Cos’è la “Notte Oscura dell’anima”?

L’esperienza della Crisi e dell'Ombra lungo il cammino verso la Realizzazione del Sé

Notte Oscura dell'anima nel Viaggio verso la Realizzazione di Sé

L’esperienza della Crisi e dell'Ombra lungo il cammino verso la Realizzazione del Sé

Cos’è la “Notte Oscura dell’anima”?

L’esperienza della Crisi e dell'Ombra lungo il cammino verso la Realizzazione del Sé

Notte Oscura dell'anima nel Viaggio verso la Realizzazione di Sé

Cos’è la “Notte Oscura dell’anima”?

L’esperienza della Crisi e dell'Ombra lungo il cammino verso la Realizzazione del Sé

Notte Oscura dell'anima nel Viaggio verso la Realizzazione di Sé

Indice dei Contenuti

  • Cos’è la Notte Oscura dell’anima? Facciamo chiarezza

  • Perché ci sia una “notte oscura” ci deve essere stata un’”alba luminosa”

  • Incontrare il Balrog non è la Notte Oscura dell’anima

  • Gesù e Dante: la discesa agli Inferi

Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l'etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.
Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate

Così l'animo mio, ch'ancor fuggiva,
si volse a retro a rimirar lo passo
che non lasciò già mai persona viva.

Dante Alighieri Inferno, Canto I e III

La Notte Oscura dell’anima esiste davvero?
O è solo un mito, una frase diventata frequente per definire i momenti di crisi che un Viaggiatore delle Terre della Coscienza di Sé inevitabilmente affronta?

Cos’è esattamente, come si manifesta, quali caratteristiche ha, rispetto ad altre fasi di “crisi” o altre manifestazioni degli “Inferi” personali che ciascuno di noi vive, attraversa, crea?
Ha un significato di qualche tipo lungo il cammino spirituale?

In questo articolo cerchiamo di comprendere cosa succede davvero in questi momenti “bui”, e come comprendere se e quando sei davvero su quella soglia estrema.

Per farlo, oltre ad alcuni aspetti specifici che ti permetteranno di riflettere su ciò che stai vivendo, ti parlerò della mia esperienza diretta.

Indice dei Contenuti

  • Cos’è la Notte Oscura dell’anima? Facciamo chiarezza

  • Perché ci sia una “notte oscura” ci deve essere stata un’”alba luminosa”

  • Incontrare il Balrog non è la Notte Oscura dell’anima

  • Gesù e Dante: la discesa agli Inferi

La Notte Oscura dell’anima esiste davvero?
O è solo un mito, una frase diventata frequente per definire i momenti di crisi che un Viaggiatore delle Terre della Coscienza di Sé inevitabilmente affronta?

Cos’è esattamente, come si manifesta, quali caratteristiche ha, rispetto ad altre fasi di “crisi” o altre manifestazioni degli “Inferi” personali che ciascuno di noi vive, attraversa, crea?
Ha un significato di qualche tipo lungo il cammino spirituale?

In questo articolo cerchiamo di comprendere cosa succede davvero in questi momenti “bui”, e come comprendere se e quando sei davvero su quella soglia estrema.

Per farlo, oltre ad alcuni aspetti specifici che ti permetteranno di riflettere su ciò che stai vivendo, ti parlerò della mia esperienza diretta.

Riassunto | L'Articolo in sintesi

In questo articolo esploriamo il concetto della "Notte Oscura dell'anima" nel contesto del cammino spirituale e della Realizzazione del Sé. Lo scopo è fare chiarezza su cosa sia realmente questo stato, demistificandolo e distinguendolo da altre crisi che si possono attraversare nel percorso di Coscienza di Sé.

Essa, per esempio, va distinta dall'esperienza di "confronto con l'Ombra" personale, o da quelle più tipicamente psicologiche, volte al riconoscimento di parti inconsce della personalità.

Per comprendere meglio cosa si sperimenta "lì" parleremo del Senso di Separazione, e della Psiche come luogo per sua stessa natura "scisso", frammentato, separato, dis-integrato.

Ad ogni modo, anche se individuiamo alcune caratteristiche che distinguono questo "luogo" così estremo della Coscienza, l'invito che ti faccio è di non cadere nell'inganno di considerarla il segno di una qualche Realizzazione Spirituale, o l'indicatore di un qualche "livello" raggiunto, (come molti fanno).

È certamente un'esperienza profonda e totalmente trasformativa, un'esperienza limite e una delle più radicali che personalmente ho attraversato lungo il Viaggio verso la Realizzazione del Sé, senza sapere se mai avrebbe avuto una fine.

Alcune delle DOMANDE a cui questo articolo risponde

Temi chiave:

Definizione del concetto di "crisi", nel contesto del percorso di Coscienza di Sé e come momenti di consapevolezza che mettono in discussione l'idea di noi stessi.

Definizione del concetto di "Ombra" psicologica come insieme dei contenuti inconsci che vengono portati alla luce durante il percorso di crescita personale, sulla base di un'interpretazione duale e morale di ciò che ci abita.
Ampliamento del concetto di Ombra oltre la sfera individuale, fino a comprendere quella collettiva, storica, e l'oscurità del mondo in tutta la sua vastità.

Utilizzo dell'immagine di Gandalf che affronta il Balrog nel Signore degli Anelli come metafora dell'incontro con l'Ombra Antica, Impersonale, ma che non è ancora identificabile con la "Notte Oscura".
La "Notte Oscura" come esperienza di totale separazione dalla luce, di totale abbandono e di profonda sofferenza impersonale e non-emotiva. Descrizione della sua natura assoluta e totalizzante, che non lascia spazio a speranza o consolazione.

L'invito alla Resa totale in un luogo che è esso stesso "Separazione".
La "Notte Oscura" è un'esperienza profondamente umana, esistenziale e di grande impatto trasformativo, ma non è in sé un segno di raggiungimento di qualche caratteristica o livello evolutivo, né identifica uno stadio di Realizzazione Spirituale.

