“Chi sono io?”

Una domanda potente lungo il viaggio di scoperta di ciò che siamo veramente e la Realizzazione del Sé

Chi sono io

Una domanda potente lungo il viaggio di scoperta di ciò che siamo veramente e la Realizzazione del Sé

“Chi sono io?”

Una domanda potente lungo il viaggio di scoperta di ciò che siamo veramente e la Realizzazione del Sé

Chi sono io

“Chi sono io?”

Una domanda potente lungo il viaggio di scoperta di ciò che siamo veramente e la Realizzazione del Sé

Chi sono io

Indice dei Contenuti

  • “Chi sono io?”: una domanda vecchia come il mondo

  • Nome, volto e il Campo dell’Essere

  • Vivere sulla Soglia

  • “Non c’è nessuno dentro”

  • “Qual era la domanda?”

Quando vi chiedete "Chi sono io?", non aspettatevi risposte.
Liberatevi dall'aspettiva di avere una risposta.

Non dovete portare avanti l'indagine con l'intenzione di arrivare da qualche parte.
Lo scopo di questa domanda, non è di ottenere una risposta.

Quando la domanda è finita, è finito anche l'Io.

La domanda "Chi sono io?" è uno strumento potente, ma non è un metodo.

H. W. L. Poonja (Papaji)

Molti tra coloro che si trovano su un cammino di Realizzazione del Sé, scoperta di se stessi o Risveglio della Coscienza si domandano se cambia e come cambia il senso di essere "io" via via che la Coscienza si radica nell'Essere.

Che fine fa l'identità?
Che fine fa l'ego, quell’Io soggettivo a cui siamo tanto attaccati, la cui perdita si prospetta come la caduta nella peggiore follia e per cui la vita, senza di esso, ci sembra impossibile?

Per tentare di rispondere a domande come queste si sono versati litri di inchiostro, spesso alimentando molti dei principali e più resistenti inganni spirituali, dove molti ricercatori si impantano per interi eoni di tempo. E altri, frustrati, rinunciano.

Come dico sempre, è semplice, molto semplice.
E il più delle volte è un tema di chiarezza e di esperienza diretta: quando queste due realtà umane, queste due dimensioni dell’Essere – la comprensione e il vissuto – si incontrano, nessun dubbio o quesito sopravvive.

Quindi lascia che contribuisca con questo articolo a dissolvere le nuvole che annebbiano questo tratto di strada del tuo viaggio di Realizzazione del Sé e di scoperta di ciò che sei veramente raccontandoti qualcosa di me, ai limiti dell’inesprimibile.

Indice dei Contenuti

  • “Chi sono io?”: una domanda vecchia come il mondo

  • Nome, volto e il Campo dell’Essere

  • Vivere sulla Soglia

  • “Non c’è nessuno dentro”

  • “Qual era la domanda?”

Molti tra coloro che si trovano su un cammino di Realizzazione del Sé, scoperta di se stessi o Risveglio della Coscienza si domandano se cambia e come cambia il senso di essere "io" via via che la Coscienza si radica nell'Essere.

Che fine fa l'identità?
Che fine fa l'ego, quell’Io soggettivo a cui siamo tanto attaccati, la cui perdita si prospetta come la caduta nella peggiore follia e per cui la vita, senza di esso, ci sembra impossibile?

Per tentare di rispondere a domande come queste si sono versati litri di inchiostro, spesso alimentando molti dei principali e più resistenti inganni spirituali, dove molti ricercatori si impantano per interi eoni di tempo. E altri, frustrati, rinunciano.

Come dico sempre, è semplice, molto semplice.
E il più delle volte è un tema di chiarezza e di esperienza diretta: quando queste due realtà umane, queste due dimensioni dell’Essere – la comprensione e il vissuto – si incontrano, nessun dubbio o quesito sopravvive.

Quindi lascia che contribuisca con questo articolo a dissolvere le nuvole che annebbiano questo tratto di strada del tuo viaggio di Realizzazione del Sé e di scoperta di ciò che sei veramente raccontandoti qualcosa di me, ai limiti dell’inesprimibile.

Riassunto | L'Articolo in sintesi

In questo articolo esploriamo il tema della Realizzazione del Sé a partire dalla comprensione dell'importanza e del potere della domanda "Chi sono io?", che qui a LilaVAR chiamiamo "la Domanda Primara".

"Chi sono io?" è un potente strumento di auto-indagine, ma non si tratta tanto di arrivare a una risposta. Piuttosto, funge da catalizzatore per destrutturare le idee su chi pensiamo di essere.

L'"io" non è una persona o un'entità, ma, fondamentalmente, una convenzione linguistica e una funzione del sistema che siamo e che possiamo descrivere come un Campo di Coscienza.

Comunque, la Realizzazione del Sé non è una ricerca intellettuale, ma un'esperienza diretta che non può essere forzata o raggiunta attraverso metodi o tecniche.

