Dall’Io al Sé: sei pronto a partire per il viaggio più sorprendente della vita?
Forse sei già partito da un po’, ma sul tuo cammino trovi ostacoli al tuo progresso, o forse sei un viaggiatore di lungo corso, ma quello stato di totalità, di cui molti maestri parlano, ancora ti sfugge;
sia che tu ti riconosca più nel primo o più nel secondo tipo di viaggiatore, c’è una cosa che accomuna tutti coloro che, in questo tempo, si aggirano per i territori della Coscienza di Sé: la necessità di una visione innovativa, che legga in modo diverso dove ti trovi, dove stai andando, come ci stai andando e che faccia progredire il tuo cammino e lo porti a termine.
LilaVAR è il nome che ho dato a questa visione, espressa in un modello e in una mappa che aiuta a localizzarsi e offre accompagnamento, supporto, ispirazione e guida.
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Perché definirlo un Viaggio…?
Quello del Viaggio è un archetipo profondamente radicato nella nostra mente e nel nostro vissuto esperenziale. Come esseri umani, nella storia, abbiamo certamente viaggiato molto, sia con il corpo – fisicamente spostandoci in altri paesi, ed esplorando territori sconosciuti;
sia con la mente – ricorrendo all’immaginazione e alla fantasia con le finalità più svariate – ludiche, formative, conoscitive, creative… del resto, l’immaginazione e la capacità di creare mondi e realtà che (ancora) non esistono è considerata una delle caratteristiche più forti e determinati nello sviluppo della nostra specie.
Il Viaggio è anche una metafora forte per esprimere, elaborare e fare tesoro della nostra vita o delle esperienze che viviamo; ci aiuta, infatti, a dare un ordine agli eventi e a individuare una coerenza tra fatti che possono sembrare tra loro disconnessi, organizzandoli lungo un immaginario asse che collega un punto di partenza e un punto di arrivo, passando per una o più mete intermedie, verso un ipotetico o previsto finale.

Per questo, una mappa si presta particolarmente bene a raccogliere in un “tutto”, esperienze, momenti di svolta, episodi concreti o fasi della nostra vita, che non per forza sapremmo collocare su un percorso lineare, progressivo e consecutivo.
Per quanto mi riguarda, questo è proprio uno degli aspetti più interessanti, poiché l‘idea di un viaggio di tipo esplorativo, senza un itinerario dettagliato, o tappe prestabilite, è perfetto quando si tratta di elaborare ciò che accade durante scoperta del Vero Sé; dunque, non c’è motivo per non ricorrere a questa fertile metafora, ma con una precauzione, anzi due, anzi tre.
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1. Narrazione vs Esperienza vissuta
non confondere la narrazione di questa scoperta, con ciò che accade veramente: le metafore aiutano la comprensione e l’elaborazione delle esperienze, ma sono metafore e solo tu scoprirai come quella comprensione si manifesterà per te.
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2. Nessun luogo dove andare
ricordare che non stiamo andando da nessuna parte, che ciò che vogliamo scoprire non si trova davvero “altrove” e che ciò che accade veramente non è affatto un viaggio.
Infatti, in termini di “Coscienza di Sé” non vi è alcun percorso evolutivo, o cammino da un punto A a un punto B, né un percorso strutturato a tappe; dal punto di vita del Sé, non ci siamo mai mossi di un millimetro.
Si tratta più di un vedere ciò che stiamo realizzando, nel momento in cui lo stiamo realizzando. Però lo so, detto così può suonare astruso, o un po’ aleatorio, ed è per questo che sono d’accordissimo a utilizzare la metafora del viaggio.
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3. La mappa non è il territorio
ricordare che si tratta di un Viaggio di Avventura, dove la mappa non è il territorio, dove il tesoro può non essere affatto laddove credi che sia; dove le strade cambiano sotto i nostri passi e dove non ci sono vie tracciate a priori, certe e sempre uguali, poiché il territorio umano è specifico per ciascuno, unico, irripetibile e anche fortemente mutevole proprio mentre lo viviamo.
