La Felicità esiste?
Associamo la Felicità a un intenso stato emotivo. Chiamiamo questa emotività: gioia, entusiasmo, contentezza. La associamo alla voglia di fare, di agire, di lanciarsi in qualche impresa o avventura, o magari a uno di quei momenti in cui ci prende l’irrefrenabile desiderio di festeggiare, celebrare, tuffarci nel divertimento più puro e libero, o vivere situazioni e esperienze di intenso piacere.
A volte, ci pervade anche un’intensa forma di intraprendenza, di pensiero positivo, ricolmo di speranza e proiettato sul futuro in cui – immaginiamo – questo stato così simile all’ebbrezza si protrae all’infinito. Ci sentiamo fiduciosi, sciolti, aperti, volenterosi, brillanti, dimentichiamo la paura, i dubbi, le limitazioni e ci lanciamo nel grande gioco della vita.
Splendido! Non c’è dubbio.
Chi non ha goduto di stati vivaci come questi, tanto profondamente nutrienti?!
Chi non ha desiderato che non se ne andassero mai più?!
Ma, ti domando, è questa la Felicità?

Tutto quello che abbiamo appena descritto è indubbiamente uno stato piacevole ed è corollato da tutti quei fenomeni meravigliosi che spesso ne conseguono – vitalità, coraggio, creatività, apertura, disponibilità a incontrare e farci incontrare… E magari davvero cavalcando uno di questi momenti “clou” imprimiamo una nuova svolta alla situazione che stavamo vivendo, cambiando la nostra vita per sempre.
Ma se ci facciamo davvero caso, la Felicità si manifesta anche in altri modi, più sottili, più nascosti tra le pieghe della quotidianità e degli eventi, al punto da passare, a volte, totalmente inosservata. Oppure, come accade in certe occasioni, ce la troviamo lì, a fare capolino nei momenti più impensati o senza che avessimo mai immaginato potesse essere presente, proprio in quel momento, in quella circostanza, in quello scenario.
Sono momenti preziosi quei momenti, preziosissimi, anzi, soprattutto sei se un Viaggiatore delle Terre Selvagge della Coscienza di Sé, alla scoperta della tua Vera Natura.
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Solo che, la maggior parte delle volte, quando questi momenti si presentano evidenti e forti al punto da essere registrati dal sistema percettivo (sensazioni, emozioni, sentire…) facciamo qualcosa di tremendo: cerchiamo in tutti i modi (consapevolmente o no) di attribuirli a un qualcosa: a questo o a quello di una certa situazione, a quella data persona, evento o attività che abbiamo fatto; tutto questo per assicurarci la possibilità di ripeterli, di fissarli, di renderli ricorsivi, stabili, ad accesso diretto, volontario, in qualunque momento ci venga voglia di risperimentarli, fino a non farli sparire mai più.
Ma se fossimo onesti con noi stessi, sapremmo che tutto ciò è solo una dorata illusione. Quante volte abbiamo ripetuto la stessa esperienza o incontrato la stessa persona che la volta precedente ci aveva dato tanta felicità e ci ritroviamo a sentire che “mah, forse questa volta è un po’ diverso“, e così avanziamo giustificazioni, ipotesi, teorie, che pensiamo ci abbiano messo lo zampino… però, imperterriti, ci riproveremo, cercheremo di rifare quell’esperienze, incontreremo di nuovo quella persona, e la prossima volta – ne siamo certi – andrà bene, proveremo di nuovo felicità.

Ebbene, come probabilmente sai benissimo da solo, dalla tua esperienza diretta, tutto ciò non accade affatto. Cosa succede a quel punto – se continuiamo a ripetere quell’esperienza, cambiando magari l’obiettivi per cui la viviamo; se continuiamo a incontrare quella persona, cambiando magari il tipo di sentimento che associamo ad essa e al tempo passato con lei – non è argomento di questo articolo.
Ciò di cui ci interessa diventare consapevoli qui, è che – ad essere onesti, profondamente onesti – non importa quante volte abbiamo provato a trovare la causa della Felicità, ciò che è emerso indubitabile da questi tentativi “sul campo” è che la relazione tra la felicità e i più disparati eventi o forme è NON-causale; alias: nessun evento o forma può essere la causa della Felicità: non la provoca, non la sollecita, non la stimola, non la porta… Punto.
E sbang! Ecco un ennesimo momento in cui ci troviamo con il nostro bel c** per terra e nell’onestà più limpida ci arrendiamo all’evidenza: la Felicità, a volte c’è a volte non c’è, a volte è più evidente, a volte no.
Allora, cosa significa questo?
– che non abbiamo nessun controllo su di essa (come su nessun altro stato)?
– che non possiamo fare nulla per viverla di più, più costantemente, più permanentemente?