Alcune delle DOMANDE a cui questo articolo risponde

Temi chiave:

La domanda "Chi sono io?" non viene posta per trovare una risposta sull'identità, ma è uno strumento che accompagna a riconoscere l'illusione dell'io separato. Non si tratta di definire chi siamo, ma di realizzare che la vera natura del Sé trascende ogni definizione.
L'"Io" è più una convenzione linguistica, una funzione della mente, non un'entità realmente esistente, non è un soggetto, un ente di qualche genere. La Realizzazione del Sé implica il riconoscimento di questa natura dell'Io e la liberazione dall'attaccamento all'identità
La Realizzazione del Sé non è un processo intellettuale, ma un'esperienza diretta, un'intuizione improvvisa che cambia radicalmente la percezione di sé e del mondo. Non si può raggiungere attraverso sforzi mentali o teorie, ma solo attraverso un profondo lavoro interiore
La Realizzazione del Sé è più un ritorno alla semplicità dell'Essere, che il raggiungimento di qualcosa, tantomeno uno stadio evoluto o qualche qualità "superiore", e si manifesta come una presenza consapevole e autentica nella vita quotidiana.
Quando si vede ciò che siamo si sperimenta una connessione profonda con tutto ciò che è, ma questo non implica comportamenti particolari o stili di vita specifici.

“Chi sono io?”: una domanda vecchia come il mondo

Provare a rispondere a questa domanda può richiedere un’intera vita.
Provare a rispondere a questa domanda significa porsene altre mille, senza per forza trovare delle risposte.

Provare a rispondere a questa domanda significa partire per un viaggio la cui meta sembra essere la Terra Promessa, l’Eden perduto, il Paradiso idilliaco che abita i sogni del 99% degli esseri umani, da che mondo è mondo.

Eppure, la risposta è molto più simile alla sguisciante saponetta nelle mani di Cucciolo di Biancaneve, che alla formula magica che risolve tutti gli enigmi.

Una risposta che, in verità, non è così importante, non come sembra all’inizio, ma che vale più come un espediente, un’inesauribile spinta contro ogni ostacolo, muro o vento contrario fino a quando non giungiamo sull’orlo di quel salto quantico da cui non c’è ritorno; un salto che si chiama Realizzazione del Sé.

Ma i sentieri lungo cui ci conduce questa domanda sono spesso tortuosi, a volte appaiono inconcludenti, perfino folli, veri e propri vicoli ciechi, rebus senza soluzione ed enigmi che ci sembrano solo il brutto scherzo di un qualche spiritello maligno e dispettoso.

In parte è vero, perché, anche se tanti, per tanto tempo, la prendono come una domanda seria, che riguarda l’identità e l’Io soggettivo, in realtà “Chi sono io?” è una domanda-tranello e ciò a cui vuole condurci è a una resa, passando spesso per uno stato di “stallo” o di loop (poi ci arriviamo).

Assurdo, penserai. Sì, beh, diciamo paradossale.
Ma cerchiamo di capirne di più, e andiamo con ordine.

Chi sono io

Nome, volto e il Campo dell’Essere

Poniamoci subito una domanda diretta: sei matematicamente certo che il tuo volto e il tuo nome abbiano davvero a che fare con ciò che sei?

Per poterti parlare dell’annosa “questione dell’Io” lascia che usi me stessa come esempio e ti dica come funziona “qui”, affinché tu abbia qualche spunto preciso per poter osservare ciò che accade a te, ciò che accade “lì” dove sei tu.

Ricorda che quando si tratta della Realizzazione del Sé e di scoprire ciò che siamo veramente, non è una comprensione intellettuale che andiamo cercando, quanto più un’intuizione, una realizzazione, un “ahah” che ci appare subitaneo, come un raggio di sole che d’improvviso fa capolino in un cielo plumbeo di pioggia.

Come sai, Lila Marga è il nome con cui mi firmo: lo trovi in fondo agli articoli, nella mia email, accanto al mio numero di telefono e in ogni luogo dove abbia creato un account con il mio volto; tuttavia, non è affatto un nome come si intende di solito, che designa un qualcosa o un qualcuno, semplicemente, perché Lila Marga non è una persona, un soggetto, un “entità”, un “ente”.

In parte, è proprio per questo che ho creato questo nome invece di usare quello di battesimo, e questo è il senso di quell’antica pratica diffusa nella spiritualità tradizionale orientale definita “sannyas” e che aveva a che fare con una dichiarazione di resa totale, di abbandono di tutti i possedimenti materiali, di spoliazione di qualunque elemento identitario del “cercatore”, compreso il suo nome

Oggi è diventanto uno dei tanti “giochi” new age e “spirituali”, al punto che ci sono intere comunità e molti guru che vi hanno creato sopra un impero… insomma diciamo qui a LilaVAR: “Evviva, il Paese dei Balocchi ”!

Il punto è che, come mi divenne chiaro e lampante 20 anni fa, “io” non è una persona, “io” è una convenzione, un gioco del linguaggio che ci serve per comunicare a parole, una funzione della mente utile per espletare alcuni suoi compiti tipici, e per definire quella sensazione di “essere” che tutti gli esseri umani condividono, a prescindere e qualunque sia la loro provenienza, epoca, età, livello di comprensione di sé, ecc.

Per questo, ha molto, molto più senso utilizzare un indicatore di luogo, di spazio, come, per esempio, “qui” o come “campo”.

Ovviamente, come tutti, anche io uso la parola “io” (ops!) migliaia di volte al giorno; è pratica ed è funzionale, anche se, ad essere sincera, è scomoda, come un vestito preso a prestito che non ti appartiene;

all’inizio, nei primi tempi seguiti a quello spartiacque di comprensione che ci permette di scoprire chi siamo veramente e che definiamo Realizzazione del Sé (anche questa non è che un’etichetta pratica), ho dovuto abituarmi a utilizzare questo termine “io” – hai presente quando insisti a rimetterti un paio di scarpe strette sperando che a un certo punto, riuscirai a indossarle senza farci troppo caso, ma quel momento non arriva mai? Ecco.

