Dritti al punto: non c’è un “Io” e non c’è un “altro”
Che tu sia o no cosciente di ciò che sei e della natura reale della mente, o di quello che molti chiamano Ego, sei già ciò che sei, sei sempre stato quello, non c’è un “altro”: un’altra realtà, un altro modo di vivere, un altro modo di essere te.
E questo è tutto.
Se arrivi a vedere questo, a rendertene conto in modo assoluto e inequivocabile, beh, ciao, magari un giorno o l’altro ci rivedremo in giro da qualche parte sulla Terra, in qualche altra epoca, o chissà dove nell’Universo.
Ma lasciami supporre che è improbabile che tu abbia già visto come stanno le cose, o non saresti qui e io non mi sarei mai presa il compito di scrivere a riguardo – cosa che faccio perché amo profondamente gli esseri umani, e perché è tremendo, quasi “doloroso”, vedere come si dibattono nella mancanza di senso, nella mancanza di comprensione di se stessi, di ciò che sono veramente. E soffrono.
Non so se questo è quello che stai sperimentando anche tu, nella tua vita di questo momento, a un certo grado o un altro, ma ti posso dire che ciò che stiamo per approfondire riguarda ogni singolo essere umano sulla Terra, e può avere una portata enorme nelle nostre vite, se possiamo lasciarlo entrare in profondità.
Quindi lascia che ti ripeta il punto centrale:
Che tu sia o no cosciente di ciò che sei
e della natura reale della mente,
o di quello che molti chiamano Ego,
sei già ciò che sei,
sei sempre stato quello,
non c’è un “altro”:
un’altra realtà,
un altro modo di vivere,
un altro modo di essere te.

Tutto gira intorno a un malinteso
Lo puoi vedere?
Tutto gira intorno a un’idea, un’idea di separazione, un’idea che separa lo spirito (leggi: l’essenza, il Sé, ciò che sei veramente, la tua vera natura…) dalla materia, creando quella dicotomia che tanti conflitti e domande fa sorgere dando origine a una cascata di divisioni problematiche: superiore/inferiore, evoluto/involuto, bello/brutto, giusto/sbagliato…
Quando l’idea di separazione scompare, tutto è lì, come prima, evidente, ovvio e sorprendentemente, incredibilmente, assurdamente semplice.
La maggior parte degli insegnamenti circolanti sul tema dell’Essere, del Vero Sé e di ciò che siamo veramente ti dice che questa Separazione, queste divisioni, sono colpa della mente, anzi, ancor’più sono colpa di quel rompiscatole dell’Ego che si comporta come l’essere più cieco, ottuso, recalcitrante e conservatore che esista.
Già, povero Ego. Maltrattato, bistrattato e… per nulla compreso nella sua reale natura.
Quindi, lascia che te lo chieda in modo diretto:
dov’è questa mente che sarebbe separata dall’Essere?
Dov’è questo Ego che rema controcorrente, in direzione opposta o dissonante dal proposito più profondo?
Dov’è questa altra realtà che non sia il Reale stesso?
Dov’è questa Separazione?
Riesci a trovarla, riesci a indicarla?
Se osservi te stesso, se indaghi con onestà e apertura ciò che sei, senza lasciarti intrappolare da idee preconcette, sai indicare dov’è questo altro?
Dove lo collochi esattamente?
Nella testa, nello stomaco, negli altri individui, nella società e nell’esterno, nei genitori colpevoli di averti passato il peggior condizionamento, nel sistema, nel karma, nelle vite precedenti, in un dio di qualche genere che vive in cielo, in un’altra dimensione, in un’altro spazio…
E dov’è esattamente questo Ego?
Dove sei tu, invece, perché concorderai che se c’è un “lui”, vuol dire che c’è anche un tu, un io
Rispondi con sincerità alla domanda, indaga davvero, come una bambino che chiede per scoprire, imparare, comprendere innocentemente. Perché non si tratta di dare risposte giuste o sbagliate. Non si tratta di sapere come stanno le cose, ma di sperimentare in modo diretto e di arrivare a vedere, a realizzare che le cose stanno così.
Scommetto che, indagando indagando, per quanto tu possa provarci e perfino riuscire a sostenere ipotesi e spiegazioni su dove sia questo Ego, alla fine arriverà un giorno in cui capitolerai, l’idea divisiva capitolerà, e ciò che resterà è una visione di unità, di “tutto uno”, di “lo stesso” – (perché alla fin fine, questo significa non-separazione, non-dualità, ed è molto meno “mistico” di quanto molti cercatori credono)
Naturalmente, come dico sempre, non affrettarti a sostenerlo se non lo vedi, non sostenerlo se non è qualcosa che effettivamente sperimenti, o non farai che aggiungere conflitto, tensione e confusione ad altra confusione.