Se così non fosse saremmo topolini intrappolati in un labirinto predeterminato il cui unico scopo è trovare l’uscita attraverso un sistema di “prove ed errori”, rigido e codificato da qualcosa di esterno a noi e che ci avrebbe programmato, definendo un gioco prestabilito, con regole, passaggi obbligati, risposte giuste e sbagliate, fallimenti e successi.
Chi la vede così è ancora totalmente immerso nel vecchio paradigma della vittima, del destino avverso, del fato predestinato, del potere occulto di cui è succube impotente, nonché di forze e poteri esterni – non importa quanto divini li dipingiamo – che ci governano, ci superano, non ci appartengono e non sono alla nostra portata. Oppure si sta muovendo ancora a livello della mente e dei suoi meccanismi.
Molta spiritualità è ancora basata su questo, sia che ce ne rendiamo conto oppure no, ed è per questo che serve una visione innovativa, un nuovo paradigma.

… e perché c’è un’Andata e un Ritorno
Le tradizioni o gli approcci che si riferiscono alla scoperta del Vero Sé come a un viaggio, sono molte. Che lo facciano, come lo facciamo qui, sapendo che si tratta solo di una metafora (pochissimi), o lo facciano credendo davvero che si tratti di un viaggio (la maggior parte) a questo punto ci importa poco.
Comunque sia, la maggior parte di queste tradizioni e approcci racconta di un'”Andata”, e pone il focus solo su questo viaggio, come fosse a senso unico, da un qui a un là, da un prima a un dopo, da un punto di partenza a un punto di arrivo… e basta.
Ma per me no, non basta. E non è nemmeno la verità che ho scoperto.
Naturalmente, viaggiando per LilaVAR sarai continuamente invitato a scoprire la tua, e a verificare direttamente come stanno davvero le cose per te, proprio come ho fatto io con tutto quello che letto, sperimentato e affrontato.
Quando mi sono ritrovata a confrontare ciò che stavo sperimentando e comprendendo a livello della Coscienza, con ciò che trovavo descritto da altri, compresi maestri e figure di grandissima levatura, di cui certamente non metto in dubbio la profondità di ciò che hanno testimoniato, c’era qualcosa che non tornava. Mi mancava un pezzo.
Mi stava accadendo qualcosa che non trovavo da nessuna parte. Come una parte della storia di cui nessuno parlava, come quelle scene che appaiono dopo i titoli di coda e che di solito vediamo in sparuti quattro gatti rimasti in sala, mentre tutti sono già usciti da un pezzo.

Ti è mai capitato? Ti trovi, lì, da solo nella sala del cinema, con la bocca aperta per la sorpresa e la voglia pazza di correre fuori a richiamare tutti quelli che sono già usciti,
perché il film non è finito,
si sono persi una roba fighissima,
quell’ultima inquadratura cambia tutta la faccenda,
e che cavolo, l’hanno messa lì in fondo!!
e va beh, sai che c’è, stai lì e ti godi quell’aggiunta preziosa, preziosissima, che non si è filato nessuno, ma che fa tutta la differenza del mondo.
Ecco. Fai finta che fosse una cosa così.
C’era un intero pezzo della mia esperienza cosciente che non trovavo da nessuna parte. Forse, a voler vedere bene, potevo qua e là trovare qualche sparuto riferimento, per lo più incompleto, riguardo a un qualche “dopo” – dopo il climax cioè, dopo l’apice, dopo il momento in cui hai raggiunto quello che il viaggio ti diceva avresti raggiunto.
Tuttavia, non era chiaro cosa fosse davvero questo dopo, come si configurasse. Ma, come dico sempre, non ci interessa fare teoria, bensì vedere davvero come cambia la vita, quella di tutti i giorni; in caso contrario, ci stiamo prendendo in giro, stiamo solo speculando e ci basta “andare in vacanza” in una qualche isola spirituale creata ad hoc, per ricaricarci dal mondo della dura materia proprio come il weekend con cui ti illudi di staccare dalla follia della ruota del criceto, rimanendoci completamente dentro.
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Ecco, di questi “risvegli da weekend”, di questi “sabato e domenica di amore incondizionato” e altre realtà pseudo-spirituali non ho mai saputo cosa farmene: o ciò che comprendevo di me e della vita aveva un impatto su di me e sulla vita – concreta, quotidiana e insieme profonda e trascendente – o siamo solo in visita al Paese dei Balocchi, uno dei più insidiosi.