Se ne usciamo vivremo da un ambiente di grande Integrazione, ma uscirne non è affatto scontato. È un'esperienza limite: nulla sopravvive e non c'è possibilità di tornare indietro.

Alcuni giorni fa, durante una delle sessioni individuali, Marco, uno dei Viaggiatori di LilaVAR, stava descrivendo il punto in cui si trova in questo momento definendolo come la “notte oscura dell’anima”, una metafora narrativa che viene usata spesso – troppo spesso – da chi si trova su un cammino di Realizzazione del Sé, quando sperimenta una crisi…

Intendo, se gridiamo continuamente “Al lupo, al lupo!”, cosa grideremo quando il lupo sarà davvero lì?

Quindi, se definiamo “notte oscura dell’anima” ogni singola crisi che attraversiamo, come definiamo quel momento estremo che essa davvero rappresenta?
Perché, è davvero estremo e quando sei lì capisci bene perché qualunque altra crisi, per quanto dura possa essere stata, impallidisce di fronte ad essa.

Perché è importante comprenderlo? Perché, come in ogni viaggio, anche il più avventuroso e alle soglie dell’ignoto più puro, è importante “localizzarsi”, è importante sapere dove sei, o almeno dove non sei ancora, altrimenti ti starai muovendo alla cieca o rischierai di prendere lucciole per lanterne.

Ogni esploratore sa che, per quanto in certe “selve oscure” non esistano strade tracciate, è importante non perdersi, o finire in labirinti senza via d’uscita. Per questo esistono le mappe e le bussole e per questo esistono le metafore e le definizioni, come tracce per orientarsi anche nei territori più imprevedibili e mutevoli.

Notte Oscura dell'anima nel Viaggio verso la Realizzazione di Sé

 

Cos’è la Notte oscura dell’Anima? Facciamo chiarezza

Insomma, ascoltando ciò che stava dicendo Marco, e leggendo ciò che circola su questo tema, credo ci sia bisogno di fare chiarezza su cosa davvero sia questa “notte oscura dell’anima”, e soprattutto cosa non è e come si differenza da altre “crisi” che si possano attraversare lungo il cammino di Coscienza di Sé.

Partiamo con il dire che fasi di crisi se ne possono presentare continuamente, e con varie caratteristiche, anche piuttosto dure e sfidanti. Del resto, siamo partiti per le Terre Selvagge della Coscienza di Sé alla ricerca di ciò che siamo veramente, non per una vacanza olistica e rigenerante!

Un tipo di Viaggio che spesso comporta renderci conto del fatto che ciò che abbiamo sempre pensato di noi stessi, riguardo a chi siamo, non è poi così vero.

Davanti a uno di questi momenti, la terra sotto i piedi trema e viviamo questi terremoti come una crisi.

Quali sono, quindi, le caratteristiche di questa specifica crisi?

Come magari già saprai, questa espressione – notte oscura dell’anima – fu coniata da San Giovanni della Croce, che, nel suo cammino mistico, si ritrovò ad attraversare questo momento di grande “oscurità”, o “inferno” (come preferisco dire io, insieme a  Dante e a Gesù), o immersione nell’Ombra (in termini più psicologici).

Ma proprio qui, tocchiamo il primo spartiacque: si tratta di qualcosa di psicologico, che si consuma, cioè, a livello della psiche, o si tratta di qualcosa di più ampio e più legato ad altri ambiti del cammino di Coscienza di Sé?

Come sempre, quando si tratta dell’essere umano, le risposte non sono mai molto univoche. Nel nostro caso, quindi, sì, c’è qualcosa di psichico, e sì c’è qualcosa di più ampio. Intendo, non è solo l’Ombra psichica, ma la psiche centra, e c’è anche qualcosa “di più ampio”.

Normalmente, con il termine “ombra”, ci riferiamo a tutti quei contenuti inconsci, di solito giudicati non particolarmente edificanti, di cui a un certo punto, per esempio durante un’esplorazione psicologica, diventiamo consapevoli; ci troviamo, cioè, nella possibilità e nella necessità di incontrarli, traghettandoli dall’inconscio alla dimensione conscia.

Per fare qualche esempio pratico, è quando entri in contatto con il fatto che, forse, non sei la persona generosa che hai sempre creduto di essere e, al di là di quello che credi di te, ti muovi (inconsciamente, ovvero senza saperlo e senza volerlo) guidato da un approccio profondamente e radicalmente egoista, nascosto e spesso rivestito da altri nobili abiti, più accettabili socialmente.

Banalizzando, allo stesso modo, la persona disponibile, aperta, affettuosa che ritieni di essere, ha un lato – l’altro lato della medaglia, che a volte ha più influenza e controllo di quanto si sia disposti a credere – che invece si muove dalla chiusura, dall’aggressività, dal rifiuto e dall’intolleranza.

Fin qui, tutto normale. Ovvero, è ciò che accade. La psiche, in fin dei conti, è un ambiente profondamente duale e si manifesta per dicotomie: bianco e nero, bello e orribile, santo e demoniaco, paradiso e inferno.

Se non si è passati attraverso questo tipo di comprensione – che si manifesta in ciascuno di noi con caratteristiche e tempi specifici, ma che comunque si manifesta – di solito si vive in un mondo altamente illusorio e di profondo auto-inganno, per cui finiamo per sentirci vittime di forze superiori/inferiori, controllanti e determinanti il nostro destino, intanto che tutta l’Ombra (le parti di cui non siamo coscienti) viene proiettata sull’esterno. Questo accade sulla base di uno sguardo giudicante, e moralizzante, profondamente radicato in noi, e sostenuto da millenni di insegnamenti e cultura, per cui dividiamo il mondo, e noi stessi, in bene e male, in giusto e sbagliato, in desiderabile e detestabile. Tutto ciò che rifiutiamo e non abbracciamo come qualcosa che è parte di noi, allo stesso livello della “luce”, va a alimentare questo grande calderone dell’Ombra personale.