L’inganno della differenza tra Spirito e Materia
Proprio per sostenerti in questo cammino di riconoscimento di ciò che è e ciò che sei, questo è il messaggio che voglio portarti, un messaggio di non-Separazione, frutto del mio lungo percorso di oltre 30 di ricerca, un messaggio antico e originale insieme, vecchio come il mondo e insieme totalmente nuovo, perché totalmente calato nella nostra realtà di oggi. Ed è per questo che ho creato LilaVAR
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Come esseri umani occidentali, per lo più immersi in mondi urbani, frenetici, tecnologici, non possiamo aspettare che questo riconoscimento avvenga solo quando partecipiamo a un Ritiro in mezzo alla natura, o facciamo un viaggio nelle lontane terre himalayane, o ci affidiamo a pratiche ed espedienti che alterino o espandano la coscienza. Se così fosse sarebbe solo un’esperienza – meravigliosa, sorprendente, nutriente – ma che assomiglia di più a una “vacanza” che a una realtà concreta in cui vivere.
Eppure è in questo che viviamo, la maggior parte di noi; in quella, cioè, che chiamiamo la quotidianità, la realtà concreta, la vita nella forma, la materia ma che, appunto, non è nulla di separato da un qualcosa che possa chiamarsi Spirito, Trascendenza, Realtà Reale, o in qualunque altro modo, più o meno in accordo alle più diffuse tradizioni spirituali antiche o moderne, orientali o occidentali.
Il punto è che non c’è una natura profonda che sia diversa da una natura superficiale, non c’è un Essere che sia diverso da una Personalità di superficie. È un modo che usiamo per esprimerci, è una convenzione, e sì, a volte è utile per capirci quando vogliamo fare riferimento a fattori meno tangibili di un sasso in cui inciampiamo sulla strada, ma troppi cadono nell’equivoco di pensare che davvero ci sia un’altra dimensione: di sé, della vita, del mondo, dell’universo.
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Anzi, è proprio su questa idea di “altro”, altrove e alterità che fioriscono i tre quarti degli inganni spirituali, in cui molti finiscono intrappolati.
Per cui, a un Viaggiatore incamminato sul sentiero della Coscienza di Sé, la prima cosa che domando è:
dov’è questo altro che stai cercando,
perché pensi che non sia qui,
cosa ti porta a dire che non sia già ciò che sei,
perché pensi che ci sia un Io, un ego, o uno schema di qualche tipo che ti sta impedendo di essere ciò che sei,
che ti sta mettendo i bastoni tra le ruote?
Non sono domande retoriche, non sono fatte per speculare o teorizzare, sono domande reali, sincere, esistenziali, dal cuore.
Da queste domande, spesso, prendono il via interi percorsi di scoperta e trasformazione – e siamo proprio qui per questo. Tuttavia, in questo articolo, che non è un percorso individuale dove viaggiare insieme nel dettaglio della tua visione di te stesso e del mondo, voglio lasciarti alcuni spunti di riflessione perché tu possa provare a riconoscere se questa non-separazione è la tua vera condizione.

Spunto n. 1: La vita è quella che è
Osserva, solo osserva, senza cercare di comprendere o di ragionarci su. Fai finta di essere uno dei nostri antenati che camminava sulla Terra 40.000 anni fa. Cosa pensi che vedesse?
Probabilmente, vedeva la vita intorno a sé. Interagiva totalmente con la vita, perché la vera differenza era probabilmente nell’assenza (ancora) di una categoria morale, basata sul giusto e sbagliato.
Che tu ci creda o no, hai gli stessi occhi di allora, la stessa identica possibilità di vedere le cose allo stesso modo. E spesso è questo che andiamo cercando quando ci rivolgiamo a percorsi sciamanici, rituali di riconnessione con la natura, esplorando antiche tradizioni di popoli nativi e così via.
Per quanto possa comprendere che tu senta di rivolgerti a questo tipo di percorsi, prova a metterti nella prospettiva per cui ciò che stai cercando lì, quello sguardo “naturale” è ciò che hai già, non lo hai mai perso, ed è parte della tua natura.
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Dunque, osserva, osserva la vita così com’è: esposta, evidente, presente, totale in ogni singolo attimo, in ogni singolo gesto, azione, parola, perfino quando pensi di essere nella “mente illusoria”, nelle emozioni accecanti, nel corpo sofferente, come in una dimensione “altra” e che ti disconnette dalla vita. La mente illusoria è una realtà – anche se è illusoria; è la realtà di quel momento, è la reatà che vedi, è la realtà di cui sei immerso.
Ma so che vorresti dire: “Ok, però è illusoria e questo non mi sta più bene“; averlo compreso, aver incominciato a vederlo, anche solo ad avere il dubbio, non mi fa più stare bene.