Spirito e Materia non sono “due” realtà, non esistono due dimensioni (o 4 o 5 o diecimila), e non esistono due te, uno vero e uno no, uno profondo e uno no, uno risvegliato e uno no. Punto. So che per alcuni è ostico da digerire, e per questo ci torneremo su fino alla nausea.
Per ora, torniamo al nostro Viaggio di scoperta di ciò che siamo veramente.
Per quanto mi riguardava, lì, in fondo a quell’Andata, a quel “lì” sbandierato a destra e a manca da molti, il viaggio non era affatto finito; anzi, sembrava proprio che stesse per iniziare qualcosa di totalmente nuovo, sorprendente e per nulla riconducibile a tutto ciò che avevo sperimentato fino ad allora, o che era stato testimoniato da altri.
Ancora una volta, gli scenari, le dinamiche, i perché e i per come, stavano cambiando e presentivo che ci fosse qualcosa di straordinariamente importante da sperimentare, e che fosse perfino il “vero succo della faccenda”.
Su cosa sia questo “succo” ci torneremo in altre occasioni, ma fu allora che compresi che, oltre a un “andata” – testimoniata da molti – c’era anche un “ritorno” – di cui quasi nessuno parla, ma di cui scopriremo insieme la natura, poiché è una porzione importante della nuova visione di cui LilaVAR è espressione.

I 3 Macro-cicli del Viaggio dall’Io al Sé
Ora, cominciamo ad addentrarci nei dettagli della mappa di LilaVAR, che qui ti presento sotto forma di uno schema.
Per praticità possiamo suddividere questo Viaggio di Andata e Ritorno in 3 macro-cicli, dividendo in due fasi il 2° macro-ciclo, poiché abbraccia talmente tante esperienze che, suddividendolo, risulta più facile schematizzarne gli aspetti fondamentali.
Mi raccomando, ricorda che questi Cicli sono solo una descrizione, uno schema, non un modello a tappe, “questo prima di questo“, “senza questo non puoi questo“; hanno uno scopo puramente pragmatico e ci servono solo per rendere più semplice condividere e comprendere ciò di cui via via parleremo.
Non mi stancherò mai di metterti sull’avviso riguardo a questo, perché la mente cognitiva non vede l’ora di avere dei punti di riferimento e tenderà a fare calcoli, preparare strategie, scatenare ambizioni sottili e ideali da raggiungere, o a soccombere alla fame di esperienze strane e misteriose quale garanzia di realizzazioni elevate… una delle trappole più insidiose e meglio cammuffate che esistano.
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Tornando ai nostri 3 Macro-Cicli del viaggio dall’Io al Sé, possiamo dire che:
Il Viaggio di Andata è quello che abbraccia tutte le esperienze che hanno a che fare con:
– l’infrangersi dell’idea di Io,
– l’immersione nell’ombra collettiva extra-personale (familiare e generazionale)
– e l’esperienza di fenomeni mistici, tipicamente definiti come divini o spirituali.
Il Viaggio di Ritorno comincia dopo l’esperienza dell’Inferno o della Notte Oscura dell’Anima, su cui torneremo altrove, poiché si trovano a riguardo informazioni molto contrastanti e fuorvianti. Per ora basti dire che non è un’esperienza dell’Ombra come si intende di solito in ambito psicologico, bensì ha a che fare con una dimensione archetipica molto più vasta e impersonale.
Quando questa difficile fase volge al termine, si comincia, appunto, a “tornare”. Lungo il Ritorno, si sperimenta il senso di Sé come di un campo vuoto e indefinibile, una presenza, senza qualità, eppure vivente e “ovvio”.
Questo “senso di presenza” non è soggetto al tempo, né è collocabile nello spazio; non è né in alto (la tipica verticalizzazione della spiritualità), né in basso (la tipica immersione nell’inconscio o nella vita materiale); al limite è un “qui”, né sopra, né sotto il piano orizzontale della vita concreta; non è separato da essa ma ne è permeato e, allo stesso tempo, è lo spazio in cui ogni cosa accade… (non ti preoccupare di capire ora, questa descrizione, ci torneremo).
