Jung: un uomo cosciente di sé
Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra.
“Ma qual è la pietra che sostiene il ponte?” chiede Kublai Kan.
“Il Ponte non è sostenuto da questa o quella pietra” – risponde Marco – “Ma dalla linea dell’arco che esse formano”.
Kublai Kan rimane silenzioso, riflettendo. Poi soggiunse: “Perché mi parli delle pietre? È solo dell’arco che m’importa”.
Polo risponde: “Senza pietre, Sire, non c’è arco”.
(Italo Calvino)
Fin da ragazzina, avevo bisogno di soddisfare una “fame di esperienze” che superava di gran lunga quello che la quotidianità poteva portare, così divoravo libri su libri. Ero una pre-pre-adolescente, mica potevo partire zaino in spalla per andare dall’altra parte del mondo (ancora)!
Così, tenevo un diario e annotavo le frasi che nutrivano il mio bisogno di Senso e di Verità, come questa di Calvino, tratta da Le Città Invisibili.
Non so se lo vedi, ma afferma una verità importante sul Sé e sul Viaggio che compiamo per scoprire la nostra Vera Natura, che è come l’arco del ponte, ma non è il ponte e non è le pietre con cui è costruito.
Quanti Viaggiatori ho incontrato, girovagando nelle Terre della Coscienza di Sé, intrappolati nell’analisi o nello studio delle pietre, o nella ricerca della pietra perfetta, o di quella che mancava loro e che tutti dicevano essere necessaria.
E quanti Viaggiatori si trasformano in scalpellini provetti, cercando di aggiustarla, cambiarla, “evolverla” quella pietra, per poi passare alla successiva, all’infinito, alimentati dall’idea di un ponte perfetto, costruito a suon di sforzo, di espiazione, del mondare e riparare l’errore e l’imperfezione ontologica che come esseri umani sono.
Ecco, allora, caro Viaggiatore delle Terre della Coscienza di Sé, lascia che ti inviti ad ascoltare bene sia Marco che il Kan, comprendendo che ciò che stai cercando non ha a che fare con le pietre, né con il ponte, sebbene di entrambi si serva.
Le pietre, osservale, conoscile, rigiratele tra le mani e poi lasciale lì al loro posto, sull’arco.
Sul ponte, camminaci, attraversalo, affacciati sulla profondità sottostante, guarda dove ti porta – proprio come fanno le tue identità o le mille caratteristiche che hai, che ti “tragettano”, ti permettono esplorazioni su altre rive, o nuovi incontri.
Ma non fissarti sul ponte o sulle pietre; nessuno dei due ti porterà a realizzare ciò che sei veramente; non puoi afferrare l’arco come afferri una pietra, né puoi usarlo come usi un ponte; essi sono una forma e un tramite, ma senza la linea dell’arco, un ponte non regge e le pietre non servono a farti passare dall’altra parte del fiume.
Claudia Lila Marga | LilaVAR
𝑉𝑖𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜 𝑎 𝐿𝑖𝑙𝑎𝑉𝐴𝑅 – 𝐿𝑎 𝐺𝑟𝑎𝑛𝑑𝑒 𝐴𝑣𝑣𝑒𝑛𝑡𝑢𝑟𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑅𝑒𝑎𝑙𝑖𝑧𝑧𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑆𝑒́
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