– oppure che, dobbiamo capitolare e arrenderci alla cruda verità che quello che chiamavamo Felicità era un insieme di emozioni, sensazioni, stimoli, e fortunate circostanze che a volte si ripetono, altre volte no?
Già, come dico sempre, “Nulla è nelle tue mani”!
Però, allora, cosa significa? Forse, che dobbiamo arrenderci al fatto che la Felicità è un mito, non esiste, e abbiamo sempre preso lucciole per lanterne?
Oppure, tutto questo, che accade così come accade, forse ci sta portando un altro tipo di invito?

Dietro la Felicità che non dura c’è un invito alla scoperta?
In effetti, basterebbe che, in quei momenti di gioia spontanea, improvvisa e inattesa, ci disponessimo ad ascoltare, osservare, vedere e stare lì, senza fare niente, senza intervenire.
Allora, in un attimo potremmo renderci conto, da uno spazio lucido e sereno, che non sappiamo perché quei momenti sorgono, con tutto quel loro esagerato potere di ricaricarci profondamente; se ci concedessimo questo attimo di consapevolezza e di presenza a ciò che sta accadendo, non rimarremmo tanto provati da quello che potremmo chiamare l'”effetto rebound della Felicità“.
Mi riferisco a quell’effetto di ritorno, tanto potente quanto lo è stata la Felicità, che ci lascia con un tale senso di perdita, nostalgia, mancanza che ricordarsi che tutto ciò che sta accadendo, l’intero movimento, è normale, naturale, per nulla nelle nostre mani, e che si tratta di onde, solo di onde, in un eterno andare e tornare, diventa impossibile.
Così, o cadiamo nella malinconia, o cominciamo a pensare che c’è qualcosa che non va in noi; ci domandiamo perché non possiamo rimanere lì per sempre, come se queste onde “up and down” fossero il segno di un destino nefasto, governato da leggi dispettose che vogliono:
– tenerci nella solita valle di lacrime,
– a guadagnarci il pane (e i pochi istanti di Felicità) con il sudore della fronte,
– a mostrarci la caramella per portarcerla via,
– a farci venire l’acquolina per qualcosa di meraviglioso che però, ci dicono, tienilo ben a mente, non arriverà mai…
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Ecco, quando cadiamo in tutto questo – e il 99% delle persone ci cade – cominciamo a innaffiare un terreno fertile per il proliferare di fantasie:
– su un mondo migliore,
– un domani evoluto,
– un noi più sano,
– un noi guarito o liberato da qualche colpa pregressa che giustifica la condanna a momenti di gioia rari e fugaci…
oppure, cominciamo a creare l’ideale di una realtà spirituale e paradisiaca da raggiungere, alimentando una visione della vita come di una serie di prove per arrivare un giorno alla meritata ricompensa… allora, sì, saremo felici per sempre.
Già.
Ma ciò che invece sta davvero accadendo è che non stiamo vedendo con chiarezza, e perdiamo il punto: ovvero che questi stati meravigliosi e decisamente piacevoli e godibili, sono quello che sono: stati, fenomeni, momenti, esattamente come tanti altri, mutevoli e cangianti, che sperimentiamo quotidianamente, emotivamente, mentalmente, fisicamente – come quelli “brutti”, e la differenza di percentuale di ricorsività che c’è tra gli uni e gli altri, è frutto della nostra attenzione più che di una qualche legge sottesa e nascosta.
Eppure, quando se ne vanno è come se ci sentissimo defraudati del diritto di restare lì per sempre – il diritto di essere felici, appunto – e cominciamo ad andare alla ricerca di una causa – esterna, superiore, divina, psicologica, karmica…
e cominciamo ad andare alla ricerca di una risposta, di una soluzione, di una tecnica miracolosa, di una comprensione rivelatrice…
In un soffio, senza rendercene conto, per l’ennesima volta, siamo caduti nella spirale del rifiuto, della lotta, del conflitto, dell’opposizione a ciò che accade.
Vorremmo controllarlo, cambiarlo, impedirlo, modificarlo perfino sfruttarlo, e così ci tuffiamo in ulteriori azioni, scelte, comportamenti che tentano di riportarci lì, e che si rivelano, invece, ulteriore benzina per la frustrazione.

Ognuno ha i propri specifici modi per alimentare questo meccanismo:
– vai a una festa a cui in fondo non ti interessava andare,
– fai shopping quando non ti serve nulla,
– parti per un viaggio che non avevi per forza voglia di fare,
– cominci un corso che ti promette successo, ricchezza e nuovi amici,
– ti iscrivi al prossimo ritiro spirituale,
– vai a fare un viaggio in India per ascoltare il Maestro X o il Guru Y…
lascio a te citare il tuo, ma mi raccomando, non cadere nella tentazione di pensare che comprarsi un vestito sia un modo meno nobile, meno evoluto o inferiore, di alimentare questo desiderio di Felicità e rifiuto di ciò che c’è quando la Felicità non c’è.