Cosa c’è prima del Viaggio di Andata, come e quando si arriva alla “notte oscura”, cosa succede esattamente lungo la Via del Ritorno, sono tutti dettagli che scopriremo strada facendo.

Il 1° Macro-Ciclo: “Mondo Io”
Questa prima fase è antecedente al Viaggio di Andata. Per dirla in modo diretto, qui non sei mai partito. Questo non vuol dire che tu non stia facendo il viaggio che stai facendo, o che esso non abbia valore, ma non è ciò di cui parliamo qui, e non ha a che fare con la scoperta del Vero Sé. Certo è un passo preliminare che per molti effettivamente avviene, ma non è obbligatorio che sia così.
Poiché, come abbiamo detto, la Coscienza non evolve, non si sviluppa, ma solo “cadono i veli” che impediscono di vedere come stanno le cose, non è necessario nessun lavoro preliminare. Se il velo cade, cade. Cosa ci fosse prima della caduta – quale “livello” di comprensione, sanazione, guarigione, evoluzione… tanta o poca sofferenza, tanta o poca reattività, credenze potenzianti o sabotanti – non fa nessuna differenza.
In questi ultimi decenni, sono milioni le persone che si aggirano all’interno di questo 1° Macro-Ciclo, al centro del quale c’è l’Io, l’Identità, l’idea, la sensazione concreta di essere un qualcuno, un soggetto, un individuo ben specifico e separato da tutto il resto e dagli altri, con una storia personale, una biografia, dei traumi o ferite di cui è più o meno cosciente e che è impegnato a risolvere o guarire.
Qui ci si vede secondo caratteristiche specifiche (sono questo, non sono quello, sono così, sono cosà), e arrivare a individuarle differenziandole dalla massa omogeneizzata è già uno dei risultati più consistenti che si possano raggiungere.
In sostanza, si impara a conoscere se stessi, in cosa si è diversi e unici, cosa ci piace o cosa no, quali sono le nostre inclinazioni, i nostri talenti, quali schemi di pensiero ci ostacolano, quali emozioni ci dominano… insomma, tutto il mondo della crescita personale, del mental coaching, del lavoro psicologico su traumi e ferite, sulla gestione delle emozioni e perfino un certo modo di intendere il “risveglio spirituale”, fa parte di questo primo ciclo.
Per molto tempo confonderai il viaggio dell’Io con il viaggio del Sé, ed è normale che sia così, poiché ancora non hai visto chi sei veramente e ti scambi per quell’Io con cui ti identifichi, con i suoi scopi, le sue qualità, le sue (presunte) manchevolezze.
Non c’è niente di male in questo, perché alla fine anche quegli scopi (e le scelte, decisioni, intoppi o successi a essi connessi) entreranno a far parte del tutto, di questo stesso disegno più ampio che realizzerai, che stai già realizzando anche quando “sbagli”, imbocchi vicoli ciechi o finisci in paludi di pantano.
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Un giorno tutto diventerà chiaro.
Non si può procedere più avanti del punto dove sono i tuoi piedi,
e quello che vedi da quel punto è l’unica verità di ciò che sei,
il resto sono desideri… o teorie.
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Per praticità, possiamo chiamare questo 1° Macro-Ciclo, la “Prima Vita”, la Vita 0.0, quella al cui centro, primariamente, c’è la Personalità.

Il 2° Macro-Ciclo: dal Non-Io al Non-Sé
Ci si trova catapultati in questo 2° Macro-Ciclo del cammino dall’Io al Sé, dove davvero comincia il Viaggio, quando ci si comincia a confrontare (sinceramente) con la domanda: “Chi sono io?”, non in senso identitario (come abbiamo visto nel 1° Ciclo), ma in riferimento alla nostra vera natura, alla propria essenza.
Questo interrogativo, infatti, sebbene utilizzi la parola “io”, non ha niente a che fare con le caratteristiche di personalità, i talenti, le inclinazioni, o le credenze, ma punta solo e unicamente alla natura di ciò che siamo.