Tutti quei punti di riferimento che diamo per scontato fino a che non vediamo come stanno le cose, crollano, perdono di senso, e tocca abituarcisi di nuovo, almeno fino a che si continua a vivere attraverso un sistema corpo-mente, così come lo conosciamo. Per questo ho creato LilaVAR: una mappa per i Viaggiatori delle Terre della Coscienza di Sé.

Alla fine, mi sono ri-abituata, tuttavia, ancora oggi, quando uso la parola “io” registro sempre una curiosa sensazione, che potrei spiegarti così: non ho per nulla chiaro a cosa mi stia riferendo, non so chi si riferisce a chi, non so chi stia parlando, qual è l’oggetto a cui quella parola addita, che cos’è o, perfino, dov’è esattamente, dove si colloca, dove inizia, dove finisce, se ha una forma… e, qualunque sia l’informazione che ne sorge, chi è che la sta “registrando”, o testimoniando, a chi o cosa interessa porre la domanda e eventualmente registrare la risposta?…

Comprendi?

Chi sono io

Vivere sulla Soglia

Comunque, come dicevamo, ci si abitua e, di fatto, si comincia a vivere sulla “soglia” come se niente fosse e come se fosse sempre stato così, ed è perfino uno sforzo ricordarsi come era quando non era così; in verità, è praticamente impossibile.

Ma, se te lo stai chiedendo, no, non sono diversa da tanti che incontri per la strada ogni giorno.

Per esempio:

♠ Non sto seduta tutto il giorno su un cuscino in meditazione profonda, non porto il turbante, né altri abiti da guru, ho studiato materie umanistiche e materie scientifiche, ho due lauree, svariate esperienze professionali alle spalle, in diversi contesti lavorativi, mi guadagno da vivere con il mio lavoro, e lavoro tanto, tanto, tanto.

♠ Mi alleno in modo estremo, faccio la spesa al supermercato, starnutisco per l’allergia alle graminacee, bevo un sacco di caffè, mi muovo in una città zeppa di traffico e persone con i mezzi pubblici.

♠ Se ci incontriamo in metropolitana non vedi un’aura di luce intorno a me, non ho un sorriso serafico e imperturbabile stampato sulla faccia, non parlo con un filo di voce, alla lentezza della lumaca, pronunciando le parole come fossero sacre, o usando frasi trabocchetto e uno sguardo penetrante per “far fare click alla tua mente”, e se mi pesti un piede non ti amo smisuratamente, non mi inchino davanti a te riconoscendo il buddha che è in te, ringraziandoti per averlo fatto.

Comprendi?
N-o-r-m-a-l-e.
Quello che vedi da fuori è normale…

E ti dirò di più:
più si compie interamente quello che chiamo il Viaggio di Ritorno (e di cui pochissimi parlano in modo esplicito) e più questa “normalità più normale del normale” è tutto ciò che rimane.

E quanto ci sarebbe da dire su questi stereotipi spirituali e guru di varia natura che imperversano da anni dipingendo realtà che non sono altro che altre “bolle” in nulla diverse da quelle costruite dalle credenze della mente più ottusa e rigida che tu possa immaginare.

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La Newsletter di LilaVAR
Ne parlo anche nella mini-serie “14 piccole grandi verità sulla Realizzazione del Sé” che puoi ricevere iscrivendoti alla Newsletter.

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“Non c’è nessuno dentro”

Ma torniamo al nostro “io”.
Dicevamo: ciò che realizzai 20 anni fa era che quella parola “io” non si riferiva a niente e a nessuno. Semplicemente perché non c’è nessuno lì, da nessuna parte:

• né dentro la testa – come si crede quando si fa riferimento all’io della mente, al dialogo interno come al “mio” dialogo, la “mia” voce interna, il “mio” discorso interno: io che parlo con me stesso…

• né dentro al corpo – con buona pace di tutti quelli che fanno riferimento al cuore, alla pancia o non so a quale altro punto di questa forma materica che definiamo corpo; come se ci fosse un luogo di esso “centrale”, un agglomerato, un fulcro… in realtà, c’è un campo, un campo senziente, un luogo diffuso, e molte intelligenze, tre delle quali maggiori, cioè “aggregatrici di informazioni”, come degli elaboratori dati che raccolgono tutto ciò che arriva dai punto più lontani…

• né fuori, intorno – con buona pace dei sostenitori dell’aura o dei corpi sottili – eterico, astrale ecc. – come se fossero delle forme in nulla diverse dal corpo fisico, se non in termini di sostanza; un’idea che sostiene comunque il senso di identità, anche se lo amplia un po’ a un’area invisibile, ne allarga il perimetro, ma è sempre un “guscio” di cui qualcosa definisce i confini (qui finisco io, lì cominci tu); la Coscienza, il Sé è una dimensione non-locale…

• né sopra – con tutte le idee sul Sé Superiore, sull’Anima o lo Spirito che scende dall’alto, e le numerose idee riguardo all’elevarsi, ad accedere a un “sopra” che sarebbe superiore, più saggio, più “qualcosa” rispetto al luogo dell’io mentale che viene collocato nella testa, di solito all’altezza dello sguardo, dietro gli occhi; questa dimensione “verticale”, ha anche a che fare con tutte le metafore della profondità, di solito associate all’inconscio, e anche su questo…

Comprendi?
Lascia che te lo dica di nuovo:


Non c’è nessuno lì,

da nessuna parte,
dentro, fuori, sopra sotto
o chissà dove

Chi sono io

“Qual era la domanda?”

