciò che fai, i tuoi gesti, le tue parole, ogni singolo pensiero, che lo sta dicendo, che lo sta manifestando.
Ti consideri sbagliato ogni volta che provi un’emozione.
Ti consideri sbagliato ogni volta che senti frustrazione, rabbia, insuccesso o qualunque altra cosa che definisci “negativa”.
Ti consideri sbagliato ogni volta che pensi, soprattutto quando i pensieri sono tanti, e si arrotolano gli uni sugli altri, e nella tua testa c’è il caos.
Ti consideri sbagliato ogni volta che desideri, o che vuoi qualcosa, soprattutto se è molto diverso o lontano da ciò che hai già.
Ti consideri sbagliato quando sogni, soprattutto se sogni in grande, perché i sogni non sono la realtà e “bisogna restare con i piedi per terra”…
Ti consideri sbagliato fin dalla nascita, e non importa che infanzia hai avuto, che parole ti hanno detto, perché è qualcosa di molto, molto più radicale,
è un senso di colpa, profondo, originario e totalmente connaturato al tuo essere, alla tua identità, a ciò che credi di essere.
Tu credi di essere un errore della natura,
che la mente è sbagliata,
che le emozioni sono sbagliate: vanno guarite, trasformate, cambiate, risolte, sublimate, comprese, modificate, ridotte, contenute…
che i pensieri sono sbagliati: vanno calmati, purificati, migliorati, contenuti…
che i desideri sono sbagliati: sono dell’ego, mica dell’essere, sono egoici ed egoistici, come che desideri qualcosa per te e per il puro piacere di te e della vita?
Potrei continuare con un milione di esempi, ma puoi fare da solo, osserva, vai alla radice dell’idea di errore, in ogni singola e minuscola forma in cui si manifesta in te, nel tuo sistema. È un codice primario, un’informazione basilare che permea o sta all’origine di quasi ogni altra.
Prenditi il tempo per osservare tutto questo. Non c’è fretta. Non saltare alle conclusioni, non cercare la soluzione, o di venirne fuori prima possibile. Datti tempo di scoprire in quanti modi questa informazione è presente. Non fare niente con quello che trovi, non correggerlo, non cambiarlo, non rifiutarlo.
Tocca il fondo, tocca la radice,
tu sei l’errore, il meccanismo inceppato, la pallina impazzita, il pezzo fuori posto nel puzzle del Tutto.
Quando senti di aver contemplato abbastanza*, domandati senza rispondere:
Da dove vieni?
Chi sei veramente?
Perché sei così come sei?
Credi davvero che, nel cosmo, nell’universo, nell’esistenza, nella vita esista la possibilità che qualcosa sia sbagliato?
Che tu sia sbagliato, fatto male, difettoso?
Non si tratta della tua identità, o personalità, o del carattere, non ci interessa questo, è solo superficie, solo fenomeni, con cui puoi più o meno identificarti, credendo che siano essere te.
Però tu, proprio tu, come essere vivente, è possibile che tu, così come sei, così come funzioni – con un corpo, una mente, pensieri, emozioni, o quelle cose che chiami, blocchi, limiti, problemi, cecità, incomprensioni, meccanismi, automatismi… – è possibile che tu, così come sei, sia un errore?
È possibile che tu sia l’unico meccanismo inceppato nell’intero universo?
Funziona tutto alla perfezione, da solo e secondo le sue leggi intrinseche – i pianeti, le galassie, i buchi neri, le supernove, gli alberi, gli stormi di uccelli, i pesci, la riproduzione delle specie, le grandi migrazioni, il giorno e la notte…
…ma tu no. Tu non funzioni:
la mente, le emozioni, i pensieri e il corpo sono l’unica realtà al mondo e nell’universo sfuggita a ciò che regola questa totalità. In milioni e milioni di stelle e di galassie, tu, la tua mente e le tue emozioni siete l’unica cosa sfuggita e fuori fase, che opera da sola secondo leggi tutte sue, folli, fuori controllo, insensate, e soprattutto totalmente fallimentari.
Ecco. Questo è il punto.
Se non smetterai di vederti come un errore, non smetterai mai di rifiutarti ed è il rifiuto che ti tiene lontano dal riconoscere ciò che sei, dall’incontro con la verità suprema di te e dalla liberazione a cui tanto aneli ogni volta che, invece, ti attacchi, ti critichi, ti rifiuti e ti vuoi diverso da come sei.
Per favore, guardati,
per favore, vediti,
per favore, accogliti,
per favore, lasciati in pace.
Lila Marga
*Un piccolo consiglio per gestire l’ascolto: è messaggio molto potente e molto profondo
interrompi la meditazione in questo punto, fino a quando non ti sembra di aver potuto osservare abbastanza, e penetrato bene il tema e il significato profondo che porta.
È molto probabile che ti farai dei gran pianti, o delle gran risate, o caccerai qualche urlo, o salterai su mandando tutto a quel paese, o sentirai brividi e scossoni nel corpo… se così è, lascia che accada, lascia che vada sempre più in profondità, perché non è questo il punto.
Ti accorgerai di essere arrivato al succo non tanto nelle mille e una reazione collaterale – ben vengano, ma non lasciarti distrarre e se non vengono non vuol dire che “non funziona”.
Ti accorgerai di essere arrivato al succo perché resterai a bocca aperta davanti all’ineluttabilità del riconoscimento di quanto questo messaggio “io sono l’errore” sia profondamente vero. È più uno stupore, una “sospensione” del pensiero, come bucare un palloncino e per un istante “uscire dalla bolla”…
