Paura o Frustrazione: qual è la differenza, energeticamente parlando?
Allora dimmi, preferisci avere paura o sentire frustrazione?
Che alternativa, eh?! E che domanda, non è vero?!
So che, 90 su 100, la prima reazione sarà quella di svicolare; so che vorresti rispondere: né l’una, né l’altra. Purtroppo in questo caso – almeno per oggi, almeno in questo articolo – non abbiamo questa terza opzione, non abbiamo scappatoie facili, con risposte tipo … vorrei essere felice, vorrei solo che le cose fossero più fluide, vorrei solo stare bene… e cose così.
Sì, sì, tutto vero. Non dubito che sia così e non dubito che questo è quello che vorresti. Ma io non ti ho chiesto che cosa vorresti, ti ho chiesto se preferisci avere paura o provare frustrazione. E so che cercare la “terza” via, o la quarta, la quinta, o la milionesima è l’attitudine più frequente che usiamo per bypassare le domande scomode – e le situazioni scomode, e le sensazioni scomode.
Ma vedi, non siamo qui per cavarcela con poco, e lo scopo non è farla franca, spostando il problema più avanti. Anche se domande come questa ci mettono con le spalle al muro, rispondere, o almeno affrontarle, è ciò che può fare la differenza tra restare bloccati per sempre in un circuito di situazioni che si ripetono tutte uguali, o fare un passo avanti – qualunque esso sia, ma almeno un passo avanti! E se ti senti davvero bloccato, sai che quel passo avanti è come oro e faresti carte false per poterlo compiere.
Ma se non è così, allora, forse non sei davvero bloccato (ancora).
Forse sei in un limbo, tra “color che son sospesi”, e sai meglio di me che lì ci puoi anche restare una vita intera, perché non c’è niente di più deleterio di un atteggiamento inerte.
Ovviamente, questo non significa che devi per forza agire, o agire sempre. Sono tantissimi i momenti in cui invece vale la pena aspettare, fermarsi, disporsi più a ricevere che a fare; ma questa non è inerzia, è conoscenza dei ritmi.
“C’è un tempo per agire e c’è un tempo per aspettare”, ma non c’è un tempo per restare eternamente tra “color che son sospesi”, perché l’inerzia non è ciclica, come la Vita, e come tutto nella Vita; l’inerzia è sempre uguale, anzi è una distesa piatta e uniforme e decisamente paludosa.
Quindi, ora che ti ho permesso di prendere un attimo fiato, divagando il giusto per darti tempo di prepararti al confronto, torniamo alla nostra domanda scomoda e dimmi:
“Preferisci sentire paura o provare frustrazione?”.
Ti dico come ho risposto io: preferisco al 100% sentire paura.
E sai perché?
Te lo dico subito.

La dinamica energetica della Paura
Innanzitutto, lascia che mi addentri un attimo nell’ambito di questa emozione, le cui radici affondando in due diverse fonti: c’è la paura “animale” e c’è la paura “mentale”.
La paura animale è un’energia così poderosa e così profondamente naturale che attraverso di lei si esprime una delle forme di intelligenza più potenti che esistano: l’intelligenza che opera per la sopravvivenza.
Tutti ce l’abbiamo, alcuni di noi la sentono di più, più forte e più accessibile; altri hanno un po’ perso il contatto con lei e si sono anestetizzati al punto di dire di non sentirla – è possibile, ma è per via dell’anestetizzazione, non perché non siano dotati di questa forma di intelligenza.
Il punto fondamentale da tenere presente rispetto alla paura è che è un corredo basilare di cui ogni singola vita biologica che esista sulla Terra è dotata.
Sì, la Vita così come la conosciamo, nelle sue migliaia di forme e variabili, possiede l’intelligenza della sopravvivenza. È un sistema di altissimo design, un GPS sopraffino, un programma molto sofisticato studiato apposta per difenderci e per far sì che non moriamo:
hai presente il gioco della preda e del predatore? Ecco. Quello.
Un gioco che non avviene solo tra i mammiferi, ma anche nella relazione tra insetti e fiori, tra uccelli e pesci…
Si, perché l’intelligenza della sopravvivenza assicura la continuità della vita. O almeno ci prova. Del resto se non fosse fallimentare in certi casi, addio predatori e addio gioco della catena alimentare e dell’equilibrio degli ecosistemi.