Per esempio: non potrò mai amare davvero (e non pienamente), se prima non mi rendo conto che sperimento un odio profondo – e non si tratta tanto di vederlo riguardo a una o più persone specifiche (anche se, spesso, si comincia da lì), ma più come l’energia che ci guida e che si manifesterà attraverso attitudini, gesti, parole, pensieri, che lo vogliamo o no, che crediamo di poterlo controllare o no.

Lungo il cammino di Coscienza di Sé – e in questo caso, nella fase di conoscenza e consapevolezza di sé – arriva il momento in cui renderci conto che non siamo solo quella immagine “positiva” che ci raccontiamo. Quando questo comincia ad accadere, quando ci mettiamo lì, alla scoperta del nostro inferno interiore, che fino a quel momento era, appunto, inconscio, le crisi ci sono; abbracciare queste parti ombra, riconoscerle come qualcosa che siamo, o ci abita e ci governa, ci costa, in particolare perché questo scatena delle forti reazioni a livello proprio di quella mente morale che legge tutto in termini di giusto e sbagliato.

Ma queste crisi, per quanto dure, difficili, destabilizzanti, possono essere ascritte come esperienze della Notte Oscura?

Ebbene, no. Sono crisi, senza ombra di dubbio e, a volte, sono davvero tremende. Ma la “notte oscura” è un’altra cosa.

Notte Oscura dell'anima nel Viaggio verso la Realizzazione di Sé

 

Perché ci sia una “notte oscura” ci deve essere stata un’”alba luminosa”

Cosa significa questa frase? In estrema sintesi, significa che ho già abbastanza destrutturato l’idea del “me”, di ciò che sono come “io”, andando al di là della dicotomia luce-ombra della psiche, riconoscendo che questi due lati che, per quanto diversi o opposti, sono due facce del medesimo foglio.

Questa destrutturazione spesso si manifesta con fenomeni mistici – li definiamo così – per cui cominciamo a renderci conto di essere qualcosa di più o di diverso da quell’”io” che abbiamo sempre pensato di essere; per esempio, viviamo esperienze in cui ci sentiamo fusi con tutto, in contatto con un amore supremo (che spesso definiamo divino, universale)… le esperienze sono tante, i fenomeni con cui si manifesta questo “andare al di là di me”, anche, ma ci torniamo altrove.

Diciamo che, tanto quanto mi rendo conto di una maggiore “ampiezza” di ciò che sono (oltre l’io) anche l’ombra, la parte inconscia, si manifesta più ampia; c’è molto di più che la specificità delle parti oscure del “mio io” personale, come a dire che è un ambito nel quale c’è tutta l’oscurità del mondo, nei secoli dei secoli.

Lì si incontrano le istanze più terribili che l’essere umano ha in vari modi e momenti manifestato.

Semplificando e tanto per dare un’idea, pensa ai personaggi storici più efferati che ti vengano in mente… quando incontri il tuo “distruttore” interno a livello del tuo io personale, non stai contattando per forza la spietatezza di Caligola, o l’odio di Hitler… la radice energetica di quella distruttività o odio è la stessa, ma in te, per quanto presente, non si manifesta e non si attiva come si attivò in quei personaggi. Però lì, nell’Ombra impersonale, c’è molto molto di più, molto più unilaterale e in forma più potente.

Ma nemmeno questo “incontrare il Balrog” riguarda la Notte Oscura dell’anima. Approfondiamo.

Notte Oscura dell'anima nel Viaggio verso la Realizzazione di Sé

 

Incontrare il Balrog non è la Notte Oscura dell’anima

Incontrare questa dimensione oscura così vasta e forte non è una passeggiata. È lì che serve quell’atto di coraggio di far fronte a tutto… te lo dico con un’immagine tratta da un film, che mi piace molto e rende abbastanza bene l’idea.

Ti ricordi, quella scena nel Signore degli Anelli, in cui Gandalf sbarra la strada al Balrog, il Demone del Mondo Antico? Ecco, hai presente quella totalità dello stare lì, piantare lo scettro e sbarrarne l’avanzare?
Mica uno scherzo!
Ne devi aver già attraversate di paure personali, paure cosmiche, morti varie, cadute e ritorni, per poterlo fare, per avere il potere di anche solo affrontare una tale forza “opposta” (ricorda: non bene o male, solo opposta).

Tuttavia, incontrare quest’ombra, eventualmente “lottare” con lei, come accadde a Gandalf, non è ancora ciò che possiamo definire la Notte Oscura; può essere certamente una crisi profonda, che ha vari effetti su di noi, ma è solo un’altra lotta, simile a quella “combattuta” a livello dell’io fino a quando si prende come un “qualcuno” contrapposto a qualcun altro.

Allora, cos’è questa Notte Oscura?
Ebbene, ti rispondo in due modi.
Scomodiamo ancora qualche “grande personaggio” della Storia. 

Notte Oscura dell'anima nel Viaggio verso la Realizzazione di Sé

 

Gesù e Dante: la discesa agli Inferi

Non molti sanno (poiché il catechismo comune non vi pone particolare enfasi) che Gesù, dopo il Calvario, dopo la Crocifissione e dopo la sepoltura, discese agli Inferi. Ecco.
Discese agli Inferi, dopo tutto quello che poteva aver realizzato come essere divino, figlio di dio, amore, miracoli, guida, maestro illuminato (usa i termini che vuoi, perché sono solo rivestimenti narrativi, che ti aiutano ad avere un’idea),
e dopo che visse quel “Padre, perché mi hai abbandonato”, come un momento culmine in cui il mondo illuminato, tanto profondamente contattato e incarnato, si sgretolò e scomparve come neve al sole.

Ecco. Proprio lì, su quella profonda separazione dal principio luminoso si trova la soglia della Notte Oscura dell’anima. Ma non avviene prima, quando incontri la tua ombra personale o quella più impersonale e collettiva; finché c’è luce, anche solo dei barlumi, anche solo degli episodi, degli alti e bassi, non sei nella Notte Oscura.