Riesci ad immaginare l’impatto di questa realizzazione su come stanno le cose? Riesci a farti un’idea di quanto sia diversa questa esperienza da quella che la maggior parte delle persone che si credono degli io, che si sentono degli individui, che si considerano dei soggetti (che sia personalità o anima) fanno?

Immagina.
Immagina che questo non-ente, questo “Campo di Coscienza cosciente di sé e del mondo delle forme” osservi uno o più corpi preparare la cena, sedersi a tavola e mangiare.

Immagina che “riceva” una serie di informazioni sensoriali quando un corpo compie delle azioni: prende il cibo, lo porta alla bocca, sente il sapore…

Immagina che siano 5 i corpi a cena… quando vivi dal Campo di Coscienza non ricevi solo le informazioni da quello che potresti definire il “tuo” corpo (che è un po’ come una finestra sul mondo), ma da tutti e 5 alla stessa maniera, con la stessa intensità… a volte, non serve nemmeno che uno dei 5 sia presente, magari anche lui è a cena, dall’altra parte del mondo, in vacanza…

Ecco.
Comprendi?
Non è che un microscopico esempio, e non può che essere generico, né è questo il punto, perché questi sono solo “fenomeni”, effetti, anche se ammetto che c’è da divertirsi parecchio (quando ti sei abituato!)

Ti invito a esplorare l’ipotesi, come una possibilità, come un “ti immagini come sarebbe se…”, però, mi raccomando non forzare, se lo vedi, bene (e non hai bisogno di nient’altro, tantomeno di essere qui a leggere questo articolo), se non lo vedi, non sostituirlo con qualcosa in cui credi o che ripeti solo perché lo sai, o perché i maestri hanno detto che è così, o perché ti sembra sensato e corrisponde a qualche idea del mondo o di te.

Non mi stancherò mai di ripetere, che non si tratta di una speculazione, bensì di una descrizione per forza approssimativa e imprecisa di ciò che accade, che è evidente e ovvia solo quando accade;

è importante non trarne una teoria, o tanto meno farne una pratica – come molti invece hanno fatto, impantanandosi per secoli nei miti spirituali e nelle paludi della mente che crede di liberarsi e che invece si ingarbuglia ancora di più. Compresi tutti quelli che hanno fatto della domanda “Chi sono io?” una tecnica.

La domanda “Chi sono io?” può essere molto potente,
può sfondare il tuo muro di credenze riguardo a chi sei e cosa sei come un treno in corsa lanciato alla massima velocità,
come una bomba per demolire un palazzo, che può far crollare in un istante il tuo castello di carte sulla vita, sul mondo e su di te in esso,

ma non puoi farne un metodo – non funzionerà
non puoi farne una pratica, perché chi ne fa questo e la utilizza non sarebbe che quello stesso Io che crede di voler vedere la fine di se stesso – non vuole… e non può, non è un soggetto agente, non è dotato di volontà e di capacità di azione…
non puoi fare niente, però poniti pure la domanda, senza aspettarti di rispondere, non è una risposta che stai cercando…
e la domanda si dissolverà, insieme a chi l’ha posta…
Qual era la domanda?

Per questo, all’inizio ti parlavo di stato di stallo o di loop… (ci arriviamo)

Ad ogni modo, credo che ora comprenderai un po’ meglio quando ti dico che, per quanto per la coscienza comune, vivere da lì possa suonare un po’ folle e incomprensibile, non è nulla di strano, ed è proprio ciò che succede quando la Coscienza è radicata nell’Essere. È qualcosa di vero per tutti, che rimane non visto e non compreso fino a quando… non viene visto e compreso.

Come dico sempre, è semplice, molto semplice!
Ma non puoi fare nulla perché accada.

Per la mente, che vuole sempre “fare” e che è sempre spinta dal desiderio di un qualcos’altro, preferibilmente di più e migliore, questa impossibilità a spingere il processo, favorirlo, manovrarlo, governarlo è irritante, tuttavia è così. È un fatto. Allo stesso tempo, ciò non vuol dire che non ci si possa disporre a che questo avvenga, stando attenti a non cadere nell’idea di causa-effetto (benvenuto, nel paradosso della ricerca!)…

Insomma, è un po’ come con il famoso esempio, molto citato nella spiritualità, della corda e del serpente. Fino a che non vedi che è una corda, penserai che è un serpente, tuttavia è una corda e quando lo vedrai ti apparirà ovvio che è così, e lo sai che è così per tutti, non è un’ennesima idea, convinzione o credenza…

Ma sappiamo quanto la mente ama intorbidire le acque, alzare la polvere e sollevare “inutilia” mascherandoli da percorsi di chiarimento. È fatta così, bisogna avere pazienza e non lasciarsi distrarre, ingannare, ammaliare…

quindi fai attenzione a non cadere nella “pressione” di voler capire e sviscerare a tutti i costi, e occhio a diffondere una conoscenza che non hai, con l’idea che questo accompagni altri a chiarire o risolvere le proprie questioni interne;

se lo “professi” senza averlo realizzato, ciò che starai facendo è creare ancora più confusione e più nebbia nella mente di chi ascolta; sosterrai il meccanismo delle opinioni, delle idee sulle cose (attitudine imperante oggi, soprattutto nei gruppi social di spiritualità e crescita personale).