Sì, lo so. Quella è una delle soglie, una delle chiamate da cui partono i nostri viaggi di esplorazione di ciò che siamo, il Viaggio alla Ricerca di Sé, di ciò che siamo veramente. Per questo ho creato LilaVAR, per accompagnarti a “rispondere” a questo paradosso e a “vivere sulla soglia”.

Spunto n. 2: emozioni, mente e sofferenza non sono un errore
Emozioni, mente, sofferenza non sono un errore e non sono il segno di una disconnessione; al contrario, sei totalmente dentro lo stagno della vita, identico a quello che per migliaia di anni i pesci hanno abitato prima di contribuire all’emergere delle forme anfibie (ne parliamo tra poco).
Emozioni, mente, sofferenza, ego, personalità, dinamiche comportamentali… tutto questo è vita, non è qualcosa di separato, qualcosa che così com’è non dovrebbe esserci, per essere invece in un altro modo, e non è che noi dovremmo essere in un altro modo da come siamo; ecco perché dico sempre che non c’è nulla da “risolvere”, da “guarire”, contro cui lottare, da cui “uscire” (la mente, per esempio, o il nostro caro e tanto bistrattato Ego, poverino).
La convinzione di “essere sbagliati”, fondamentalmente di essere un errore (che la mente, le emozioni, l’io, l’identità, l’ego siano “sbagliati”, siano un errore) è ciò che alimenta il senso di Separazione e tutto ciò che ne consegue: che sia in forma di attrito, sofferenza, conflitto, malessere, scomodità, disagio; o che sia in forma di una ricerca spirituale che un giorno ci porterà a una qualche perfezione, a una qualche ideale, a un qualche stato “aggiustato”, riparato, risolto, dal quale potremo cominciare a vivere nella felicità suprema, eterna e intoccata.
La felicità, la gioia, il benessere, la pace, la serenità sono ciò che crediamo manchi proprio per via di questo “fraintendimento”, e mentre crediamo siano qualcosa che debba essere raggiunto o ottenuto, in verità sono ciò che c’è già, evidente una volta che l’idea che non ci siano crolla; sono già presenti e reali, proprio lì, in mezzo a tutto il resto, insieme a tutto il resto, lì, mescolati nel “brodo della vita” in cui viviamo oggi, nel nostro attuale “stagno primordiale”.

Spunto n. 3: Vivere sulla frontiera della spinta evolutiva
Dunque, l’Essere che sei, questa natura profonda che credi ti sfugga, è qui, ora, proprio adesso, mentre leggi, presente, testimone e creatore di tutto questo, di tutti i movimenti che si possono manifestare, che siano proiettati sul futuro o sul passato, di fatto, manifestazioni del momento presente. È la vita, sei la Vita, questo Mistero insondabile dedito a un produrre un caleidoscopico, imprevedibile e infinito gioco di forme, intanto che è ciò che è, da sempre e per sempre.
E, sì, lo so, tentare di comprenderlo cognitivamente può sembrare difficile, perfino impossibile, e sì, forse non potrai mai esprimerlo a parole, però potrai esserlo, o almeno potrai celebrarlo, e per farlo, l’invito che ti faccio è di spingerti ai limiti, sempre, non tanto delle definizioni, quanto della vita stessa, vivendo in prima persona la sfida e il tesoro di quella che possiamo definire “la frontiera”.
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Perché sai, la vita non è un progetto. Non è un piano prestabilito per raggiungere un risultato. L’evoluzione – che sia di noi stessi o del mondo intero – non è un progetto, non è una strategia, una tattica, o una sequenza di azioni per arrivare da qualche parte, così poi… da lì in poi…
La vita, l’evoluzione è una scoperta, una messa in gioco della totalità con se stessa, senza mappe, senza piani, senza obiettivi da raggiungere, un’esperienza, una scommessa, una sperimentazione, una manifestazione del possibile; una via non tracciata, sconosciuta, inesplorata, imprevedibile…
E sì, a volte, è maledettamente scomoda, complessa, difficile, sfidante, aspra, dura, in salita, e altre volte ha il tocco leggero di una brezza estiva, e il calore di un sole di primavera. Ma che sia scomoda o invece piacevole, puoi vedere che non è così a causa di un errore, di qualcosa di sbagliato? – la mente, l’ego, le emozioni sovrastanti, le orde oscure che complottano, l’inconscio senza fondo che ti risucchia, il karma che non hai sanato, gli antenati terribili che hai avuto e di cui devi espiare i delitti e le colpe…
Invece.