La Notte Oscura è oscura. Punto. Niente mezzi termini, niente sollievo, fosse anche solo di qualche istante; niente speranza: “Lasciate ogni speranza voi che entrate“, scrisse Dante, per descrivere la soglia di quell’ingresso nell’oscurità, negli Inferi. In quel buio, in quella crisi, in quella “sofferenza” c’è solo buio, crisi, sofferenza. Pura. In sé, è davvero qualcosa di assoluto, è tanto magnificente quanto la luce più splendente, per dirla così, poiché ne condivide una medesima caratteristica: è totale.

Per niente divertente, vero? Già.
Ci sono passata? Sì.
Ne sono uscita? Diciamo che se sono qui a scrivere è perché quella cosa lì non c’è più, ma non c’è nessuno che esce da lì – nulla sopravvive. 

Quando sei lì, non hai nessuna idea di uscirne, di poterne uscire.
Quando sei lì non sai se ne uscirai mai, tanto meno vivo, ma non sai nemmeno se morirai a un qualche livello o a una qualche forma di te.

Per questo, la narrativa religiosa e spirituale, sebbene totalmente travisandolo nelle implicazioni e nei significati, parla di “inferno” come qualcosa di eterno. La “notte oscura” non è un tema religioso e non è nemmeno spirituale, è un tema della Coscienza e del Sé.

Quando sei lì, in nessun modo senti speranza di poterne uscire, ma non si tratta del senso di impotenza o disperazione psicologica. Impotente, lo sei certamente, ma non ha a che fare con l’impotenza depressiva (psicologica, appunto).

Per certi versi, lì non c’è un’emozione, perché l’emozione, per quanto “ombrosa” è sempre energia. Sperimenti delle emozioni totalmente, ma non sono ciò che sei. Non c’è un “io” che le sta vivendo, c’è una presenza totale a quanto di più terribile tu possa immaginare. Potremmo dire – e siamo nel campo dei paradossi – che è una sorta di sentire freddo: non c’è salvezza, non c’è speranza, non c’è amore, non c’è domani, non c’è possibilità… c’è solo la crisi.

Se hai idea di poterne uscire, non è la Notte Oscura; sarà una crisi, profonda, difficile, sconvolgente, ma “solo” un’altra crisi delle molte che si possono vivere lungo il cammino di “liberazione” dalle strutture psichiche limitanti (l’ego, per dargli un’etichetta facile da comprendere) o da uno dei tanti “inferni” che sperimentiamo lungo l’esperienza di vita fino a quando è vita dalla psiche e non dalla Coscienza.

Quando sei lì, c’è solo la diretta, cruda, tremenda realtà dell’essere lì. Non c’è amore, non c’è luce, non c’è speranza, non c’è possibilità, non c’è creazione, innovazione, poter fare… niente, di niente. Solo la disperazione più disperazione che tu possa immaginare. Solo la sofferenza più sofferenza che tu possa immaginare (e finché non la sperimenti non la puoi immaginare).

Notte Oscura dell'anima nel Viaggio verso la Realizzazione di Sé

 

Ecco perché, per certi versi, comporta una resa (come per Gesù), ed è una resa. Totale. In tal senso, non è conflittuale. Ecco un’altra profonda distinzione dalle “crisi” dell’Ombra, per quanto forti possano essere. Non puoi fare altro che arrenderti a quel folle turbinio, espressione più pura e assoluta della scissione. Quella scissione che è la natura stessa della psiche – la psiche è scissione, ecco perché è insensato pensare di guarirla, sanarla, unificarla… e la puoi vivere così profondamente, perché non sei identificato con essa, la sperimenti totalmente, proprio perché non sei uno o l’altro dei suoi aspetti.

Diciamo che nell’esperienza della Notte Oscura sei la scissione stessa e ciò da cui sorge; stai conoscendo nella sua profondità più profonda, più originaria, più radicale, la Separazione.

In quella fase capii cos’è la sofferenza psichica, ma lo capii non da una comprensione riflessiva, cognitiva, mentale – nessuna teoria era possibile lì, in quel caos puro – la capii dalla Coscienza, perché la Notte Oscura la vivi dalla Coscienza, sei già totalmente cosciente, cosa che non è quando vivi la scissione psichica vissuta dalla psiche (come per esempio accade nelle varie patologie psichiche, siano esse di grado conclamato o più leggere).

L’io è già “esploso” – se vogliamo definire così uno degli effetti del Risveglio Spirituale, ovvero quel momento in cui realizzi di non essere un “io”, un qualcuno, un oggetto, una struttura definita, non come fenomeno mistico, ma come realtà di ciò che sei.

Solo dall’io esploso – quando sei nella coscienza piena, perché sei la coscienza piena – si vive questa dimensione della Notte Oscura, poiché, come dicevamo prima, è una dimensione totale.

Fino a che vivi nella Separazione, non puoi sperimentare la totalità della Separazione per quello che è, perché sarai sempre qui o lì, questo o quello. La Separazione è una “realtà”, un “campo”, un ambiente – fammelo descrivere così. Se sei identificato con uno degli aspetti della Separazione – classicamente uno degli infiniti modi con cui si manifesta l’io – non puoi vivere la Separazione, vivi dalla Separazione.

In questo senso, uso spesso la metafora del film: se sei dentro il film, sperimenti varie Separazioni, perché sei un attore, uno dei personaggi, un oggetto in mezzo ad altri oggetti, personaggi, attori. È solo quando sei “fuori dal film” (perché il film accade nella Coscienza che sei), è solo dalla totalità, che sperimenti la profonda natura separativa del film-dentro-il-film.

Quindi, se pensi di vivere la Notte Oscura come segno di un raggiungimento spirituale di qualche tipo, lascia perdere. Vivi il tuo cammino e affronta i tuoi demoni se questo è il punto nel quale sei, i tuoi demoni “personali” se sei nell’io, e quelli più collettivi se sei nell’io-del-mondo, ma mantieni chiaro che nulla è il segno di niente. Se vivi tutto questo come un cammino di ascensione verso un qualche livello divino, illuminato, spirituale, edificante che pensi raggiungerai, stai prendendo un abbaglio, ma di questo ne abbiamo già parlato in altre occasioni.