Una delle lezioni più importanti che si apprendono lungo il viaggio di scoperta di sé è che ognuno ha i suoi tempi, i suoi ritmi, e i suoi momenti in cui entrare in contatto con un’informazione, e perfino esporsi a una domanda, e avere la libertà (anche se raramente viene vista così) di lasciarla senza risposta.

La condivisione dall’esperienza diretta e dalla realizzazione concreta di ciò di cui parli è l’unico faro che può illuminare un sentiero ombroso.

Ed eccoci finalmente al tema dello stato di stallo o loop della mente a cui la domanda-tranello “Chi sono io?” ci conduce indicandoci una via per una resa senza condizioni. Te ne parlo qui.

Intanto, ti lascio con un abbraccio dall’Unico Cuore 💚🐾

____

Claudia Lila Marga
𝑉𝑖𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜 𝑎 𝐿𝑖𝑙𝑎𝑉𝐴𝑅 – 𝐿𝑎 𝐺𝑟𝑎𝑛𝑑𝑒 𝐴𝑣𝑣𝑒𝑛𝑡𝑢𝑟𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑅𝑒𝑎𝑙𝑖𝑧𝑧𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑆𝑒́
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Quando vi chiedete "Chi sono io?", non aspettatevi risposte.
Liberatevi dall'aspettiva di avere una risposta.

Non dovete portare avanti l'indagine con l'intenzione di arrivare da qualche parte.
Lo scopo di questa domanda, non è di ottenere una risposta.

Quando la domanda è finita, è finito anche l'Io.

La domanda "Chi sono io?" è uno strumento potente, ma non è un metodo.

H. W. L. Poonja (Papaji)

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Riassunto | L'Articolo in sintesi

In questo articolo esploriamo il tema della Realizzazione del Sé a partire dalla comprensione dell'importanza e del potere della domanda "Chi sono io?", che qui a LilaVAR chiamiamo "la Domanda Primara".

"Chi sono io?" è un potente strumento di auto-indagine, ma non si tratta tanto di arrivare a una risposta. Piuttosto, funge da catalizzatore per destrutturare le idee su chi pensiamo di essere.

L'"io" non è una persona o un'entità, ma, fondamentalmente, una convenzione linguistica e una funzione del sistema che siamo e che possiamo descrivere come un Campo di Coscienza.

Comunque, la Realizzazione del Sé non è una ricerca intellettuale, ma un'esperienza diretta che non può essere forzata o raggiunta attraverso metodi o tecniche.

Alcune delle DOMANDE a cui questo articolo risponde

1. Come cambia il senso di “io” durante il processo di Realizzazione del Sé?
2. Qual è l’impatto della Realizzazione del Sé sulla percezione della realtà e dell’identità?
3. Che fine fa l'identità e quell’Io soggettivo che crediamo di essere?
4. È vero che l'ego si dissolve o “muore” quando avviene il Risveglio o la Realizzazione del Sé?
5. La domanda “Chi sono io?” è una tecnica? Praticarla aiuta a dissolvere l’ego?
6. Realizzare il Sé significa cambiare stile di vita?
7. Ci si comporta diversamente dal solito? Cambia il modo in cui ci relazioniamo con il mondo e con le altre persone?
8. Se l"Io" non è localizzato né nella mente, né nel corpo, dove si trova esattamente?
9. In che modo la comprensione che "non c'è nessuno dentro" influenza il modo in cui percepisco me stesso, gli altri e il mondo che mi circonda?

Temi chiave:

La domanda "Chi sono io?" non viene posta per trovare una risposta sull'identità, ma è uno strumento che accompagna a riconoscere l'illusione dell'io separato. Non si tratta di definire chi siamo, ma di realizzare che la vera natura del Sé trascende ogni definizione.
L'"Io" è più una convenzione linguistica, una funzione della mente, non un'entità realmente esistente, non è un soggetto, un ente di qualche genere. La Realizzazione del Sé implica il riconoscimento di questa natura dell'Io e la liberazione dall'attaccamento all'identità
La Realizzazione del Sé non è un processo intellettuale, ma un'esperienza diretta, un'intuizione improvvisa che cambia radicalmente la percezione di sé e del mondo. Non si può raggiungere attraverso sforzi mentali o teorie, ma solo attraverso un profondo lavoro interiore
La Realizzazione del Sé è più un ritorno alla semplicità dell'Essere, che il raggiungimento di qualcosa, tantomeno uno stadio evoluto o qualche qualità "superiore", e si manifesta come una presenza consapevole e autentica nella vita quotidiana.
Quando si vede ciò che siamo si sperimenta una connessione profonda con tutto ciò che è, ma questo non implica comportamenti particolari o stili di vita specifici.

“Chi sono io?”: una domanda vecchia come il mondo

Provare a rispondere a questa domanda può richiedere un’intera vita.
Provare a rispondere a questa domanda significa porsene altre mille, senza per forza trovare delle risposte.

Provare a rispondere a questa domanda significa partire per un viaggio la cui meta sembra essere la Terra Promessa, l’Eden perduto, il Paradiso idilliaco che abita i sogni del 99% degli esseri umani, da che mondo è mondo.

Eppure, la risposta è molto più simile alla sguisciante saponetta nelle mani di Cucciolo di Biancaneve, che alla formula magica che risolve tutti gli enigmi.