Comunque, tu, Essere Umano, tu Sapiens che cammini sulla Terra da almeno 2 milioni di anni, sei perfettamente dotato di questa Intelligenza. A volte la chiami istinto, ma ad ogni modo è quel programma che si attiva in te quando qualcosa di terribilmente minaccioso attenta alla tua sicurezza, salvezza o sopravvivenza…
Leggi bene: ho detto terribilmente minaccioso. Lo sottolineo perché nell’epoca moderna, nel tipo di vita che conduciamo oggi, queste “minacce” così radicali sono davvero rare. In effetti, normalmente, viviamo in ambienti piuttosto sicuri e per la maggior parte di noi non è quasi mai necessario che questa estrema intelligenza salvatrice e protettrice si attivi. Succede, ovviamente, a volte un po’ a sproposito, ma questo è dovuto alle distorsioni a cui stiamo andando in contro via via che ci allontaniamo sempre di più dal nostro Stato Naturale (te ne parlo qui).

Ma ora, c’è un’altra cosa invece che voglio che richiami alla mente e tieni ben presente riguardo a questa “paura animale” : hai chiaro come si manifesta? Hai chiaro qual è la sensazione che provi?
Innanzitutto, è totalmente fisica, totalmente energetica, totalmente sensoriale, la mente lì non c’entra niente, e anzi, si toglie di mezzo, facendoti un favore, e trasferendo al corpo tutta l’energia che serve a tenerla attiva, perché è lui ad averne più bisogno;
quando hai paura, davvero paura, non pensi, al massimo puoi esserne cosciente, ma questo è un altro discorso e decisamente più avanzato, perché richiede che tu ti sia già molto disidentificato dalle sensazioni fisiche e da tutto ciò che può attraversare il tuo Campo di Coscienza in modo, diciamo così, “impersonale”.
Ecco qualche esempio delle sensazioni profondamente fisiche a cui mi sto riferendo:
- le gambe si fanno di burro, una forte corrente le attraversa, diventano molli, potresti avere la sensazione di “fartela sotto”, e a volte succede davvero, perché sì, perdi il controllo sugli sfinteri (la parola “controllo” qui dovrebbe attrarre la tua attenzione).
- ti congeli sul posto e il corpo non risponde in nessun modo, si immobilizza, letteralmente – si chiama freezing, ed è una strategia biologica diffusa nel mondo animale e sì, hai proprio la sensazione di esserti “congelato”, lì dove sei all’istante. A proposito, sai perché è diffusa nel mondo animale? Perché molti predatori usano “sensori di movimento” per individuare le prede e se tu sei davvero, davvero immobile, non ti rilevano.
- una corrente potente ti attraversa come una furia, sei elettrizzato (hai presente Gatto Silvestro con le dita nella presa?!); ecco, dopo quella scarica che si manifesta alla velocità di un micro-secondo, sei galvanizzato (appunto) e ti lanci come una furia contro il tuo assalitore: ringhi, urli, mostri i denti, scateni la tua forza e tutte le tue armi – forse sei agile, forse sei possente, forse hai molta forza, forse sei molto veloce… la strategia di combattimento che metterai in atto dipende molto dalle tue caratteristiche, ma in questo caso la paura è il carburante perfetto per l’attacco e la lotta
- l’ultima alternativa è che quella corrente elettrizzante alimenti i tuoi muscoli e tu riesca a correre come una scheggia, scappando a più non posso miglia e miglia lontano dalla tua minaccia: sono sicura che il concetto dell’attacco-fuga lo conosci abbastanza bene.
Ora torniamo alla nostra domanda? E dimmi, quante volte senti paura in questo modo?
Sii sincero. Parliamo della tua vita, quella di tutti i giorni.
Quante volte è questa la risposta che senti davanti a qualcosa che la Vita ti porta?
Poche vero?!

Paura mentale, ansia e preoccupazione
Quindi, nel 99% dei casi, quando parliamo di paura, parliamo di paura mentale e psicologica. In tal senso, il termine paura è altamente fuorviante, sarebbe più giusto chiamarla ansia o preoccupazione.
