La Realizzazione del Sé
e l’approccio “problema-soluzione”
Il mondo della crescita personale, che sia più genericamente rivolto alla persona o più orientato alla spiritualità e all’essenza profonda, è ormai strapieno di proposte su “come fare per…” – essere felice, esprimere il proprio potenziale, essere autentici, evolverci, accedere all’abbondanza, guarire, trascendere, trasformare, migliorare, dare una svolta radicale alla nostra vita…
ce n’è per tutti i gusti, per tutti i desideri e adatto a tutte le visioni della vita, del mondo e di noi stessi.
Basta una breve ricerca sul Google o tra le centinaia di libri di coaching pubblicati in serie su Amazon, per trovare infiniti metodi che ti offrono la soluzione miracolosa – solitamente proposta come la più efficace, efficiente, risolutiva (per sempre), e perfino economica (minor sforzo, massimo risultato).
Anche tu, magari, ti sei sentito attratto da una di queste soluzioni e, animato dal più sincero entusiasmo e da un reale interesse, hai provato a metterle in atto, con impegno, costanza, e dedizione. In effetti, alla fine, chissà, qualcosa di quella tecnica è effettivamente diventato parte della tua attitudine generale e ha prodotto un assestamento nella tua vita; tuttavia, molto probabilmente, è già finito nel cassetto delle cose “già viste, già provate” o perfino nel dimenticatoio o in quelle delle cose, che “funzionano per gli altri, ma non per me” e non lo applicherai mai più.
È possibile che tu ne abbia tratto un certo grado di soddisfazione, però mista a frustrazione (sì beh, mi ha aiutato a, però…) o, sostenuto da qualche credenza di sottofondo, non sempre cosciente (non l’ho fatto abbastanza a lungo, probabilmente sbagliavo qualcosa, forse non ho capito, non fa per me…) sei passato ad altro, alla tecnica seguente, alla nuova proposta, al successivo metodo rivoluzionario che ti promette nel modo più accattivante possibile il paradiso che stai desiderando.
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Lasciando da parte il tema di cosa sia questo paradiso e se ha senso aspirarvi, ti sei mai chiesto se il punto in realtà non stesse affatto nel tipo di proposta?
Mi spiego: sai quando si dice che “non puoi svuotare l’oceano con un cucchiaino”? Ecco, la domanda è: è un tema di strumento – il cucchiaino – o di come è posta la questione – perché dovresti voler svuotare l’oceano?
Ti sei mai chiesto se ha senso cercare un metodo step by step, o una ricetta in 10 mosse (il cucchiaio, il secchio o un’autocisterna) quando il desiderio è scoprire chi siamo veramente, riconoscere il Vero Sé, realizzare chi siamo nella nostra essenza?
Ciò che vuoi, è davvero svuotare l’oceano o piuttosto stai cercando di immergerti, farti un bagno che duri per sempre e goderti totalmente l’esperienza dell’oceano? In tal caso, credi davvero che abbia senso porre la questione in termini di problema-soluzione?
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Se conosci già questo Blog, sai bene come la penso, ma sai anche che mi piace “sbrogliare la matassa” della percezione delle cose per trovare quel bandolo che ci permetta la chiarezza, che accompagna ogni vera comprensione profonda e base di qualunque reale cambiamento.
Quindi, procediamo e lascia che ti dica qualcosa che pochi dicono e ti offra un punto di vista un po’ “eretico”, in onore di quella onestà a cui non possiamo derogare quando si tratta della Realizzazione del Sé, o di dare un senso alla nostra vita e a ciò che ci accade.

Perché non è una ricetta ciò che ci serve?
La natura del Condizionamento e l’idea della mente programmata.
Come mi capita di condividere spesso con chi mi segue, niente di male con le tecniche e i metodi quando sono un appoggio a particolari momenti che stiamo vivendo. Io stessa, all’inizio del mio cammino, tanti anni fa, ho approfondito, letto, studiato, e ne ho sperimentati moltissimi, sia di ambito psicologico, che olistico e spirituale, eppure nessuno di essi mi ha portato la risposta che stavo cercando.
Sai cosa c’è di ingannevole nella proposta di un metodo, quando il tema siamo noi stessi? Sai cosa non funziona nell’idea di una serie di passi successivi prestabiliti da mettere in atto per arrivare da un punto A a un punto B, seguendo esattamente questo, questo, e questo, come fosse una ricetta?