Una risposta che, in verità, non è così importante, non come sembra all’inizio, ma che vale più come un espediente, un’inesauribile spinta contro ogni ostacolo, muro o vento contrario fino a quando non giungiamo sull’orlo di quel salto quantico da cui non c’è ritorno; un salto che si chiama Realizzazione del Sé.

Ma i sentieri lungo cui ci conduce questa domanda sono spesso tortuosi, a volte appaiono inconcludenti, perfino folli, veri e propri vicoli ciechi, rebus senza soluzione ed enigmi che ci sembrano solo il brutto scherzo di un qualche spiritello maligno e dispettoso.

In parte è vero, perché, anche se tanti, per tanto tempo, la prendono come una domanda seria, che riguarda l’identità e l’Io soggettivo, in realtà “Chi sono io?” è una domanda-tranello e ciò a cui vuole condurci è a una resa, passando spesso per uno stato di “stallo” o di loop (poi ci arriviamo).

Assurdo, penserai. Sì, beh, diciamo paradossale.
Ma cerchiamo di capirne di più, e andiamo con ordine.

Chi sono io

Nome, volto e il Campo dell’Essere

Poniamoci subito una domanda diretta: sei matematicamente certo che il tuo volto e il tuo nome abbiano davvero a che fare con ciò che sei?

Per poterti parlare dell’annosa “questione dell’Io” lascia che usi me stessa come esempio e ti dica come funziona “qui”, affinché tu abbia qualche spunto preciso per poter osservare ciò che accade a te, ciò che accade “lì” dove sei tu.

Ricorda che quando si tratta della Realizzazione del Sé e di scoprire ciò che siamo veramente, non è una comprensione intellettuale che andiamo cercando, quanto più un’intuizione, una realizzazione, un “ahah” che ci appare subitaneo, come un raggio di sole che d’improvviso fa capolino in un cielo plumbeo di pioggia.

Come sai, Lila Marga è il nome con cui mi firmo: lo trovi in fondo agli articoli, nella mia email, accanto al mio numero di telefono e in ogni luogo dove abbia creato un account con il mio volto; tuttavia, non è affatto un nome come si intende di solito, che designa un qualcosa o un qualcuno, semplicemente, perché Lila Marga non è una persona, un soggetto, un “entità”, un “ente”.

In parte, è proprio per questo che ho creato questo nome invece di usare quello di battesimo, e questo è il senso di quell’antica pratica diffusa nella spiritualità tradizionale orientale definita “sannyas” e che aveva a che fare con una dichiarazione di resa totale, di abbandono di tutti i possedimenti materiali, di spoliazione di qualunque elemento identitario del “cercatore”, compreso il suo nome

Oggi è diventanto uno dei tanti “giochi” new age e “spirituali”, al punto che ci sono intere comunità e molti guru che vi hanno creato sopra un impero… insomma diciamo qui a LilaVAR: “Evviva, il Paese dei Balocchi ”!

Il punto è che, come mi divenne chiaro e lampante 20 anni fa, “io” non è una persona, “io” è una convenzione, un gioco del linguaggio che ci serve per comunicare a parole, una funzione della mente utile per espletare alcuni suoi compiti tipici, e per definire quella sensazione di “essere” che tutti gli esseri umani condividono, a prescindere e qualunque sia la loro provenienza, epoca, età, livello di comprensione di sé, ecc.

Per questo, ha molto, molto più senso utilizzare un indicatore di luogo, di spazio, come, per esempio, “qui” o come “campo”.

Ovviamente, come tutti, anche io uso la parola “io” (ops!) migliaia di volte al giorno; è pratica ed è funzionale, anche se, ad essere sincera, è scomoda, come un vestito preso a prestito che non ti appartiene;

all’inizio, nei primi tempi seguiti a quello spartiacque di comprensione che ci permette di scoprire chi siamo veramente e che definiamo Realizzazione del Sé (anche questa non è che un’etichetta pratica), ho dovuto abituarmi a utilizzare questo termine “io” – hai presente quando insisti a rimetterti un paio di scarpe strette sperando che a un certo punto, riuscirai a indossarle senza farci troppo caso, ma quel momento non arriva mai? Ecco.

Tutti quei punti di riferimento che diamo per scontato fino a che non vediamo come stanno le cose, crollano, perdono di senso, e tocca abituarcisi di nuovo, almeno fino a che si continua a vivere attraverso un sistema corpo-mente, così come lo conosciamo. Per questo ho creato LilaVAR: una mappa per i Viaggiatori delle Terre della Coscienza di Sé.

Alla fine, mi sono ri-abituata, tuttavia, ancora oggi, quando uso la parola “io” registro sempre una curiosa sensazione, che potrei spiegarti così: non ho per nulla chiaro a cosa mi stia riferendo, non so chi si riferisce a chi, non so chi stia parlando, qual è l’oggetto a cui quella parola addita, che cos’è o, perfino, dov’è esattamente, dove si colloca, dove inizia, dove finisce, se ha una forma… e, qualunque sia l’informazione che ne sorge, chi è che la sta “registrando”, o testimoniando, a chi o cosa interessa porre la domanda e eventualmente registrare la risposta?…

Comprendi?

Chi sono io

Vivere sulla Soglia

Comunque, come dicevamo, ci si abitua e, di fatto, si comincia a vivere sulla “soglia” come se niente fosse e come se fosse sempre stato così, ed è perfino uno sforzo ricordarsi come era quando non era così; in verità, è praticamente impossibile.

Ma, se te lo stai chiedendo, no, non sono diversa da tanti che incontri per la strada ogni giorno.