Andare da un Guru, seguire un ritiro spirituale, praticare una tecnica olistica, o una meditazione, o la mindfulness, non è niente, proprio niente di diverso e non è un comportamento più evoluto, solo perché sembrano prometterti di farti trovare la vera causa dell’infelicità e del malessere, rivestendole perfino di abiti nobili (il sacrificio, l’espiazione dei mali del mondo, la guarigione del karma, l’evoluzione dell’umanità)…
Come dico sempre: “Sveglia!!” apri gli occhi, lasciati alle spalle il Paese dei Balocchi e parti per le Terre della Coscienza di Sé… sono Terre estreme, difficili, selvagge e per niente ospitali, ma sono vere, non altre illusioni rivestite da begli abiti accettabili, digeribili, nobili, che solo coprono, ancora una volta, la realtà delle cose, la realtà della vita… in questo caso la realtà della Felicità.

So che detto così, per alcuni, può sembrare un po’ brutale, come una doccia fredda in un mattino di inverno, ma come dico sempre, non c’è niente di male in tutto questo: è ciò che accade ed è parte di quell’unico movimento della Coscienza e dell’Essere che sei, che sta facendo esperienza della vita come la conosciamo.
Tuttavia, arriva un momento in cui, se lo vuoi, puoi vedere, puoi porre fine agli incantamenti, alle illusioni e alle chimere. Bada, non sto dicendo che smetti di desiderare la Felicità, e che ti devi arrendere e rassegnare a una vita triste – tutto il contrario!
Parleremo altrove del malinteso sui desideri, per ora lascia che continui…
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Di solito, dopo un bel po’ di questi “su e giù”, tra momenti “wow” e momenti “buu”, su questo ottovolante di picchi e abissi tra gioia e spegnimento, completo di tutte le conseguenti corse ai ripari e le pratiche compensative, cominciamo a cercare una nuova consapevolezza, vogliamo trovare una prospettiva che getti una luce più chiara sulla Felicità e i suoi annessi e connessi.
Allora, piano piano, passiamo per i quattro stati magici di ogni processo di cambiamento:
- L’Ammissione nuda e cruda dello status quo nella luce impietosa e compassionevole dell’onestà.
- Il Riconoscimento di tutto ciò che caratterizza questo status quo, così come si manifesta, senza omettere nemmeno il più piccolo dettaglio, guidato dalla penetrante e rivelatrice energia del “voler vedere”.
- Il Desiderio sincero del cambiamento, nella sua accezione profonda, che poco ha a che fare con “questo e quello”, o i “come dovrebbe essere”.
- La Nuova visione di sé e (di conseguenza) del nostro intero mondo, senza preoccuparsi di avere nessuna idea di come arrivare lì, in quanto tempo, trasformando cosa e lasciando andare cos’altro…
Ecco che allora quel desiderio di una Felicità, così come la stavamo perseguendo e come l’avevamo interpretata, comincia a spogliarsi di ciò che non è accompagnandoci a riconoscere che niente di tutto ciò che abbiamo creduto, perseguito, rincorso fino a quel momenti ci porterà a quella felicità che stiamo così tanto cercando, e che – ora lo sappiamo in modo indubitabile – abbiamo confuso con qualche stato d’animo piacevole.

La Felicità incondizionata e duratura
La Felicità duratura, la Felicità incondizionata (chiamiamola così) ha molto più a che fare con ciò che siamo, che non con ciò che facciamo, per quanto divertente e piacevole possa essere.
La felicità è una caratteristica dell’Essere e l’Essere non è nel fare, né nel sentire emotivo, nelle sensazioni, nel pensiero positivo, nella pace mentale o in qualunque altra condizione.
Fare, emozioni, sentire, pensieri, mente sono fenomeni della vita delle forme, e sono così come sono, belli, sorprendenti, meravigliosi, impegnativi, avvilenti, complicati, pesanti, leggeri… usa pure tutti gli aggettivi che ti corrispondono di più: sono tutti giusti, sono tutti veri.
Ma il punto è che, finché cerchiamo la Felicità in quegli stati, siamo destinati a fallire o, alla meno peggio, ad accontentarci di quei passeggeri momenti “piacevoli”, intanto che ci deprimiamo sotto il peso della sconfitta, o invece alimentiamo il conflitto nel combattere il loro terminare e respingere quelli “spiacevoli”.