Vivi, sperimenta quello che stai sperimentando, totalmente, quella è la realtà per te in quel momento, ed è tutta la realtà che c’è e che è. Dedicati a essa, sii totalmente devoto a essa. Qualunque raggiungimento è una fantasia spirituale.

Intanto, buona esperienza, buona totalità…

e un abbraccio dall’Unico Cuore 💚

 

P.s.
Questo tema è molto complesso e profondo, e ho dovuto dare per scontate molte cose. Se vuoi andare in profondità puoi cominciare leggendo il libro “Viaggio a LilaVAR”, scrivimi, o leggi qui.

_____

Claudia Lila Marga
𝑉𝑖𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜 𝑎 𝐿𝑖𝑙𝑎𝑉𝐴𝑅 – 𝐿𝑎 𝐺𝑟𝑎𝑛𝑑𝑒 𝐴𝑣𝑣𝑒𝑛𝑡𝑢𝑟𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑅𝑒𝑎𝑙𝑖𝑧𝑧𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑆𝑒́ Su Amazon. Scopri di più: https://tinyurl.com/5n7fhu53

 

Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l'etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.
Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate

Così l'animo mio, ch'ancor fuggiva,
si volse a retro a rimirar lo passo
che non lasciò già mai persona viva.

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Riassunto | L'Articolo in sintesi

In questo articolo esploriamo il concetto della "Notte Oscura dell'anima" nel contesto del cammino spirituale e della Realizzazione del Sé. Lo scopo è fare chiarezza su cosa sia realmente questo stato, demistificandolo e distinguendolo da altre crisi che si possono attraversare nel percorso di Coscienza di Sé.

Essa, per esempio, va distinta dall'esperienza di "confronto con l'Ombra" personale, o da quelle più tipicamente psicologiche, volte al riconoscimento di parti inconsce della personalità.

Per comprendere meglio cosa si sperimenta "lì" parleremo del Senso di Separazione, e della Psiche come luogo per sua stessa natura "scisso", frammentato, separato, dis-integrato.

Ad ogni modo, anche se individuiamo alcune caratteristiche che distinguono questo "luogo" così estremo della Coscienza, l'invito che ti faccio è di non cadere nell'inganno di considerarla il segno di una qualche Realizzazione Spirituale, o l'indicatore di un qualche "livello" raggiunto, (come molti fanno).

È certamente un'esperienza profonda e totalmente trasformativa, un'esperienza limite e una delle più radicali che personalmente ho attraversato lungo il Viaggio verso la Realizzazione del Sé, senza sapere se mai avrebbe avuto una fine.

Alcune delle DOMANDE a cui questo articolo risponde

1. Cos'è la "Notte Oscura dell'Anima"?
2. È diversa dalle altre crisi che si possono attraversare lungo il cammino spirituale?
3. È un'esperienza comune?
4. Quando si verifica e perché?
5. Quali sono i segni distintivi della Notte Oscura dell'Anima?
6. Come si può affrontare la Notte Oscura dell'Anima?
7. Cosa succede durante e dopo la Notte Oscura dell'Anima?

Temi chiave:

Definizione del concetto di "crisi", nel contesto del percorso di Coscienza di Sé e come momenti di consapevolezza che mettono in discussione l'idea di noi stessi.

Definizione del concetto di "Ombra" psicologica come insieme dei contenuti inconsci che vengono portati alla luce durante il percorso di crescita personale, sulla base di un'interpretazione duale e morale di ciò che ci abita.
Ampliamento del concetto di Ombra oltre la sfera individuale, fino a comprendere quella collettiva, storica, e l'oscurità del mondo in tutta la sua vastità.

Utilizzo dell'immagine di Gandalf che affronta il Balrog nel Signore degli Anelli come metafora dell'incontro con l'Ombra Antica, Impersonale, ma che non è ancora identificabile con la "Notte Oscura".
La "Notte Oscura" come esperienza di totale separazione dalla luce, di totale abbandono e di profonda sofferenza impersonale e non-emotiva. Descrizione della sua natura assoluta e totalizzante, che non lascia spazio a speranza o consolazione.

L'invito alla Resa totale in un luogo che è esso stesso "Separazione".
La "Notte Oscura" è un'esperienza profondamente umana, esistenziale e di grande impatto trasformativo, ma non è in sé un segno di raggiungimento di qualche caratteristica o livello evolutivo, né identifica uno stadio di Realizzazione Spirituale.

Se ne usciamo vivremo da un ambiente di grande Integrazione, ma uscirne non è affatto scontato. È un'esperienza limite: nulla sopravvive e non c'è possibilità di tornare indietro.

Alcuni giorni fa, durante una delle sessioni individuali, Marco, uno dei Viaggiatori di LilaVAR, stava descrivendo il punto in cui si trova in questo momento definendolo come la “notte oscura dell’anima”, una metafora narrativa che viene usata spesso – troppo spesso – da chi si trova su un cammino di Realizzazione del Sé, quando sperimenta una crisi…

Intendo, se gridiamo continuamente “Al lupo, al lupo!”, cosa grideremo quando il lupo sarà davvero lì?

Quindi, se definiamo “notte oscura dell’anima” ogni singola crisi che attraversiamo, come definiamo quel momento estremo che essa davvero rappresenta?
Perché, è davvero estremo e quando sei lì capisci bene perché qualunque altra crisi, per quanto dura possa essere stata, impallidisce di fronte ad essa.

Perché è importante comprenderlo? Perché, come in ogni viaggio, anche il più avventuroso e alle soglie dell’ignoto più puro, è importante “localizzarsi”, è importante sapere dove sei, o almeno dove non sei ancora, altrimenti ti starai muovendo alla cieca o rischierai di prendere lucciole per lanterne.