Per esempio:

♠ Non sto seduta tutto il giorno su un cuscino in meditazione profonda, non porto il turbante, né altri abiti da guru, ho studiato materie umanistiche e materie scientifiche, ho due lauree, svariate esperienze professionali alle spalle, in diversi contesti lavorativi, mi guadagno da vivere con il mio lavoro, e lavoro tanto, tanto, tanto.

♠ Mi alleno in modo estremo, faccio la spesa al supermercato, starnutisco per l’allergia alle graminacee, bevo un sacco di caffè, mi muovo in una città zeppa di traffico e persone con i mezzi pubblici.

♠ Se ci incontriamo in metropolitana non vedi un’aura di luce intorno a me, non ho un sorriso serafico e imperturbabile stampato sulla faccia, non parlo con un filo di voce, alla lentezza della lumaca, pronunciando le parole come fossero sacre, o usando frasi trabocchetto e uno sguardo penetrante per “far fare click alla tua mente”, e se mi pesti un piede non ti amo smisuratamente, non mi inchino davanti a te riconoscendo il buddha che è in te, ringraziandoti per averlo fatto.

Comprendi?
N-o-r-m-a-l-e.
Quello che vedi da fuori è normale…

E ti dirò di più:
più si compie interamente quello che chiamo il Viaggio di Ritorno (e di cui pochissimi parlano in modo esplicito) e più questa “normalità più normale del normale” è tutto ciò che rimane.

E quanto ci sarebbe da dire su questi stereotipi spirituali e guru di varia natura che imperversano da anni dipingendo realtà che non sono altro che altre “bolle” in nulla diverse da quelle costruite dalle credenze della mente più ottusa e rigida che tu possa immaginare.

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Ne parlo anche nella mini-serie “14 piccole grandi verità sulla Realizzazione del Sé” che puoi ricevere iscrivendoti alla Newsletter.

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“Non c’è nessuno dentro”

Ma torniamo al nostro “io”.
Dicevamo: ciò che realizzai 20 anni fa era che quella parola “io” non si riferiva a niente e a nessuno. Semplicemente perché non c’è nessuno lì, da nessuna parte:

• né dentro la testa – come si crede quando si fa riferimento all’io della mente, al dialogo interno come al “mio” dialogo, la “mia” voce interna, il “mio” discorso interno: io che parlo con me stesso…

• né dentro al corpo – con buona pace di tutti quelli che fanno riferimento al cuore, alla pancia o non so a quale altro punto di questa forma materica che definiamo corpo; come se ci fosse un luogo di esso “centrale”, un agglomerato, un fulcro… in realtà, c’è un campo, un campo senziente, un luogo diffuso, e molte intelligenze, tre delle quali maggiori, cioè “aggregatrici di informazioni”, come degli elaboratori dati che raccolgono tutto ciò che arriva dai punto più lontani…

• né fuori, intorno – con buona pace dei sostenitori dell’aura o dei corpi sottili – eterico, astrale ecc. – come se fossero delle forme in nulla diverse dal corpo fisico, se non in termini di sostanza; un’idea che sostiene comunque il senso di identità, anche se lo amplia un po’ a un’area invisibile, ne allarga il perimetro, ma è sempre un “guscio” di cui qualcosa definisce i confini (qui finisco io, lì cominci tu); la Coscienza, il Sé è una dimensione non-locale…

• né sopra – con tutte le idee sul Sé Superiore, sull’Anima o lo Spirito che scende dall’alto, e le numerose idee riguardo all’elevarsi, ad accedere a un “sopra” che sarebbe superiore, più saggio, più “qualcosa” rispetto al luogo dell’io mentale che viene collocato nella testa, di solito all’altezza dello sguardo, dietro gli occhi; questa dimensione “verticale”, ha anche a che fare con tutte le metafore della profondità, di solito associate all’inconscio, e anche su questo…

Comprendi?
Lascia che te lo dica di nuovo:


Non c’è nessuno lì,

da nessuna parte,
dentro, fuori, sopra sotto
o chissà dove

Chi sono io

“Qual era la domanda?”

Riesci ad immaginare l’impatto di questa realizzazione su come stanno le cose? Riesci a farti un’idea di quanto sia diversa questa esperienza da quella che la maggior parte delle persone che si credono degli io, che si sentono degli individui, che si considerano dei soggetti (che sia personalità o anima) fanno?

Immagina.
Immagina che questo non-ente, questo “Campo di Coscienza cosciente di sé e del mondo delle forme” osservi uno o più corpi preparare la cena, sedersi a tavola e mangiare.

Immagina che “riceva” una serie di informazioni sensoriali quando un corpo compie delle azioni: prende il cibo, lo porta alla bocca, sente il sapore…

Immagina che siano 5 i corpi a cena… quando vivi dal Campo di Coscienza non ricevi solo le informazioni da quello che potresti definire il “tuo” corpo (che è un po’ come una finestra sul mondo), ma da tutti e 5 alla stessa maniera, con la stessa intensità… a volte, non serve nemmeno che uno dei 5 sia presente, magari anche lui è a cena, dall’altra parte del mondo, in vacanza…

Ecco.
Comprendi?
Non è che un microscopico esempio, e non può che essere generico, né è questo il punto, perché questi sono solo “fenomeni”, effetti, anche se ammetto che c’è da divertirsi parecchio (quando ti sei abituato!)