Hai presente quel lembo di terra tra acqua e sabbia, quella riva tra stagno e terra ferma che puoi vedere in un prato, o quel bordo straordinariamente colorato a disegnare un anello intorno a un geyser, dove l’acqua dolce di un fiume si mescola con quella salata del mare in cui si getta…
Ecco, sono tutti, “ambienti di transizione” – così si chiamano in biologia, e sono zone estreme a volte, sottoposte a elevatissime pressioni, e tensioni continue, eppure sono le zone privilegiate dove da sempre si evolve la vita: tutti esempi concreti, reali, quotidiani, di questa “frontiera” dove avviene il cambiamento.
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Anche gli umani hanno le loro, fin dagli albori dell’evoluzione: quando abbiamo lasciato la foresta e scoperto la savana, quando abbiamo esplorato e scelto stabilmente ambienti come i deserti o le distese di ghiaccio dell’estremo nord dove vivere e fino gli ambienti estremi – molto estremi – della vita urbana di oggi, sul confine estremo tra natura e tecnologia, nell’inquinamento, nella mancanza di spazio e di risorse, nella sovappopolazione…
Trovarsi esposti alle forze che si esprimono in questi “luoghi di confine” è da sempre uno dei fattori di cambiamento, trasformazione e evoluzione, più potenti che esistano; cambiamenti che si manifestano come nuovi adattamenti e nuove soluzioni a nuove condizioni – le zampe sono una “nuova soluzione” rispetto alle pinne per una nuova condizione che è la terra solida, rispetto all’acqua, le quali, a loro volta, subiranno l’impatto di queste nuove soluzioni (tante zampette sul bordo dello stagno avranno un impatto sul suolo, che si modificherà sotto quella pressione)…
Comprendi?
È così che viviamo, questa è la vita nella sua natura di vita.
Ciò a cui siamo sottoposti quotidianamente, come esseri umani, è questo stesso tipo di pressione – non importa se è più mentale, emotiva, o fisica – il gioco è lo stesso, né più, né meno. Eppure, il modo in cui interpretiamo queste esperienze di frontiera ne distorce la natura…

Quindi, intanto, lascia che ti porti un messaggio di non-separazione
lascia che ti porti un messaggio antico come il mondo,
eppure totalmente nuovo,
in un mondo che ti ha convinto di essere una macchina – per lo più da riparare, potenziare, sostituire, modificare, implementare
un sottoprodotto – per lo più disfunzionale di una qualche entità caduta, di un ideale mancato di un perfetto rovinato
l’abitante cacciato di un qualche paradiso perduto,
il virus infestante e distruttore di un Eden perfetto,
ciò che non era previsto, la pallina sfuggita al controllo, il meccanismo
il diverso, alieno in un mondo altrimenti armonico nelle sue parti – tutte, tranne te.
Nessun pesce a mai pensato che trovarsi esposto alla possibilità di doversi trasformare in un anfibio fosse una lezione da imparare per essere migliore, o più riuscito o più sano o più evoluto.
Nessuna tartaruga volante ha mai pensato che accedere alla possibilità di volare e non solo di camminare sulla sabbia o nuotare nell’acqua, fosse dovuto a una colpa da espiare…
Comprendi?
Per cui lascia che ti porti questo messaggio di non-Separazione come un messaggio di natura,
e lascia che ti inviti a vivere sulla frontiera (e la soglia tra i mondi),
quel luogo estremo, quel confine sfidante e insieme creativo in cui il gioco vero, l’unico gioco è proprio vivere, un vivere totalmente, puntando tutto e aprendosi all’indeterminazione dell’ignoto, del più profondo sconosciuto, mai visto, mai nemmeno lontanamente immaginato e, con questo, tuffandoti nell’esperienza stessa del vivere, al di là di ogni definizione, scopo, causa, idea o progetto…
Lascia che ti inviti a vivere sulla frontiera
è un luogo scomodo, a volte,
creativo e potente,
confrontante e attivante,
tanto stimolante quanto radicale,
senza se, senza ma, senza sfumature…
che ti mette con le spalle al muro,
solo per mostrarti le infinite possibilità all’orizzonte…
Quanto sei pronto a riconoscere di essere (già) lì?
Quanto sei pronto a lasciarti condurre da questo flusso naturale dell’Esistenza, tra onde incantevoli e risacche inevitabili?
Quanto sei pronto a vedere?
Vivere sulla “frontiera” è sfidante
a volte estremo,
tuttavia lì è la breccia,
lì si insinua la prima goccia che farà crollare il muro,
lì è la prima crepa che farà crollare la struttura…
la chiami io, ego, mente, prigione
ma è solo un velo, un punto cieco, una bugia che prendi per verità, un malinteso..
lì è lo spazio della fiducia,
lì è l’atto del darsi, consegnarsi, votarsi…
totalmente, al Mistero che sei e che già è,
anche in te.
Lì, sulla frontiera, ti abbraccio dall’Unico Cuore 💚🐾
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