Ogni esploratore sa che, per quanto in certe “selve oscure” non esistano strade tracciate, è importante non perdersi, o finire in labirinti senza via d’uscita. Per questo esistono le mappe e le bussole e per questo esistono le metafore e le definizioni, come tracce per orientarsi anche nei territori più imprevedibili e mutevoli.

Notte Oscura dell'anima nel Viaggio verso la Realizzazione di Sé

 

Cos’è la Notte oscura dell’Anima? Facciamo chiarezza

Insomma, ascoltando ciò che stava dicendo Marco, e leggendo ciò che circola su questo tema, credo ci sia bisogno di fare chiarezza su cosa davvero sia questa “notte oscura dell’anima”, e soprattutto cosa non è e come si differenza da altre “crisi” che si possano attraversare lungo il cammino di Coscienza di Sé.

Partiamo con il dire che fasi di crisi se ne possono presentare continuamente, e con varie caratteristiche, anche piuttosto dure e sfidanti. Del resto, siamo partiti per le Terre Selvagge della Coscienza di Sé alla ricerca di ciò che siamo veramente, non per una vacanza olistica e rigenerante!

Un tipo di Viaggio che spesso comporta renderci conto del fatto che ciò che abbiamo sempre pensato di noi stessi, riguardo a chi siamo, non è poi così vero.

Davanti a uno di questi momenti, la terra sotto i piedi trema e viviamo questi terremoti come una crisi.

Quali sono, quindi, le caratteristiche di questa specifica crisi?

Come magari già saprai, questa espressione – notte oscura dell’anima – fu coniata da San Giovanni della Croce, che, nel suo cammino mistico, si ritrovò ad attraversare questo momento di grande “oscurità”, o “inferno” (come preferisco dire io, insieme a  Dante e a Gesù), o immersione nell’Ombra (in termini più psicologici).

Ma proprio qui, tocchiamo il primo spartiacque: si tratta di qualcosa di psicologico, che si consuma, cioè, a livello della psiche, o si tratta di qualcosa di più ampio e più legato ad altri ambiti del cammino di Coscienza di Sé?

Come sempre, quando si tratta dell’essere umano, le risposte non sono mai molto univoche. Nel nostro caso, quindi, sì, c’è qualcosa di psichico, e sì c’è qualcosa di più ampio. Intendo, non è solo l’Ombra psichica, ma la psiche centra, e c’è anche qualcosa “di più ampio”.

Normalmente, con il termine “ombra”, ci riferiamo a tutti quei contenuti inconsci, di solito giudicati non particolarmente edificanti, di cui a un certo punto, per esempio durante un’esplorazione psicologica, diventiamo consapevoli; ci troviamo, cioè, nella possibilità e nella necessità di incontrarli, traghettandoli dall’inconscio alla dimensione conscia.

Per fare qualche esempio pratico, è quando entri in contatto con il fatto che, forse, non sei la persona generosa che hai sempre creduto di essere e, al di là di quello che credi di te, ti muovi (inconsciamente, ovvero senza saperlo e senza volerlo) guidato da un approccio profondamente e radicalmente egoista, nascosto e spesso rivestito da altri nobili abiti, più accettabili socialmente.

Banalizzando, allo stesso modo, la persona disponibile, aperta, affettuosa che ritieni di essere, ha un lato – l’altro lato della medaglia, che a volte ha più influenza e controllo di quanto si sia disposti a credere – che invece si muove dalla chiusura, dall’aggressività, dal rifiuto e dall’intolleranza.

Fin qui, tutto normale. Ovvero, è ciò che accade. La psiche, in fin dei conti, è un ambiente profondamente duale e si manifesta per dicotomie: bianco e nero, bello e orribile, santo e demoniaco, paradiso e inferno.

Se non si è passati attraverso questo tipo di comprensione – che si manifesta in ciascuno di noi con caratteristiche e tempi specifici, ma che comunque si manifesta – di solito si vive in un mondo altamente illusorio e di profondo auto-inganno, per cui finiamo per sentirci vittime di forze superiori/inferiori, controllanti e determinanti il nostro destino, intanto che tutta l’Ombra (le parti di cui non siamo coscienti) viene proiettata sull’esterno. Questo accade sulla base di uno sguardo giudicante, e moralizzante, profondamente radicato in noi, e sostenuto da millenni di insegnamenti e cultura, per cui dividiamo il mondo, e noi stessi, in bene e male, in giusto e sbagliato, in desiderabile e detestabile. Tutto ciò che rifiutiamo e non abbracciamo come qualcosa che è parte di noi, allo stesso livello della “luce”, va a alimentare questo grande calderone dell’Ombra personale.

Per esempio: non potrò mai amare davvero (e non pienamente), se prima non mi rendo conto che sperimento un odio profondo – e non si tratta tanto di vederlo riguardo a una o più persone specifiche (anche se, spesso, si comincia da lì), ma più come l’energia che ci guida e che si manifesterà attraverso attitudini, gesti, parole, pensieri, che lo vogliamo o no, che crediamo di poterlo controllare o no.

Lungo il cammino di Coscienza di Sé – e in questo caso, nella fase di conoscenza e consapevolezza di sé – arriva il momento in cui renderci conto che non siamo solo quella immagine “positiva” che ci raccontiamo. Quando questo comincia ad accadere, quando ci mettiamo lì, alla scoperta del nostro inferno interiore, che fino a quel momento era, appunto, inconscio, le crisi ci sono; abbracciare queste parti ombra, riconoscerle come qualcosa che siamo, o ci abita e ci governa, ci costa, in particolare perché questo scatena delle forti reazioni a livello proprio di quella mente morale che legge tutto in termini di giusto e sbagliato.

Ma queste crisi, per quanto dure, difficili, destabilizzanti, possono essere ascritte come esperienze della Notte Oscura?

Ebbene, no. Sono crisi, senza ombra di dubbio e, a volte, sono davvero tremende. Ma la “notte oscura” è un’altra cosa.