Il succo fondamentale dietro la paura mentale è che di fatto si tratta dell’anticipazione sul futuro di un possibile scenario. E sai quale parte di noi funziona secondo l’anticipazione sul futuro di possibili scenari? Si chiama “logica”, si chiama “cervello sinistro”, si chiama cervello razionale, o mente cognitiva che proietta sul futuro schemi di eventi avvenuti nel passato, allo scopo di prevenirli. Sì? Lo riconosci?
Ecco, quando su questo tipo di “anticipazione degli schemi” si sovrappongo emozioni di vario genere, si manifesta quella che chiamiamo “paura mentale”. Ora dimmi: se quella paura è basata sull’anticipazione logica di una possibilità sul futuro, beh, non credi che si possa affrontare con una domanda tipo “Ma è vero?”
È davvero così? È vero che lo schema si ripeterà o è solo un’ipotesi? Ora non possiamo dilungarci su questo tema, ma nella maggior parte dei casi, quando si tratta di situazioni umane (non stiamo prevedendo il prossimo temporale) c’è un ampio margine per cui le cose vadano in un modo completamente diverso – si chiama alea, si chiama Vita imprevedibile, si chiama Mistero dell’Esistenza e soprattutto si chiama Creatività, o Innovazione.
Mi piacerebbe approfondire questo tema, ma ora dobbiamo tornare a occuparci dell’altro piatto della bilancia con cui abbiamo aperto questo articolo: la frustrazione. Per saperne di più sull’importanza del tipo di domande che puoi porti, soprattutto quando si tratta di questioni esistenziali, leggi questo articolo.

La dinamica energetica della Frustrazione
La frustrazione è energetica, sempre. Intendo, è nel corpo ed è nella mente. Anzi, è profondamente globale, riguarda tutto il sistema energetico (l’aura, se volessimo usare un termine olistico) e coinvolge tutto il corpo-mente, a tutti i livelli.
Lo so, lo so, scommetto che hai sempre pensato il contrario, perché è questo che si trova scritto in giro, soprattutto in ambiti psicologici.
Di solito trovi scritto che la frustrazione è una questione di testa, per esempio quando:
- ti incaponisci ad andare per una strada e quella strada però non è percorribile;
- o quando continui a trovare ostacoli su ostacoli al tuo cammino, non arrivi da nessuna parte, sentendoti sfinito.
Vero in entrambi i casi, sono buone descrizioni, ma non si tratta di qualcosa di “mentale”, bensì dell’effetto concreto di uno sforzo prolungato, eccessivo, perché il dispendio energetico supera l’energia che produci; e non importa quanta ne produci, sarai sempre in esaurimento.
Quindi, quando ti senti esaurito,
- hai mai provato a domandarti se in realtà stai provando frustrazione?
- Se provi frustrazione perché i tuoi progetti vanno sempre in fumo, hai mai provato a domandarti se questo dipende da quanto stai “spingendo”?
- Ancora più in profondità, hai mai provato a domandarti se sono i progetti giusti per te? Come li hai scelti, sulla base di cosa? Sei sicuro che non fosse solo dietro la spinta di qualche impellente bisogno, o perché “sulla carta erano ottimi”?

Un piccolo esercizio di indagine e osservazione
Ti propongo un piccolo esercizio di indagine e osservazione (se vuoi farlo con me, scopri qui come posso accompagnarti).
Prima di eseguirlo, ricorda, lo scopo è aprire uno spazio dentro di te: non ci poniamo domande per dare risposte certe e definitive;
ci poniamo domande per trovare spazi aperti, in cui l’aria torni a circolare in luoghi diventati angusti, in labirinti diventati opprimenti, in ambienti diventati davvero troppo stretti.
Le domande aperte, le domande senza risposta, sono uno dei trigger migliori che abbiamo per provare a lasciar di nuovo traspirare il nostro Vero Sé, schiacciato e rattrappito da alcune delle nostre cecità, da schemi fissi che non ci appartengono, da logiche che sono quelle che abbiamo imparato, ma che spesso non hanno più nulla a che fare con lo “Stato Naturale” e con ciò che siamo veramente come esseri viventi.