Ebbene, non serve aver seguito un corso di cucina o essere un grande chef per scoprire che “tra il dire e il fare c’è di mezzo di mare”, non perché i metodi non siano buoni, ragionevoli, chiari, ben strutturati, o perché tu non li metta in atto nel modo giusto, con la giusta focalizzazione, impegno, motivazione, costanza (e già questo, meriterebbe un approfondimento), bensì proprio perché… sono metodi.
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Se sei su un cammino di Coscienza, di Realizzazione del Sé, o di scoperta di ciò che sei veramente, sarai probabilmente venuto a contatto con il concetto di Condizionamento, ovvero quell’insieme di idee e credenze riguardo a te stesso, il mondo e la vita che, appunto, ti condiziona, come gli argini di una diga condizionano un fiume in piena, come l’addomesticamento di un cavallo, condiziona la sua energia libera e galoppante…
Per il 99% degli esseri umani, questo Condizionamento – operato attraverso l’educazione, la società, la cultura, gli usi e i costumi della vita comunitaria – fa sì che ci si senta imprigionati, bloccati, frustrati. In una parola, siamo infelici e insoddisfatti di noi e della vita che viviamo.
La maggior parte delle teorie su chi siamo e come funzioniamo, associa il Condizionamento alla mente, quale principale imputata e principale sede dove questo Condizionamento attecchisce e vive auto-alimentandosi; una mente che sarebbe come un software, programmabile e programmato, con tanto di visioni complottiste più o meno velate.
Ma facciamo un altro passo.

Per la stragrande maggioranza di queste teorie, per uscire da questo Condizionamento, o programmazione di cui saremmo vittime dobbiamo cambiare mindset, forma mentis, mentalità; insomma, dobbiamo modificare le nostre credenze “riprogrammando” un nuovo “io”, una nuova personalità, implicitamente credendo che sia più corretta e più adatta per vivere una vita diversa, nuova, appagante, di successo…
Eccoci al punto.
Cos’è un “metodo in 10 passi”?
Cos’è un processo “step by step” strutturato e ben delineato in un prima questo, poi quello, fai questo fai quello e otterrai quell’altro?
Non ti sembra straordinariamente simile a un “programma”?
La programmazione (scomodando ancora la metafora informatica), non funziona forse esattamente così? Come una sequenza di flusso, basata su “se…allora”, basata su “condizioni da soddisfare per…”?
Ecco, allora, ti domando: l’imputato del tuo disagio e del tuo malessere non era proprio la “programmazione”, il “Condizionamento”, che ti impedirebbe di essere ciò che sei, e di essere libero e esprimere il tuo vero e pieno potenziale?
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Se la tua risposta è sì (come propone la stragrande maggioranza degli approcci olistici e di crescita personale), sei sicuro che cambiare programma sia la soluzione?
Sei sicuro che questo supposto nuovo e più funzionale “mindset” non sia altro che un diverso Condizionamento, perfino più sofisticato (leggi: più insidioso), quindi nient’altro che un altro programma offerto sotto le mentite spoglie di un percorso di liberazione?
Puoi uscire dalla mente condizionata, da un condizionamento, da una programmazione attraverso una programmazione?
In tal caso, probabilmente, ciò che sta succedendo è che ciò che chiamiamo mente impara qualcosa su se stessa: ovvero che può programmare e programmarsi, benissimo!, ma sta facendo qualcosa di diverso da quello che ha sempre fatto? Sta scoprendo chi è, qualcosa sulla propria natura e perfino sulla natura di ciò che siamo veramente, di cui lei è solo una parziale espressione, una sola manifestazione tra molte altre?
Sei sicuro di voler continuare a sostenere, in modo più o meno inconscio, che siamo macchine, come un paradigma storico, culturale scientifico ha sostenuto per secoli, e che ancora è duro a morire?
Sei sicuro che abbia senso, quindi, approcciarti a te stesso come se fossi un robottino, sia quando sei “vittima del Condizionamento”, che quando sei “programmatore del cambiamento”?
Sei ancora disposto a farti ingannare dalla visione logico-ingegneristica, ancora tanto imperante e unilaterale nella nostra cultura?
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Naturalmente, non si tratta di rifiutare tale prospettiva, a favore di qualcun’altra, o cadremmo dalla padella nella brace (e la storia è piena di e queste oscillazioni tra scienza e fede, tra pensiero razionale e misticismo). Ma, come dico sempre, non siamo qui per fare teoria, siamo qui per comprendere qualcosa su noi stessi, da un punto di vista esistenziale.
La visione meccanicista offre una visione delle cose e un’interpretazione anche comoda in alcuni casi, ma comunque solo uno dei lati del prisma; ma la sfaccettatura di un prisma non ti porterà mai a scoprire l’intero prisma, esattamente come scoprire cos’è l’elefante a partire dalla coda, non ti porterà mai a comprendere l’elefante nella sua interezza, e tanto meno nella sua profonda essenza.