Notte Oscura dell'anima nel Viaggio verso la Realizzazione di Sé

 

Perché ci sia una “notte oscura” ci deve essere stata un’”alba luminosa”

Cosa significa questa frase? In estrema sintesi, significa che ho già abbastanza destrutturato l’idea del “me”, di ciò che sono come “io”, andando al di là della dicotomia luce-ombra della psiche, riconoscendo che questi due lati che, per quanto diversi o opposti, sono due facce del medesimo foglio.

Questa destrutturazione spesso si manifesta con fenomeni mistici – li definiamo così – per cui cominciamo a renderci conto di essere qualcosa di più o di diverso da quell’”io” che abbiamo sempre pensato di essere; per esempio, viviamo esperienze in cui ci sentiamo fusi con tutto, in contatto con un amore supremo (che spesso definiamo divino, universale)… le esperienze sono tante, i fenomeni con cui si manifesta questo “andare al di là di me”, anche, ma ci torniamo altrove.

Diciamo che, tanto quanto mi rendo conto di una maggiore “ampiezza” di ciò che sono (oltre l’io) anche l’ombra, la parte inconscia, si manifesta più ampia; c’è molto di più che la specificità delle parti oscure del “mio io” personale, come a dire che è un ambito nel quale c’è tutta l’oscurità del mondo, nei secoli dei secoli.

Lì si incontrano le istanze più terribili che l’essere umano ha in vari modi e momenti manifestato.

Semplificando e tanto per dare un’idea, pensa ai personaggi storici più efferati che ti vengano in mente… quando incontri il tuo “distruttore” interno a livello del tuo io personale, non stai contattando per forza la spietatezza di Caligola, o l’odio di Hitler… la radice energetica di quella distruttività o odio è la stessa, ma in te, per quanto presente, non si manifesta e non si attiva come si attivò in quei personaggi. Però lì, nell’Ombra impersonale, c’è molto molto di più, molto più unilaterale e in forma più potente.

Ma nemmeno questo “incontrare il Balrog” riguarda la Notte Oscura dell’anima. Approfondiamo.

Notte Oscura dell'anima nel Viaggio verso la Realizzazione di Sé

 

Incontrare il Balrog non è la Notte Oscura dell’anima

Incontrare questa dimensione oscura così vasta e forte non è una passeggiata. È lì che serve quell’atto di coraggio di far fronte a tutto… te lo dico con un’immagine tratta da un film, che mi piace molto e rende abbastanza bene l’idea.

Ti ricordi, quella scena nel Signore degli Anelli, in cui Gandalf sbarra la strada al Balrog, il Demone del Mondo Antico? Ecco, hai presente quella totalità dello stare lì, piantare lo scettro e sbarrarne l’avanzare?
Mica uno scherzo!
Ne devi aver già attraversate di paure personali, paure cosmiche, morti varie, cadute e ritorni, per poterlo fare, per avere il potere di anche solo affrontare una tale forza “opposta” (ricorda: non bene o male, solo opposta).

Tuttavia, incontrare quest’ombra, eventualmente “lottare” con lei, come accadde a Gandalf, non è ancora ciò che possiamo definire la Notte Oscura; può essere certamente una crisi profonda, che ha vari effetti su di noi, ma è solo un’altra lotta, simile a quella “combattuta” a livello dell’io fino a quando si prende come un “qualcuno” contrapposto a qualcun altro.

Allora, cos’è questa Notte Oscura?
Ebbene, ti rispondo in due modi.
Scomodiamo ancora qualche “grande personaggio” della Storia. 

Notte Oscura dell'anima nel Viaggio verso la Realizzazione di Sé

 

Gesù e Dante: la discesa agli Inferi

Non molti sanno (poiché il catechismo comune non vi pone particolare enfasi) che Gesù, dopo il Calvario, dopo la Crocifissione e dopo la sepoltura, discese agli Inferi. Ecco.
Discese agli Inferi, dopo tutto quello che poteva aver realizzato come essere divino, figlio di dio, amore, miracoli, guida, maestro illuminato (usa i termini che vuoi, perché sono solo rivestimenti narrativi, che ti aiutano ad avere un’idea),
e dopo che visse quel “Padre, perché mi hai abbandonato”, come un momento culmine in cui il mondo illuminato, tanto profondamente contattato e incarnato, si sgretolò e scomparve come neve al sole.

Ecco. Proprio lì, su quella profonda separazione dal principio luminoso si trova la soglia della Notte Oscura dell’anima. Ma non avviene prima, quando incontri la tua ombra personale o quella più impersonale e collettiva; finché c’è luce, anche solo dei barlumi, anche solo degli episodi, degli alti e bassi, non sei nella Notte Oscura.

La Notte Oscura è oscura. Punto. Niente mezzi termini, niente sollievo, fosse anche solo di qualche istante; niente speranza: “Lasciate ogni speranza voi che entrate“, scrisse Dante, per descrivere la soglia di quell’ingresso nell’oscurità, negli Inferi. In quel buio, in quella crisi, in quella “sofferenza” c’è solo buio, crisi, sofferenza. Pura. In sé, è davvero qualcosa di assoluto, è tanto magnificente quanto la luce più splendente, per dirla così, poiché ne condivide una medesima caratteristica: è totale.

Per niente divertente, vero? Già.
Ci sono passata? Sì.
Ne sono uscita? Diciamo che se sono qui a scrivere è perché quella cosa lì non c’è più, ma non c’è nessuno che esce da lì – nulla sopravvive. 

Quando sei lì, non hai nessuna idea di uscirne, di poterne uscire.
Quando sei lì non sai se ne uscirai mai, tanto meno vivo, ma non sai nemmeno se morirai a un qualche livello o a una qualche forma di te.

Per questo, la narrativa religiosa e spirituale, sebbene totalmente travisandolo nelle implicazioni e nei significati, parla di “inferno” come qualcosa di eterno. La “notte oscura” non è un tema religioso e non è nemmeno spirituale, è un tema della Coscienza e del Sé.