Come immaginerai bene, è una lotta strenua, una lotta dura e sfiancante, soprattutto è una lotta decisamente impari senza possibilità di vittoria, poiché proprio la dinamica voglio/non-voglio, ricerca/rifiuto è in sé la garanzia di quella frustrazione e di quel fallimento che tanto vorremmo evitare.
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Poi, finalmente, arriva un giorno in cui ci fermiamo.
Poi, finalmente, arriva un giorno in cui tutto si placa.
E scendi dalla giostra, dalla Ruota Impazzita e vorticante di cui aumenti l’effetto tortura cercando di impedire il suo stesso vorticare, o perfino pensando che abbia senso invertire la marcia (comprendi?).
Quando sei allo stremo delle forze, finalmente, arriva un giorno in cui, per un momento, magari all’inizio solo fugace, ci arrendiamo, alziamo le mani, e per un istante non facciamo niente, proprio niente, affinché le cose siano diverse da come sono.
Quel giorno, quell’attimo fugace, sono un assaggio di quella Felicità che tanto stavi cercando in direzioni e luoghi dove non potevi trovarla. In quell’istante in cui ci fermiamo accade qualcosa di straordinario, anche se può darsi che in quello stesso momento non ne sei cosciente e non lo riconosci subito, tanto è sorprendente, inatteso e diverso da qualunque cosa hai mai immaginato.
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Lì, dove tutto si ferma, siamo nell’Essere, siamo nella presenza, siamo nel silenzio, siamo nella Felicità.
Quando ci fermiamo, i colori si fanno vividi, le forme sono perfette, la vitalità ci pervade, il silenzio è naturalmente presente.
Non ci importa cosa accadrà, non ci importa cosa “verrà dopo”, non fa differenza se ci troviamo in mezzo alla natura, davanti a un tramonto o nel trambusto cittadino, o chiusi in casa, da soli o in compagnia.
Siamo lì, totalmente lì, totalmente presenti.
In quel momento, ogni singolo oggetto è una celebrazione dell’arte più sublime, ogni rumore è una manifestazione piena di ciò che lo provoca, un alito di vento dura un’eternità, il caffè che bevi è il migliore che tu abbia mai bevuto, e un piacere intenso ti pervade, semplicemente stando lì, immerso in tutto questo, presente a tutto questo, tutt’uno con tutto questo.
Ecco, quella è la Felicità.
Puoi chiamarla anche tranquillità, pace, appagamento,
puoi chiamarla anche silenzio, serenità,
puoi chiamarla anche entusiasmo, perché in sé è entusiastica, perché è viva, profondamente vitale, ed è la vita stessa,
puoi chiamarla anche Vero Sé.
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Tu sei presente, tutto è presente.
Non c’è differenza tra la presenza che sei tu in quel momento, e la presenza che sono le cose, gli oggetti.
Non c’è alcuna necessità di cambiamento.
Non sorgono pensieri che discutono su quello che c’è, su ciò che stai sentendo o meno, su ciò che fai o non fai.
Sei semplicemente lì.
Totalmente presente, totalmente tranquillo, totalmente appagato, che tu stia pulendo un pavimento o dipingendo un quadro;
che tu sia nella concitazione di una riunione di lavoro, o impegnato nella realizzazione del più sofisticato o ambizioso dei progetti.
È totalmente irrilevante.
Perché la Felicità, la tranquillità, il silenzio, la pace, l’appagamento appartengono all’Essere, non alle cose.
Non importa che tu abbia 50 anni o 20, che tu sia single, o in coppia, che tu sia ricco o povero.
La vita è vita, per tutti, sempre e ovunque, in qualunque condizione, in ogni situazione.
Ecco, arriva un giorno in cui sei lì, risvegliato alla natura di ciò che sei.
E in quell’istante vedi che è sempre stato così.
Da quel momento in poi, è irrilevante che ci siano desideri, pensieri, emozioni, fantasie, idee, ipotesi, teorie…
ci saranno, non ci saranno, non cambia nulla, sei ciò che sei, e sei intrinsecamente felice, intrinsecamente in pace.
Mangerai la stessa pizza, vedrai gli stessi amici, farai lo stesso lavoro, e le stesse vacanze.
Desidererai la gioia, starai scomodo nella rabbia, ti annoierai della nebbia, e sarai entusiasta per un nuovo incontro.
O magari no.
Alcune cose cambieranno, e non torneranno mai più perché erano frutto di una lotta, di un conflitto, di una ricerca della felicità immaginata e idealizzata.
O magari no.
Ma tu sarai comunque lì.
Ecco, allora, quello che volevo dirti oggi era questo:
prova a fermarti, un attimo, solo un attimo.
Prova a essere lì dove sei. Presente.
Ti scoprirai già naturalmente felice.
E, come dico sempre, è semplice, molto semplice.
Ti aspetto a LilaVAR! 🐾💚
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