I metodi non funzionano e le routine non durano perché non siamo un processo ingegneristico. Siamo complessità in evoluzione costante, e la programmazione a cui siamo soggetti, per quanto esista (per esempio nell’ambito dell’apprendimento procedurale), è solo una parte della nostra natura e dell’esperienza della vita.
E permettimi di metterti sull’avviso: attenzione a cadere in un’idea che molti “vendono” e che ha facile presa, perché sembra facile da dimostrare, usando esempi della quotidianità: non viviamo per apprendere, e non apprendiamo per vivere. Apprendiamo alcune cose che ci possono facilitare lo svolgimento di certi processi che possono diventare automatici e quindi più facili da compiere, meno dispendiosi, così che possiamo dedicarci a qualcos’altro. Ma l’esperienza della vita, del vivere è molto più vasta e profonda del mero apprendimento.

Sperimentare, esplorare e… andare nel bosco
Ecco, ora sai, perché quando si tratta di questioni esistenziali, di domande profonde riguardo a noi stessi, parlo sempre di sperimentare, di esplorare, invece che di metodi, pratiche e cose da fare.
Tuttavia, so bene che per quella mente condizionata, perfettamente calibrata sul meccanismo del “come fare per…”, sperimentare e esplorare è una prospettiva ostica e niente affatto attraente. Perché, in un’esplorazione, non ci sono risultati e non ci sono promesse garantite, tuttavia, proprio questa è la frontiera dove la mente programmata si infrange, risulta impotente, va in tilt.
Ecco, ora sai perché, quando si tratta di scoprire chi siamo veramente e della Realizzazione del Sé, parlo sempre di “viaggio d’avventura” e perché invito a “entrare nella selva oscura”…
Nel bosco, non ti serve un metodo, o sarebbe solo un parco urbano, con i suoi vialetti e all’entrata le mappe dettagliate di tutto ciò che vi troverai, ad ogni singolo bivio, ad ogni radura, prato o gruppo di alberi. È questo che stai cercando? Per prenderti una boccata di aria fresca in quella medesima atmosfera inquinata di città?
Nel bosco, lì sulla sua soglia, può servirti una minima conoscenza botanica e biologica delle specie che potresti trovare, e ti può servire un kit di primo soccorso, ma solo quel tanto che basta prima di arrivare a scoprire e conoscere come il bosco stesso è “la farmacia a cielo aperto” in grado di offrirti tutto ciò di cui potrai avere bisogno (lo sai che è davvero così che viene definita la foresta amazzonica?),
può servirti un mantello per la pioggia e gli stivali per il fango – non devi mica fare l’eroe senza macchia e senza paura e non devi dimostrare nulla a nessuno -, tuttavia, le protezioni che ritieni ti siano necessarie all’inizio del viaggio, può darsi che un giorno ti renderai conto non ti serviranno più; permettiti di scoprirlo, però, nel momento, sul momento quando quel mantello, chissà, ti servirà come sporta per raccogliere dei frutti succulenti che vorrai portare con te per un tratto di cammino, e chissenefrega della pioggia,
può servirti una bussola, perché è normale partire ipotizzando una direzione, ma chissà che durante l’esplorazione non ti renda conto che ci siano luoghi che faranno impallidire la tua mente davanti alla loro sorprendente bellezza e perfezione, e magari vorrai fermarti lì per un po’, al diavolo la bussola e il suo nord prestabilito…
può servirti una guida, perché una guida è quella che ti aiuterà a non mettere il piede in una liana che ti faccia trovare appeso a testa in giù senza nemmeno avere il tempo di accorgerti di quanto sta succedendo; ma una guida a un certo punto ti lascerà lì su quella soglia dove anche trovarti a testa in giù non sarà un problema da risolvere, ma un’esperienza da vivere…
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Insomma, lascia stare i metodi passo passo e le ricette in 10 mosse, avventurati nel Mistero che sei, scopri cosa sei oltre ogni programmazione possibile;
capirai, non capirai, girerai dieci volte intorno agli stessi alberi, ti impantanerai negli acquitrini e salterai qualche pasto perché ancora non hai avrai scoperto di quale cibo puoi nutrirti, però questo è il viaggio, questa è l’avventura della vita, questo è il cammino verso la scoperta di cià che sei, e l’incontro con il tuo sorprendente, indefinibile, totipotente Sé.
Ti aspetto a LilaVAR e intanto, ti abbraccio dall’Unico Cuore 🐾💚
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