Allora, se i tuoi desideri sembrano non realizzarsi mai e il cambiamento che speravi non arriva, domandati:
- da dove arriva quel desiderio, tenendo presente che il cambiamento è sempre un desiderio e il desiderio è sempre un desiderio di cambiamento, perché è sempre una tensione verso qualcosa che non c’è;
allora, forse scoprirai che quel desiderio non è in allineamento con la tua vera natura, con il tuo Vero Sé – come lo chiamiamo noi di LilaVAR – perché il compito del Vero Sé è sempre un compito di manifestazione o di espressione – del tuo scopo, della tua natura profonda, del tuo “cosa ci faccio qui”… come è possibile allora che sembra che tutto ti metta i bastoni tra le ruote? Dov’è il sassolino nell’ingranaggio? - domandati se è un desiderio – quindi un’energia motore – o ne hai fatto un progetto, un obiettivo da perseguire proattivamente, una questione di strategia e di volontà.
- domandati se ne hai perfino fatto un qualcosa da ottenere a tutti i costi, mescolando ostinazione e controllo, magari per dimostrare qualcosa a qualcuno (o anche a te stesso), per provare il tuo valore, guadagnare un merito, o corrispondere a un qualche criterio e ideale di successo… eh, quanta energia sprechiamo a inseguire obiettivi che non sono i nostri e coltivando valori che non ci appartengono!
Nella nostra epoca la proattività, il controllo, l’ostinazione (che spesso chiamiamo motivazione e volitività) sono qualità che godono di ottima reputazione e sono considerate buone e da perseguire, a prescindere. Ma il punto è proprio qui, su questo “a prescindere”, a volte possono essere uno degli ingredienti che mancano al tuo cammino, in quel momento, ma altre volte, no e altre volte sono proprio parte integrante del problema e del perché le cose non funzionano.
La frustrazione è sempre frutto di uno sforzo prolungato, di una resistenza prolungata, di un attrito prolungato ed è sempre “nervosa”, “irritante”, ecco perché spesso parla attraverso il sistema nervoso enterico – quello della “pancia” per intenderci (gas, fatica digestiva, senso di pesantezza, sonnolenza, scarsa energia, scarsa vitalità, eccesso di aggressività, conflitto, provocazione continua, attrito…)
La frustrazione è una condizione invasiva e persistente, a differenza della paura che avviene nel momento, nel qui e ora e per cui, come organismo biologico, sei perfettamente organizzato per farle fronte.

Io preferisco avere paura, e tu?
Sì lo so, la paura fa paura, ti terrorizza già solo l’idea di avere paura (il ricordo del passato ancestrale ha scavato solchi che sono veri canyon nel nostro cervello rettiliano!) e con 2 milioni di anni di esposizione a quest’esperienza, beh, come non sapere cosa ti aspetta!
Però lasciami dire che io preferisco al 100% avere paura che non cadere nella frustrazione, perché alla paura puoi sempre far fronte – con un pizzico di coraggio, anche scappando a gambe levate (non dobbiamo per forza fare gli eroi a tutti i costi, sempre e comunque), oppure smantellando meccanismi “se…allora” di cui conosciamo benissimo la fallibilità. La paura accade nel momento, nella situazione specifica e in quello specifico momento qualcosa in te si attiverà per farle fronte: sei perfettamente disegnato per farlo.
La frustrazione invece è profondamente debilitante, è insidiosa nel suo manifestarsi e a un certo punto ti trovi a non sapere più chi sei: vuoi mettere un leone che si piazza di fronte a te con la sua stazza gigantesca e spalanca le fauci mostrando i denti e facendo tremare la terra con il suo Roarr! Ti terrorizza, è vero, ma da quel momento sei dritto dritto nelle mani della tua Natura profonda. Beh, come si dice, è il tuo momento nei panni di Indiana Jones… goditi la scena!
La frustrazione si insinua sottile nelle tue giornate, nelle pause insoddisfacenti, nel trascinarti un giorno dopo l’altro in un mondo (casa, ambiente, lavoro), che ti piace sempre meno e non riesci nemmeno più a capire bene perché.
Quindi, ecco il mio ultimo suggerimento: quanto ti accorgi che ciò che ti sta abitando è questo “virus” della frustrazione, ricorda: alza le mani, lascia andare la presa, molla il controllo, rilassati e pratica la resa (te ne parlo qui)
Intanto, ti abbraccio all’Unico Cuore
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