È una domanda che spesso sorge spontanea a un certo punto dell’esplorazione di noi stessi, quando tutte le risposte che abbiamo trovato nel 1° Macro-Ciclo ci hanno deluso o, alla lunga, non hanno retto, o abbiamo sbattuto la testa contro un qualche muro per l’ennesima volta; la frustrazione dell’impossibilità a uscire da uno schema ripetitivo, o da una situazione profondamente disturbante fa sì che qualcosa si rompa, qualcosa si incrini e, senza averlo scelto, ci ritroviamo a un’altro livello di indagine, a volte in modo repentino, a volte con modalità più morbide, apparentemente progressive.
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In ogni caso, la domanda “Chi sono io?” non è una domanda della mente, non sorge da essa, non può essere oggetto di una decisione (e per questo non può essere una pratica, sebbene molte scuole sostengano il contrario); è una domanda che sorge dal Cuore.
Qui, la struttura identitaria fa acqua da tutte le parti. Se va tutto bene – e dico sul serio – crollerà definitivamente. Ciò che si aprirà davanti ai tuoi passi con quel crollo, forse non sarà sempre un granché divertente, ma sarà la cosa migliore che ti possa accadere, e proprio quello che ha senso che accada.
Possiamo chiamare questa prima fase dell’Andata, la Vita 1.0, dove consapevoli dell’Io e dei suoi limiti, o della sua inconsistenza, ci apriamo a un al di là che spesso si configura come una ricerca spirituale, ovvero la ricerca di una dimensione divina, trascendente, mistica, ricca di fenomeni sorprendenti che mettono chiaramente in discussione le capacità cognitive della mente razionale e riflessiva, chiamando in causa altre intelligenze del nostro sistema, per poter attraversare, elaborare, e fare tesoro di ciò che ci accade.
Intanto, facciamo esperienza anche di un inconscio collettivo (per usare un termine diffuso) che va ben al di là di quello che avevamo potuto esplorare, conoscere e riconoscere come il nostro lato ombra, sperimentato nel 1° Macro-Ciclo.

Via via che questo processo si svolge, comincia la Seconda Fase dell’Andata che ha tre caratteristiche fondamentali:
- la prima, ha a che fare con la totale de-personalizzazione (lo so, suona terribile!), ovvero la totale insensatezza di riferirsi a un “io”, a un “me”, come a un oggetto delineato, un soggetto agente, dotato di volontà, decisionalità, libero arbitrio, controllo e molti altri aspetti tipicamente attribuiti all’io-identità, io-personalità, io in senso comune.
- la seconda ha a che fare con l’evidente inconsistenza di qualunque idea spirituale, e di qualunque anima, spirito o altro costrutto posto in una qualche dimensione “più qualcosa” – più alta, più evoluta, più elevata, più pura, più vera…
- la terza è che, a dispetto del milione di cose che si sperimentano, si comprendono e si realizzano, la dominante è un profondo mistero, un senso di “inconoscibile”, qualcosa di impenetrabile attraverso la mente, una soglia oltre la quale la mente, quale strumento cognitivo, per quanto raffinato, sublime e superiore, non può andare.
Questa “soglia limite” dove le mente si ferma, non impedisce la realizzazione di ciò che viene realizzato; ciò che non avviene è la concettualizzazione e per certi versi la spiegazione; vi è al loro posto una testimonianza diretta, che si esprime per lo più attraverso metafore o approssimazioni.
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L’impatto con questo “indefinibile” che nella sua imprendibilità cognitiva viene tuttavia perfettamente sperimentato come un’ovvietà, un’evidenza, un’esperienza diretta, ha il suo contraltare con la sperimentazione di quello che io chiamo l’”Inferno”, o Notte Oscura dell’Anima.
In questa fase tutto avviene come deve avvenire, così come avviene (in realtà, è sempre così, ma qui lo si vive in modo cosciente); non vi è alcuna sensazione di poter fare, influenzare, scegliere, dirigere, volere, interferire o altro, né in un modo, né nell’altro, né a favore, né contro ciò che sta accadendo; non vi sono domande, né risposte, non vi sono comprensioni, né ricerca, la dominante è una sensazione di resa.
Senza poter entrare qui in altri dettagli, possiamo chiamare questo 2° Macro-Ciclo, con le sue due fasi, la Vita 2.0, o Vita Spirituale, infranta la quale rimane la Vita Reale.