Quando sei lì, in nessun modo senti speranza di poterne uscire, ma non si tratta del senso di impotenza o disperazione psicologica. Impotente, lo sei certamente, ma non ha a che fare con l’impotenza depressiva (psicologica, appunto).

Per certi versi, lì non c’è un’emozione, perché l’emozione, per quanto “ombrosa” è sempre energia. Sperimenti delle emozioni totalmente, ma non sono ciò che sei. Non c’è un “io” che le sta vivendo, c’è una presenza totale a quanto di più terribile tu possa immaginare. Potremmo dire – e siamo nel campo dei paradossi – che è una sorta di sentire freddo: non c’è salvezza, non c’è speranza, non c’è amore, non c’è domani, non c’è possibilità… c’è solo la crisi.

Se hai idea di poterne uscire, non è la Notte Oscura; sarà una crisi, profonda, difficile, sconvolgente, ma “solo” un’altra crisi delle molte che si possono vivere lungo il cammino di “liberazione” dalle strutture psichiche limitanti (l’ego, per dargli un’etichetta facile da comprendere) o da uno dei tanti “inferni” che sperimentiamo lungo l’esperienza di vita fino a quando è vita dalla psiche e non dalla Coscienza.

Quando sei lì, c’è solo la diretta, cruda, tremenda realtà dell’essere lì. Non c’è amore, non c’è luce, non c’è speranza, non c’è possibilità, non c’è creazione, innovazione, poter fare… niente, di niente. Solo la disperazione più disperazione che tu possa immaginare. Solo la sofferenza più sofferenza che tu possa immaginare (e finché non la sperimenti non la puoi immaginare).

Notte Oscura dell'anima nel Viaggio verso la Realizzazione di Sé

 

Ecco perché, per certi versi, comporta una resa (come per Gesù), ed è una resa. Totale. In tal senso, non è conflittuale. Ecco un’altra profonda distinzione dalle “crisi” dell’Ombra, per quanto forti possano essere. Non puoi fare altro che arrenderti a quel folle turbinio, espressione più pura e assoluta della scissione. Quella scissione che è la natura stessa della psiche – la psiche è scissione, ecco perché è insensato pensare di guarirla, sanarla, unificarla… e la puoi vivere così profondamente, perché non sei identificato con essa, la sperimenti totalmente, proprio perché non sei uno o l’altro dei suoi aspetti.

Diciamo che nell’esperienza della Notte Oscura sei la scissione stessa e ciò da cui sorge; stai conoscendo nella sua profondità più profonda, più originaria, più radicale, la Separazione.

In quella fase capii cos’è la sofferenza psichica, ma lo capii non da una comprensione riflessiva, cognitiva, mentale – nessuna teoria era possibile lì, in quel caos puro – la capii dalla Coscienza, perché la Notte Oscura la vivi dalla Coscienza, sei già totalmente cosciente, cosa che non è quando vivi la scissione psichica vissuta dalla psiche (come per esempio accade nelle varie patologie psichiche, siano esse di grado conclamato o più leggere).

L’io è già “esploso” – se vogliamo definire così uno degli effetti del Risveglio Spirituale, ovvero quel momento in cui realizzi di non essere un “io”, un qualcuno, un oggetto, una struttura definita, non come fenomeno mistico, ma come realtà di ciò che sei.

Solo dall’io esploso – quando sei nella coscienza piena, perché sei la coscienza piena – si vive questa dimensione della Notte Oscura, poiché, come dicevamo prima, è una dimensione totale.

Fino a che vivi nella Separazione, non puoi sperimentare la totalità della Separazione per quello che è, perché sarai sempre qui o lì, questo o quello. La Separazione è una “realtà”, un “campo”, un ambiente – fammelo descrivere così. Se sei identificato con uno degli aspetti della Separazione – classicamente uno degli infiniti modi con cui si manifesta l’io – non puoi vivere la Separazione, vivi dalla Separazione.

In questo senso, uso spesso la metafora del film: se sei dentro il film, sperimenti varie Separazioni, perché sei un attore, uno dei personaggi, un oggetto in mezzo ad altri oggetti, personaggi, attori. È solo quando sei “fuori dal film” (perché il film accade nella Coscienza che sei), è solo dalla totalità, che sperimenti la profonda natura separativa del film-dentro-il-film.

Quindi, se pensi di vivere la Notte Oscura come segno di un raggiungimento spirituale di qualche tipo, lascia perdere. Vivi il tuo cammino e affronta i tuoi demoni se questo è il punto nel quale sei, i tuoi demoni “personali” se sei nell’io, e quelli più collettivi se sei nell’io-del-mondo, ma mantieni chiaro che nulla è il segno di niente. Se vivi tutto questo come un cammino di ascensione verso un qualche livello divino, illuminato, spirituale, edificante che pensi raggiungerai, stai prendendo un abbaglio, ma di questo ne abbiamo già parlato in altre occasioni.

Vivi, sperimenta quello che stai sperimentando, totalmente, quella è la realtà per te in quel momento, ed è tutta la realtà che c’è e che è. Dedicati a essa, sii totalmente devoto a essa. Qualunque raggiungimento è una fantasia spirituale.

Intanto, buona esperienza, buona totalità…

e un abbraccio dall’Unico Cuore 💚

 

P.s.
Questo tema è molto complesso e profondo, e ho dovuto dare per scontate molte cose. Se vuoi andare in profondità puoi cominciare leggendo il libro “Viaggio a LilaVAR”, scrivimi, o leggi qui.

_____

Claudia Lila Marga
𝑉𝑖𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜 𝑎 𝐿𝑖𝑙𝑎𝑉𝐴𝑅 – 𝐿𝑎 𝐺𝑟𝑎𝑛𝑑𝑒 𝐴𝑣𝑣𝑒𝑛𝑡𝑢𝑟𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑅𝑒𝑎𝑙𝑖𝑧𝑧𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑆𝑒́ Su Amazon. Scopri di più: https://tinyurl.com/5n7fhu53

 

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