Ti invito a esplorare l’ipotesi, come una possibilità, come un “ti immagini come sarebbe se…”, però, mi raccomando non forzare, se lo vedi, bene (e non hai bisogno di nient’altro, tantomeno di essere qui a leggere questo articolo), se non lo vedi, non sostituirlo con qualcosa in cui credi o che ripeti solo perché lo sai, o perché i maestri hanno detto che è così, o perché ti sembra sensato e corrisponde a qualche idea del mondo o di te.

Non mi stancherò mai di ripetere, che non si tratta di una speculazione, bensì di una descrizione per forza approssimativa e imprecisa di ciò che accade, che è evidente e ovvia solo quando accade;

è importante non trarne una teoria, o tanto meno farne una pratica – come molti invece hanno fatto, impantanandosi per secoli nei miti spirituali e nelle paludi della mente che crede di liberarsi e che invece si ingarbuglia ancora di più. Compresi tutti quelli che hanno fatto della domanda “Chi sono io?” una tecnica.

La domanda “Chi sono io?” può essere molto potente,
può sfondare il tuo muro di credenze riguardo a chi sei e cosa sei come un treno in corsa lanciato alla massima velocità,
come una bomba per demolire un palazzo, che può far crollare in un istante il tuo castello di carte sulla vita, sul mondo e su di te in esso,

ma non puoi farne un metodo – non funzionerà
non puoi farne una pratica, perché chi ne fa questo e la utilizza non sarebbe che quello stesso Io che crede di voler vedere la fine di se stesso – non vuole… e non può, non è un soggetto agente, non è dotato di volontà e di capacità di azione…
non puoi fare niente, però poniti pure la domanda, senza aspettarti di rispondere, non è una risposta che stai cercando…
e la domanda si dissolverà, insieme a chi l’ha posta…
Qual era la domanda?

Per questo, all’inizio ti parlavo di stato di stallo o di loop… (ci arriviamo)

Ad ogni modo, credo che ora comprenderai un po’ meglio quando ti dico che, per quanto per la coscienza comune, vivere da lì possa suonare un po’ folle e incomprensibile, non è nulla di strano, ed è proprio ciò che succede quando la Coscienza è radicata nell’Essere. È qualcosa di vero per tutti, che rimane non visto e non compreso fino a quando… non viene visto e compreso.

Come dico sempre, è semplice, molto semplice!
Ma non puoi fare nulla perché accada.

Per la mente, che vuole sempre “fare” e che è sempre spinta dal desiderio di un qualcos’altro, preferibilmente di più e migliore, questa impossibilità a spingere il processo, favorirlo, manovrarlo, governarlo è irritante, tuttavia è così. È un fatto. Allo stesso tempo, ciò non vuol dire che non ci si possa disporre a che questo avvenga, stando attenti a non cadere nell’idea di causa-effetto (benvenuto, nel paradosso della ricerca!)…

Insomma, è un po’ come con il famoso esempio, molto citato nella spiritualità, della corda e del serpente. Fino a che non vedi che è una corda, penserai che è un serpente, tuttavia è una corda e quando lo vedrai ti apparirà ovvio che è così, e lo sai che è così per tutti, non è un’ennesima idea, convinzione o credenza…

Ma sappiamo quanto la mente ama intorbidire le acque, alzare la polvere e sollevare “inutilia” mascherandoli da percorsi di chiarimento. È fatta così, bisogna avere pazienza e non lasciarsi distrarre, ingannare, ammaliare…

quindi fai attenzione a non cadere nella “pressione” di voler capire e sviscerare a tutti i costi, e occhio a diffondere una conoscenza che non hai, con l’idea che questo accompagni altri a chiarire o risolvere le proprie questioni interne;

se lo “professi” senza averlo realizzato, ciò che starai facendo è creare ancora più confusione e più nebbia nella mente di chi ascolta; sosterrai il meccanismo delle opinioni, delle idee sulle cose (attitudine imperante oggi, soprattutto nei gruppi social di spiritualità e crescita personale).

Una delle lezioni più importanti che si apprendono lungo il viaggio di scoperta di sé è che ognuno ha i suoi tempi, i suoi ritmi, e i suoi momenti in cui entrare in contatto con un’informazione, e perfino esporsi a una domanda, e avere la libertà (anche se raramente viene vista così) di lasciarla senza risposta.

La condivisione dall’esperienza diretta e dalla realizzazione concreta di ciò di cui parli è l’unico faro che può illuminare un sentiero ombroso.

Ed eccoci finalmente al tema dello stato di stallo o loop della mente a cui la domanda-tranello “Chi sono io?” ci conduce indicandoci una via per una resa senza condizioni. Te ne parlo qui.

Intanto, ti lascio con un abbraccio dall’Unico Cuore 💚🐾

____

Claudia Lila Marga
𝑉𝑖𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜 𝑎 𝐿𝑖𝑙𝑎𝑉𝐴𝑅 – 𝐿𝑎 𝐺𝑟𝑎𝑛𝑑𝑒 𝐴𝑣𝑣𝑒𝑛𝑡𝑢𝑟𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑅𝑒𝑎𝑙𝑖𝑧𝑧𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑆𝑒́
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Non dovete portare avanti l'indagine con l'intenzione di arrivare da qualche parte.
Lo scopo di questa domanda, non è di ottenere una risposta.

Quando la domanda è finita, è finito anche l'Io.

La domanda "Chi sono io?" è uno strumento potente, ma non è un metodo.

H. W. L. Poonja (Papaji)


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