Il 3° Macro-Ciclo: Vita Cosciente o Stato Naturale
Se superiamo l’esperienza dell’Inferno, se ne veniamo fuori, se risorgiamo, ecco che ci troviamo incamminati lungo la Via del Ritorno, una via fortemente caratterizzata da paradossi che ne rendono ostica la descrizione a parole, ma ovvia l’esperienza.
Per questo amo chiamarla Stato Naturale, e per cominciare a darti un’idea, ecco tre caratteristiche:
1. Sei naturale nel tuo essere, non vi è sforzo, pensiero, controllo, ideale, modelli, domande, risposte, lotte, conflitti, problemi o soluzioni, solo un’esperienza cosciente dell’esperienza, qualunque essa sia; non fa differenza se si tratta del sentimento d’amore più potente che tu abbia mai sperimentato, o del semplice bere una tazzina di caffé; tutte le esperienze sono “testimoniate” alla pari, alla stessa maniera, ed è sempre la stessa “presenza cosciente” che le testimonia e le sperimenta, senza distinzione di valore (più o meno importante, più o meno profonda…)
2. Il comportamento che assumi, in una circostanza o in un’altra, ciò che dici, ciò che pensi, ciò che fai, vengono sperimentati come la cosa più naturale del mondo, non come qualcosa di costruito, concettualizzato, voluto, ottenuto quale un risultato di un qualche processo o disposizione a monte; non c’è strategia, valutazione, piano d’azione, intenzione… si tratta più di una “risposta” a ciò che via via si presenta.
3. Hai riconosciuto di essere totalmente “parte della natura”, di essere natura, di essere vita, non da un concetto, da un qualcosa che sai, ma dal riconoscimento diretto; questo ritorno allo Stato Naturale può essere vissuto come una profonda riconciliazione con l’essere umano così come è e con la Vita stessa: nulla è fuori posto, sbagliato, frutto di un errore o di un malfunzionamento.
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Lungo questa Via del Ritorno, “torna tutto quello che se ne era andato”, perché perduto, abbandonato, o lasciato andare in favore di qualcosa di via via più funzionale lungo il processo;
c’è un forte senso di riconnessione con aspetti che erano già presenti, in nuce, nella 1° Vita. Per questo, in tal senso, c’è un forte senso di “ritorno a casa”, di ritorno a sé (dopo tanto peregrinare in terre tanto straniere e tanto selvagge); un ritorno a un nucleo profondamente fondativo di se stessi, quale specifica forma corpo-mente, senza che con esso però torni alcun senso di identità, di io personale e di una vita personale.
In questa fase, il Sé – se così chiamiamo, per praticità, il Campo di Coscienza emergente che è la vibrante, aformale, totipotente natura profonda di ogni forma vivente – abita totalmente e senza filtri il corpo-mente, unico e specifico, fortemente caratterizzato, che ne diventa una sua piena e diretta espressione, senza filtri fuorvianti.
Questo “individuo” è coscientemente un “funzione operativa” del Campo di Coscienza in essere, che si esprime e opera attraverso le funzionalità di un certo corpo e una certa mente, le quali non appartengono a nessuno: “lì” non c’è un qualcuno che le reclami come proprie, né c’è alcun senso di “essere speciale”, bensì un profondo senso di semplicità naturale, che funziona così come deve funzionare, biologicamente, socialmente o a qualunque altro livello necessario.
Per praticità, possiamo chiamare questo 3° Ciclo, del Ritorno, di cui diremo di più in altre occasioni, come Vita 3.0, o appunto Vita Cosciente.
In conclusione
eccoci giunti al termine di questa generale descrizione del modello di LilaVAR, e del Viaggio di Andata e Ritorno, dall’Io al Sé, che rappresenta. Non è che un assaggio.
Infatti, questo blog, il mio libro, tutti i contenuti che vengono creati e veicolati qui o attraverso altre piattaforme e occasioni e l’intero mio lavoro, hanno l’unico scopo di condividere tutto questo e il suo straordinario valore in termini di impatto sulla qualità della vita, per chiunque.
Se vuoi fare questo viaggio con me, ti aspetto.
Intanto, ti mando un abbraccio dall’Unico Cuore 💚
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